skin track
La diretta da Wall Street |Borse Usa chiudono in forte calo per i dazi: Nasdaq -2,2% e Dow Jones -1,2%
Mercati Azionari Leggi dopo

La diretta da Wall Street |Borse Usa chiudono in forte calo per i dazi: Nasdaq -2,2% e Dow Jones -1,2%

di Mario Olivari
01 agosto 2025, 15:50 Ultimo aggiornamento: 02 agosto 2025, 08:43

Il Canada affronta dazi aumentati al 35% su alcuni prodotti, ma il Primo Ministro Carney evita critiche dirette al presidente Usa. Trump caccia la responsabile del Bureau of Labor Statistics

Le borse Usa chiudono in rosso a causa del nuovo atto di forza di Donald Trump sui dazi: il Nasdaq perde il 2,24%, S&P500 l’1,6% e il Dow Jones l’1,2%, dopo che il presidente Usa ha confermato l’applicazione di tariffe del 15% sui prodotti europei dal 7 agosto, lasciando però in stand-by le esenzioni concordate per alcuni prodotti strategici, come gli aerei, e la riduzione delle tariffe sulle automobili, con dazi rimasti al 27,5%.

I titoli bancari sono scesi nettamente a causa dei timori che un rallentamento dell’economia possa colpire la crescita dei prestiti. JPMorgan Chase ha lasciato sul terreno oltre il 2%, mentre Bank of America e Wells Fargo sono scesi di oltre il 3% ciascuno. 

Fra i titoli industrali, GE Aerospace e Caterpillar perdono rispettivamente quasi l’1% e il 2%.

Forti correzioni anche dei giganti della tecnologia. Amazon è crollato di oltre l’8% dopo che il colosso dell’e-commerce ha fornito indicazioni non convincenti sul reddito operativo per il trimestre in corso. Le azioni di Apple sono arretrate invece del 2,5%.

Alle 20:45 Trump caccia la responsabile del Bureau of Labor Statistics

Alle 20:45 le borse Usa rimangono in rosso. L’S&P500 perde l’1,5%, il Nasdaq il 2% e il Dow Jones l’1,1%.

Come riportato dal Wall Street Journal, Il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato di aver ordinato la rimozione della direttrice del Bureau of Labor Statistics (Bls), Erika McEntarfer, a seguito della pubblicazione di un deludente rapporto sull’occupazione diffuso venerdì. In un post sui social, Trump ha annunciato che McEntarfer sarà sostituita con una figura «molto più competente e qualificata», accusando – senza fornire prove – l’ufficio statistico di aver manipolato i dati sull’occupazione a fini politici.

Alle 19:15 la situazione sui listini peggiora

Il Nasdaq perde più del 2,3%, l’S&P è in calo dell’1,8% e il Dow Jones registra un -1,5%.

Dopo il deludente rapporto sull’occupazione diffuso venerdì, gli operatori di Wall Street ritengono sempre più probabile che la Federal Reserve taglierà i tassi d’interesse a settembre.

Secondo i dati del Cme Group, nel pomeriggio i futures prezzavano una probabilità dell’83% che la Fed effettui un taglio dei tassi nel prossimo meeting, in netto aumento rispetto al 38% registrato il 31 luglio.

I rendimenti dei Treasury a breve termine sono crollati dopo la pubblicazione del rapporto, segnalando un cambiamento nelle aspettative sui tassi. Anche i rendimenti dei titoli a lungo termine sono scesi, dopo un iniziale rialzo legato all’annuncio delle nuove tariffe commerciali da parte del presidente Trump.

Alle 18:25 aumenta la volatilità dopo i dati sul mercato del lavoro

Gli indici continuano a presentare un andamento negativo: l’S&P500 perde l’1,2%, il Nasdaq l’1,7% e il Dow Jones l’1%.

