Wall Street chiude la seduta in rosso a seguito dal rialzo dei prezzi del petrolio (Wti +1,3% a 86,69 dollari al barile, Brent +1,2% a 90 dollari) innescato dalla decisione dell’Arabia Saudita e della Russia di prolungare fino alla fine dell’anno il taglio alla produzione di petrolio di un milione di barili al giorno: Dow Jones -0,6%, S&P500 -0,4%, Nasdaq -0,1%.
La frenata del pmi della Cina fiacca le borse Usa, che non vengono aiutate dai dati sugli ordini alle imprese. A luglio i valori scendono del 2,1% su base mensile, percentuale che comunque è migliore del consenso (-2,5%).
Nel dettaglio, gli ordini alle imprese di trasporti salgono dello 0,8% rispetto a giugno, quelli delle aziende della difesa calano invece del 2,2% sempre su base mensile. Infine, la lettura finale degli ordini di beni durevoli di luglio conferma la stima preliminare, pari al -5,2% mese su mese.
Wall Street apre la seduta in rosso dopo la pausa per la festività del Labour day. Alle 15:30 il Dow Jones cede lo 0,1%, l’S&P 500 lo 0,2% e il Nasdaq lo 0,25%. In attesa della maxi ipo di Arm, la cui valutazione si è ridotta a 52 miliardi, le borse Usa restano concentrate sui dati macro della settimana (come la bilancia commerciale, l’Ism servizi e i sussidi di disoccupazione). L’obiettivo è capire cosa deciderà la Fed nella riunione del 20 settembre (i fed fund sono compresi in una forchetta che va dal 5,25 al 5,5%): per ora i future scontano una pausa nei rialzi nel 94% dei casi (dati Investing).
Nonostante il possibile stop, il dollaro riconquista terreno sull’euro: il cambio è a 1,0739 dollari (+0,55%). La spiegazione sta nella decisione dell’Arabia Saudita e della Russia di estendere il taglio volontario di 1 milione di barili al giorno di greggio fino alla fine del 2023. La mossa fa volare il prezzo del petrolio - il Brent sale dell’1,3% e il Wti di quasi l’1,9% - e di conseguenza spinge il biglietto verde, negoziato in dollari. Sale anche il rendimento del Treasury decennale, che tocca il 4,228% (+0,055%). Ecco cinque titoli da monitorare martedì 5 settembre.
Alle 15:30 il titolo Airbnb sale dell’8% nonostante New York City abbia chiuso ufficialmente le porte alla società che procura alloggi brevi. Il 5 settembre è entrata in vigore la legge locale numero 18 «sulla registrazione degli affitti a breve termine», che limita la capacità dei residenti di utilizzare piattaforme come Airbnb. Tra le altre cose, la legge impedisce di affittare case agli ospiti per meno di 30 giorni, a meno che l’affittuario non sia fisicamente presente nell’appartamento durante il soggiorno.
Alle 15:30 le azioni Microsoft aumentano dello 0,6%. Redmond ha contestato la possibile inclusione del motore di ricerca Bing nell’elenco dei gatekeeper individuati dal Digital Markets Act (Dma), la normativa europea che entrerà in vigore a marzo 2024 e mira a garantire mercati digitali equi e aperti. Per la Big Tech il servizio viene utilizzato da un numero di persone inferiore a quello indicato dal Dma (45 milioni di utenti attivi mensili): Bing avrebbe ha una quota di mercato di appena il 3% e l’imposizione di ulteriori vincoli non farebbe altro che accrescere lo svantaggio con Google di Alphabet.
Alle 15:30 il titolo Apple cede lo 0,6%. Anche Cupertino ha avuto da ridire contro la Commissione Europea, che potrebbe includere iMessage nella lista dei gatekeeper. La contestazione è sempre la stessa: il sistema di messaggistica di Apple viene utilizzato da un numero di persone inferiore a quello indicato dal Dma. Mentre il concorrente che verrebbe avvantaggiato dall’imposizione della normativa europea su iMessage è WhatsApp di Meta.
Alle 15:30 le azioni Oracle salgono dello 0,35%. La multinazionale dell’informatica si gode la promozione di Barclays a overweight da equal weight. L’aumento di rating viene motivato con le possibili future performance positive del business del cloud, che sfrutterà il boom dell’Intelligenza Artificiale. Anche American Express (+0,5%) riceve un upgrade a outperform da sector perform da parte di Rbc.
Alle 15:30 il titolo Warner Bros cresce dell’1,6% nonostante il gigante dell’intrattenimento abbia avvertito che gli scioperi indetti da scrittori e attori potrebbero avere un impatto negativo sul flusso di cassa. Il danno potrebbe essere racchiuso in un intervallo compreso tra 300 e 500 milioni. Di conseguenza, Warner Bros ha tagliato le previsioni sugli utili rettificati del 2023. (riproduzione riservata)