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La clinica dell’arte a Venaria, dove anche Buddha fa la tac
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La clinica dell’arte a Venaria, dove anche Buddha fa la tac

di Elena Correggia
08 gennaio 2025, 02:00

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Un giorno nel Centro di Conservazione e restauro della reggia  di Venaria, dove statue, quadri e mobili di ogni epoca passano sotto la lente di microscopi, laser e raggi X

Negli 8mila mq delle ex scuderie della Reggia di Venaria, residenza sabauda di austera bellezza, si studia, si fa ricerca e si sperimentano cure per dare nuova vita alle opere d’arte. Proprio come in un ospedale di eccellenza si interviene con «piani diagnostici», esami al microscopio e interventi con il laser. In fila, pronti per essere assistiti, ci sono mummie dell’Antico Egitto e fondi oro medievali, dipinti rinascimentali e mobili dei grandi ebanisti del Settecento, ma anche opere contemporanee di Arte povera e perfino una Fiat 500 d’artista. A presidiare questo luogo speciale sono gli esperti del Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale. «Una realtà nata nel 2005, retta da una fondazione composta da soggetti pubblici e privati, con l’obiettivo di creare un polo di conservazione e restauro dei beni culturali del Nord Italia, dato che all’epoca esistevano solo l’Opificio delle Pietre dure di Firenze e l’Istituto Centrale di Roma», spiega Alfonso Frugis, presidente del CCR. Cuore dell’attività di cura sono i 9 laboratori di restauro, ciascuno rivolto a tecniche e materiali diversi: dipinti su tela; su tavola; sculture lignee; metalli, ceramica e vetro; dipinti murali e materiali lapidei; arredi lignei, carta e fotografia, arte contemporanea; tessuti e arazzi.

Alfonso Frugis, presidente del Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale
Alfonso Frugis, presidente del Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale

Nella varietà e ampiezza di interventi fino a oggi realizzati spiccano quelli sulla pavimentazione del Santo Sepolcro a Gerusalemme, la collaborazione con il Museo Egizio di Torino e con il Mao (Museo d’arte orientale) della stessa città, il restauro degli affreschi dei Carracci alla galleria Farnese di Roma, ma anche l’intervento sulla «Giraffa artificiale» di Gino Marotta del Museo del Novecento di Milano. Il CCR si contraddistingue per la multidisciplinarietà, che vede storici dell’arte e restauratori affiancati dagli esperti dei laboratori scientifici. «Oggi c’è una grande richiesta di diagnostica sulle opere d’arte, un ambito in cui ci siamo specializzati grazie a una squadra composta da chimici, diagnosti dei beni culturali ed esperti di scienze naturali», aggiunge Frugis. «Collaboriamo con musei e Soprintendenze e negli anni abbiamo effettuato molti interventi fra cui, per esempio, quello per conoscere le condizioni di conservazione del cartone preparatorio della Scuola di Atene di Raffaello, custodita alla Pinacoteca Ambrosiana».

Alfonso Frugis, presidente del Centro di Conservazione e Restauro La Venaria RealeLa disinfestazione per anossia di una carrozza napoleonica
La disinfestazione per anossia di una carrozza napoleonica

Proprio come avviene in medicina, tutti i manufatti che sono ricoverati al CCR, prima di subire interventi di restauro, passano sotto la lente diagnostica. «Ci serviamo di una strumentazione scientifica all’avanguardia basata sull’utilizzo di luce infrarossa, ultravioletta, laser e raggi X per studiare i materiali e le tecniche degli artisti», spiega Federica Pozzi, direttrice dei laboratori scientifici del Centro. «Questo ci permette di comprendere come è stata creata un’opera, ricostruirne la storia e valutarne lo stato di conservazione». Mediante tecniche di imaging, indagini spettroscopiche non invasive o tecniche micro-invasive è possibile vedere oltre il visibile a occhio nudo, ricostruendo le vicissitudini di un’opera nel tempo: «nel caso di un dipinto possiamo, per esempio, visualizzare il disegno preparatorio, studiare la composizione chimica dei singoli strati e della vernice superficiale, verificare la presenza di modifiche della composizione e ridipinture successive», continua Pozzi.

Alfonso Frugis, presidente del Centro di Conservazione e Restauro La Venaria RealeLa disinfestazione per anossia di una carrozza napoleonicaFederica Pozzi, direttrice dei laboratori scientifici del CCR a La Venaria Reale
Federica Pozzi, direttrice dei laboratori scientifici del CCR a La Venaria Reale

A conquistare la scena nei laboratori è però la Tac, unico esempio costruito su misura in Italia per l’indagine di opere di grandi dimensioni. Con questa macchina sono di recente state esaminate alcune statue lignee policrome di Buddha del Mao di Torino. L’analisi ha messo in luce la loro struttura interna e le tecniche di assemblaggio aiutando così a precisarne la datazione. Ma queste alte competenze non sono solo utilizzate negli spazi della Reggia di Venaria. «L’internazionalizzazione, oltre all’innovazione, è uno dei tratti distintivi del CCR», precisa il presidente. Basti pensare ai numerosi progetti e collaborazioni, anche di natura formativa, che nell’ultimo anno hanno visto le professionalità del centro impegnate in giro per il mondo, dalla Siria all’Etiopia, dal Marocco all’Arabia Saudita.

Alfonso Frugis, presidente del Centro di Conservazione e Restauro La Venaria RealeLa disinfestazione per anossia di una carrozza napoleonicaFederica Pozzi, direttrice dei laboratori scientifici del CCR a La Venaria RealeIl trasporto di una mummia egizia durante il restauro a tessuti e bende
Il trasporto di una mummia egizia durante il restauro a tessuti e bende

Il CCR è l’anima di un sistema di competenze che nella didattica ha il suo naturale destino. In convenzione con l’Università di Torino, Venaria è la sede del corso di laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali. Un percorso di 5 anni, riservato a 25 studenti per anno e unico corso in Italia ad avere 5 settori formativi attivi e i laboratori scientifici in sede, a cui si aggiunge la Scuola di alta formazione che, oltre a organizzare corsi di formazione e aggiornamento, si occupa di tirocini post laurea. «Dopo 1-2 anni dalla laurea il 90-95% dei nostri studenti ha trovato un’occupazione», riconosce Frugis. «Alcuni lavorano con noi, altri accade di incontrarli per il mondo, dal British Museum a Versailles».

Alfonso Frugis, presidente del Centro di Conservazione e Restauro La Venaria RealeLa disinfestazione per anossia di una carrozza napoleonicaFederica Pozzi, direttrice dei laboratori scientifici del CCR a La Venaria RealeIl trasporto di una mummia egizia durante il restauro a tessuti e bendeIntervento di consolidamento delle piombature su una vetrata
Intervento di consolidamento delle piombature su una vetrata

E per chi, da semplice appassionato d’arte volesse conoscere meglio il CCR? «C’è il Ristoro delle Arti, il nuovo centro visitatori accessibile con il biglietto d’ingresso alla Reggia, che illustra con un linguaggio pop che cosa si fa al CCR», conclude Frugis. Fra tecnologia e dispositivi ad alta accessibilità, anche per ipovedenti e non udenti, ha particolare risalto la parete delle Storie, dove conoscere le vicende più bizzarre dei manufatti che qui vengono restaurati. Come la ricostruzione di una lampadina rotta in mille pezzi che racconta una prova con cui gli studenti si confrontano per testare la pazienza e la dedizione necessarie al restauratore.  © riproduzione riservata



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