Nel corso della seduta l’indice della paura di Wall Street ha registrato un’impennata, segnalando un brusco risveglio dei mercati dopo un periodo di relativa calma. Il Cboe Volatility Index (Vix), che utilizza i contratti di opzione per misurare le aspettative a breve termine sulla volatilità dell’S&P 500, è balzato del 19%, arrivando a quota 20. Un livello che, sebbene in aumento, resta ancora contenuto rispetto ai picchi raggiunti in momenti di stress acuto sui mercati.

Nel frattempo, il Nasdaq Composite si appresta a interrompere una striscia di 19 sedute consecutive senza variazioni pari o superiori all’1% in entrambe le direzioni — la più lunga dal luglio 2021, secondo i dati di Dow Jones Market Data. Anche l’S&P 500 è destinato a chiudere una sequenza di 26 giornate consecutive con oscillazioni inferiori all’1%, la più estesa dall’ottobre scorso.

A pesare sull’andamento degli indici è il deludente report sul mercato del lavoro di luglio e il nuovo piano tariffario annunciato dal presidente Trump. I dati sull’occupazione sono stati rivisti nettamente al ribasso per i mesi di maggio e giugno, mentre il dato di luglio è risultato sotto le attese.

Le revisioni hanno evidenziato che a maggio sono stati creati solo 19.000 posti di lavoro, e a giugno appena 14.000 — un rallentamento evidente rispetto alle stime precedenti. In particolare, i numeri relativi all’occupazione nel settore dell’istruzione pubblica statale e locale a giugno sono stati rivisti drasticamente verso il basso.

Secondo il Dipartimento del Lavoro, queste e altre revisioni potrebbero derivare dal fatto che alcuni datori di lavoro, soprattutto più piccoli, nuovi o con minori risorse finanziarie, rispondono in ritardo alle indagini ufficiali. Tali imprese sarebbero anche meno attrezzate per affrontare ostacoli come i dazi elevati o la ridotta disponibilità di manodopera immigrata.

Nonostante i segnali di debolezza, diversi esperti invitano alla cautela senza cedere al panico. Jason Furman, professore di politica economica ad Harvard, ha sottolineato che il report è stato debole, ma contiene anche elementi positivi, come l’aumento dei salari orari medi. Anche Kathy Jones, chief fixed-income strategist dello Schwab Center for Financial Research, ha evidenziato che il tasso di disoccupazione è rimasto stabile anche grazie alla riduzione della forza lavoro, legata alle politiche migratorie restrittive di Trump.

Guy Berger, senior fellow del think tank Burning Glass Institute, ha osservato che, pur con le forti revisioni al ribasso dei mesi precedenti, il report di venerdì presenta segnali rassicuranti. Tra questi, la percentuale di americani in età lavorativa principale (25-54 anni) con un impiego resta in linea con i livelli degli ultimi dodici mesi.

Nel frattempo, le imprese della logistica — settore chiave nella catena di approvvigionamento — stanno affrontando l’impatto diretto della guerra commerciale di Trump. Aziende come Prologis (gestore di magazzini), J.B. Hunt (trasporti su gomma) e Ups (servizi postali e pacchi) stanno cercando di adattarsi a variazioni improvvise nella domanda di trasporto merci. Gli importatori hanno accelerato gli ordini per evitare l’aumento dei dazi, ma li hanno poi rallentati quando le tariffe sono entrate in vigore.

Tutto ciò avviene in un contesto già difficile: il comparto logistico deve ancora superare un calo pluriennale della domanda di trasporto merci, iniziato con la pandemia.

Eppure, non mancano segnali di ottimismo. Il ceo di Prologis, Hamid Moghadam, ha dichiarato che l’azienda sta vedendo un aumento della domanda per magazzini costruiti su misura per specifici clienti. Sul fronte ferroviario, intanto, i colossi Union Pacific e Norfolk Southern hanno annunciato l’intenzione di fondersi, in un’operazione destinata a creare il primo operatore ferroviario coast-to-coast nella storia degli Stati Uniti.

