Dopo che nel weekend l’amministrazione Trump si è dimostrata ferma sulla propria posizione dei dazi, l’Asia va al tappeto, lunedì 7 aprile. Alle ore 7:25 italiane il Nikkei cede il 7,75% (-7% alle ore 8:40), Hong Kong tracolla (-11,3%, poi -12,2%), Shanghai -6,3% (-8,3% alle 8:10). Giù ancora il petrolio, per paura di una recessione globale (Wti americano -2,5% a 60,46 dollari il barile), oro in calo dell’1,7% a 3.046 dollari per oncia). I futures sul Nasdaq cedono il 4,3%.
Lunedì i mercati azionari e le materie prime a livello globale proseguono la discesa, preoccupati che la guerra commerciale innescata dal presidente Trump possa sfociare in una recessione globale. Il selloff si è intensificato dopo la controffensiva della Cina che ha risposto con dazi vero gli Usa del 34%, in un contesto in cui l’amministrazione Trump non mostra segnali di rinvio o apertura al dialogo.
Il brusco calo degli asset più rischiosi evidenzia il crescente timore che l'escalation tariffaria possa innescare rapidamente un rallentamento economico a livello mondiale. In questo contesto, Goldman Sachs ha rivisto al rialzo le probabilità di una recessione negli Stati Uniti dal 35% al 45%, a causa di «un netto irrigidimento delle condizioni finanziarie».
Intanto il presidente Usa Donald Trump non dà segnali di retrocedere: «Soffriamo enormi deficit commerciali con Cina, Unione Europea e molti altri. L’unico modo per risolvere il problema sono i dazi, che stanno già portando decine di miliardi di dollari nelle casse degli Stati Uniti. Sono già in vigore, ed è uno spettacolo meraviglioso», ha scritto Trump su Truth. Interpellato successivamente sull’andamento negativo dei mercati, il presidente ha risposto: «A volte bisogna prendere una medicina per curarsi». (Sometimes you have to take medicine to fix something).
Lunedì l’indice azionario di Hong Kong perde l’11,3% portandosi al il livello più basso da due mesi, in una seconda seduta di forti ribassi. Il crollo ha coinvolto tutti i settori, spinto dal panico. Venerdì la Cina ha reagito con dazi di ritorsione del 34% sui beni statunitensi, speculari a quelli imposti da Washington, e ha annunciato nuove restrizioni commerciali, tra cui controlli sulle esportazioni di terre rare dirette negli Usa, in vigore con effetto immediato.
Pechino ha poi inserito 16 aziende americane nella lista di controllo all’export e ne ha dichiarate altre 11 come «entità inaffidabili». Tra i titoli più colpiti: Geely Auto (-12,5%) e Li Auto (-10,7%).
I futures sul petrolio Wti perdono il 2,4%, scendendo attorno ai 60,5 dollari al barile, ai minimi dal 2021, a causa dei crescenti timori che l’escalation della guerra commerciale possa compromettere la crescita globale e la domanda di energia. La scorsa settimana, il Wti ha registrato la perdita settimanale più ampia degli ultimi due anni, dopo l’annuncio da parte di Trump di un nuovo pacchetto di dazi, seguito da una reazione immediata dei partner commerciali.
La Cina, maggiore importatore mondiale di petrolio, si trova ora a dover fronteggiare dazi statunitensi su oltre il 50% delle sue esportazioni. A peggiorare il quadro, Saudi Aramco ha abbassato i prezzi del greggio destinati all’Asia ai minimi degli ultimi quattro mesi, mentre l’Opec+ ha annunciato un inatteso aumento della produzione. (riproduzione riservata)