Fine estate di grandi cambiamenti per la dinastia bresciana dei Lucchini, con la nascita di fatto di due holding siderurgiche. Il patron Giuseppe, la sorella Silvana con il figlio Augusto Mensi e gli eredi dell’altra sorella defunta Gabriella, non sono stati impegnati solo ad azzerare la loro storica partecipazione in Mediobanca, eredità del defunto padre Luigi, vendendo nelle ultime settimane tutti i titoli di Piazzetta Cuccia detenuti tramite Sinpar, la holding di famiglia, e attraverso Gilpar, la cassaforte di Giuseppe. Qualche settimana fa, infatti, è stata anche avviata una ristrutturazione societaria del gruppo, che ha al centro il business siderurgico ferroviario della Lucchini Rs, controllata al 100% dalla Sinpar.
Giuseppe Lucchini infatti si è presentato a Brescia davanti al notaio Francesco Ambrosini nella sua doppia veste di presidente della Lucchini Industries (LI) e della controllante al 100% Lucchini Rs per guidare un’assemblea dei soci. L’assise ha deliberato un doppio aumento di capitale della LI, la sua trasformazione in spa e il cambio di denominazione in Lucchini Rs, che a sua volta è stata ridenominata in Lucchini Rs Holding (LRH).
Per varare il primo aumento di capitale a titolo gratuito è stata presentata una situazione patrimoniale di LI allo scorso 31 maggio dalla quale sono emersi 191,6 milioni di riserva sovrapprezzo. Parte di questa riserva è stata utilizzata per l’aumento di capitale gratuito da 20 a 41,8 milioni. Poi è partita la ricapitalizzazione a titolo oneroso da 41,8 a 100 milioni e dunque per 58,1 milioni che è stata sottoscritta dalla controllante Lucchini Rs.
In che modo? Conferendo in LI un ramo aziendale situato nei comuni di Lovere e Castro (entrambi in provincia di Bergamo) consistenti nel complesso di beni organizzati per l’esercizio dell’attività di sviluppo strategico e commerciale, vendita, acquisto e marketing, innovazione, ricerca e sviluppo, compresi i comparti immobiliare e industriale e i rapporti di lavoro con 281 dipendenti. La stima del valore di questo ramo d’azienda è stata eseguita con il metodo patrimoniale dalla commercialista Paola Montrucchio e successivamente da lei asseverata. Dalla perizia risulta un valore netto dell’apporto degli asset pari a 58,1 milioni, destinati appunto alla ricapitalizzazione di LI.
Se l’operazione descritta si configura come la creazione di una doppia holding per il core business dei Lucchini, la situazione della loro cassaforte è risultata particolarmente florida, tanto che nei giorni scorsi (quasi contravvenendo a una consolidata prudenza patrimoniale che li aveva condotti negli anni precedenti ad accantonare sempre il profitto) hanno deciso di distribuirsi una cedola di oltre 24 milioni tratta interamente dal bilancio 2024 di Sinpar e per il resto dalla riserva degli utili a nuovo. L’esercizio della loro holding si è chiuso infatti con un profitto netto di 22,7 milioni rispetto ai 2,3 milioni del bilancio precedente. Tutto merito dei proventi da partecipazioni, che sono balzati da 6 a 22 milioni, frutto delle cedole incassate dalle controllate Lucchini Rs e Bicomet.
C’è poi da osservare che anche l’esercizio consolidato di Sinpar ha mostrato segni di progresso: i ricavi hanno sfondato i 600 milioni dai 572 del 2023, mentre ebitda ed ebit sono saliti rispettivamente da 77,6 a 91,5 milioni e da 48 a 58,5 milioni, così che l’utile netto è passato da 51,7 a 56 milioni. Il gruppo con oltre 2.100 dipendenti, nei primi quattro mesi del 2025 ha registrato un andamento del fatturato in linea con lo stesso periodo dello scorso anno. (riproduzione riservata)