La giornalista del Wall Street Journal, Esther Fung, ha discusso l’argomento nel podcast What’s News, analizzando le dichiarazioni delle aziende nelle trimestrali e nelle conference call con gli analisti.

Alle 16:50 i principali indici Usa proseguono la seduta in ribasso

L’S&P500 è in calo dell’1,5%, il Nasdaq perde quasi il 2% e il Dow Jones l’1,4%.

Quest’ultimo paniere si avvia a chiudere la sua peggiore settimana da inizio aprile, quando il presidente Trump annunciò i dazi globali del cosiddetto ‘Liberation Day, secondo quanto rilevato da Dow Jones Market Data.

Il principale indice dei titoli blue-chip è inoltre in rotta per una serie negativa di cinque sedute consecutive, che rappresenterebbe la striscia ribassista più lunga da dicembre 2024.

I mercati continuano a risentire dell’impatto dei dazi introdotti il 2 aprile da Trump, che hanno colpito l’economia globale e innescato nuove tensioni commerciali. Tuttavia, sul fronte del sentiment dei consumatori, emergono segnali misti: secondo il sondaggio dell’Università del Michigan, le famiglie statunitensi hanno chiuso luglio con un umore leggermente migliore rispetto al mese precedente. L’indice di fiducia è salito a 61,7 punti, rispetto ai 60,7 di giugno, anche se la lettura finale è risultata leggermente inferiore a quella preliminare pubblicata a metà mese.

Nel frattempo, le aspettative d’inflazione su base annua sono scese per il secondo mese consecutivo, passando dal 5% di giugno al 4,5% – il livello più basso da febbraio. Un dato in calo, ma ancora superiore alle aspettative espresse dai consumatori dopo le elezioni del 2024.

Il mercato del lavoro continua a risentire dei tagli nel settore pubblico. I licenziamenti tra i dipendenti federali hanno pesato sulla crescita occupazionale di luglio, con 12.000 posti persi in quel comparto. La Corte Suprema ha inoltre revocato, durante il mese, il blocco all’ordine esecutivo di Trump volto a ridurre la forza lavoro governativa. Lanciato a febbraio, il provvedimento mira a una razionalizzazione dell’apparato statale. Da gennaio, l’occupazione nel settore pubblico è calata di 84.000 unità.

Secondo il Dipartimento del Lavoro, i lavoratori in congedo retribuito o in cassa integrazione vengono ancora conteggiati tra gli occupati.

A trainare i nuovi posti di lavoro nel mese di luglio sono stati soprattutto i settori della sanità e dell’assistenza sociale, noti per la loro resilienza anche durante le fasi economiche più deboli. La sanità ha generato un saldo positivo di 55.000 posti, mentre l’assistenza sociale ha aggiunto altri 18.000.

Alle 15:30 Wall Street apre negativa

Il presidente Trump ha aumentato i dazi su decine di Paesi nella tarda serata di giovedì 31 luglio, ma ne ha rinviato l’entrata in vigore al 7 agosto. L’impatto non si è fatto attendere sui principali listini azionari Usa, che aprono al ribasso. L’S&P500 perde l’1%, il Nasdaq l’1,4% e il Dow Jones segna -1,1%.

La decisione è arrivata dopo che è scaduto il termine fissato da Trump per la conclusione di nuovi accordi commerciali: in assenza di intese, sono scattati gli aumenti tariffari.

I partner commerciali degli Stati Uniti, tra cui Svizzera e Taiwan, hanno dichiarato che continueranno a cercare un accordo con la Casa Bianca. La Svizzera dovrà affrontare un dazio del 39% — superiore al 31% ipotizzato ad aprile — mentre le esportazioni taiwanesi saranno soggette a un’aliquota del 20%.

Il presidente Usa ha inoltre imposto dazi del 35% sui prodotti canadesi che non rispettano gli accordi commerciali nordamericani, ma molte grandi economie industrializzate, tra cui Unione Europea, Giappone e Corea del Sud, vedranno applicati dazi del 15% sui propri beni. Il Primo Ministro canadese Mark Carney ha dichiarato di essere deluso per la decisione del presidente Trump di aumentare i dazi su alcuni prodotti canadesi dal 25% al 35%, con effetto da venerdì.

A differenza del suo predecessore, Justin Trudeau, Carney non ha criticato esplicitamente Trump o le sue politiche. Ha invece affermato che il Canada aveva già intrapreso azioni per affrontare le preoccupazioni di Trump riguardo al fentanyl che entra negli Stati Uniti dal vicino nord.

«Continueremo a lavorare con gli Stati Uniti per fermare la piaga del fentanyl e salvare vite in entrambi i nostri Paesi», ha scritto in un post su X.

I dazi sui prodotti canadesi rimangono complessivamente relativamente bassi perché si applicano solo a circa il 15% dei prodotti non coperti dall’accordo commerciale tra Stati Uniti, Messico e Canada.

Tuttavia, il Canada è colpito anche da dazi settoriali su acciaio e alluminio, legname e automobili. Carney ha promesso di sostenere questi settori.

Per gli altri Paesi con cui gli Stati Uniti hanno piccoli disavanzi commerciali, saranno introdotti in gran parte dazi del 15%, mentre per quelli con cui gli Usa registrano un surplus commerciale, l’aliquota sarà del 10%. Il presidente ha concesso al Messico una proroga di 90 giorni per negoziare un accordo ed evitare aumenti tariffari, mantenendo i tassi attuali.

Sul fronte macroeconomico, non arrivano buone notizie dal mercato del lavoro. La lettura del dato sulle buste paga non agricole ha messo in evidenza che il settore occupazionale ha rallentato lo scorso mese, con l’economia che ha aggiunto appena 73.000 posti di lavoro. Gli economisti intervistati dal Wall Street Journal avevano previsto la creazione di circa 100.000 posti a luglio. Le revisioni più ampie del solito per i mesi precedenti indicano che sono stati aggiunti solo 19.000 posti a maggio e 14.000 a giugno. Il tasso di disoccupazione è salito allo 4,2%, rispetto al 4,1% previsto.

Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.

1. Amazon

Il colosso dell’e-commerce ha registrato forti aumenti nelle vendite e nei profitti, alimentati in parte dalla crescita del suo business di cloud computing. Tuttavia, le azioni aprono in calo del 6,7%perché la divisione cloud non cresce quanto quella dei concorrenti.

2. Apple

Le vendite di iPhone hanno superato di gran lunga le aspettative di Wall Street nel trimestre concluso a giugno, spinte dai consumatori che si sono affrettati ad acquistare dispositivi prima di eventuali aumenti di prezzo dovuti ai dazi. Questo ha contribuito a far crescere le vendite complessive di circa il 10% rispetto all’anno precedente. Le azioni segnano +2,9% in apertura.

3. Coinbase

L’operatore di scambi di criptovalute ha mancato le aspettative sui ricavi, a causa di un calo nell’attività di trading spot di criptovalute. Le azioni scendono del 12,4% all’apertura del mercato.

4. Reddit

La piattaforma di social media è tornata in utile nel trimestre, grazie ai miglioramenti legati all’intelligenza artificiale che hanno aumentato i ricavi pubblicitari. Le azioni volano del del 13,6% in apertura dei mercati Usa.

5. First Solar

La società di energia solare ha pubblicato utili del secondo trimestre superiori alle aspettative e ha rivisto al rialzo le previsioni di fatturato per il 2025. Le azioni balzano del 7% in apertura di Wall Street.



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

-30%

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT PRO

229,00 € per 1 anno
328,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

SITO + MF GPT PRO

138,00 € per 1 anno
198,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

-30%

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

160,00 € per 1 anno
229,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

-30%

SITO + MF GPT LIGHT
Sito senza limiti
+ The Wall Street Journal

69,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)