I rischi per la crescita della zona euro sono meno forti e la stretta messa in atto dalla Banca Centrale Europea sembra star dando i giusti effetti sull’inflazione che continua a diminuire. È quando ribadito dalla stessa Bce nel bollettino economico di febbraio in cui la banca ha aperto anche a buone speranze per i prossimi mesi. Francoforte prevede, infatti, che l’attività economica della zona euro «inizierà un lento recupero nel primo trimestre del 2024», sempre se famiglie e imprese non perderanno fiducia a causa dei conflitti in corso.
«Sebbene la crescita del pil si confermi debole», i segnali di miglioramento ci sono già: tra dicembre e gennaio i nuovi ordinativi hanno continuato ad aumentare sia nel manifatturiero che nei servizi, i recenti contatti della Bce con le società non finanziarie suggeriscono che la crescita si rafforzerà gradualmente e nella stessa direzione vanno i risultati dall'indagine di gennaio dei previsori professionali.
Nonostante lo scenario leggermente migliore per il primo trimestre 2024, Francoforte mette in luce dei distinguo tra i Paesi della zona euro in scia ai risultati dalla indagine sull’accesso delle imprese ai finanziamenti. Tra quattro grandi paesi del blocco «l’Italia e la Germania registrano la quota più alta di imprese vulnerabili sull’accesso ai finanziamenti. «In entrambi i Paesi - aggiunge l’istituzione - si è altresì osservato di recente un aumento notevole di tale quota, che riflette quella, relativamente elevata, delle imprese industriali».
Secondo la Bce l’aumento della vulnerabilità riscontrata nell’indagine Safe nel secondo e terzo trimestre del 2023 è determinato principalmente dalle imprese dell’industria, delle costruzioni e del commercio, e la vulnerabilità è aumentata più per le grandi che per le piccole e medie imprese. «Vi sono notevoli differenze nella vulnerabilità tra settori economici e paesi e in relazione alle caratteristiche delle imprese, quali le dimensioni e l’età. La quota di imprese vulnerabili è aumentata in tutti i settori rispetto all’edizione precedente dell’indagine, sebbene in misure diverse. Nel secondo e terzo trimestre del 2023, è rimasta relativamente bassa nel settore dei servizi - prosegue la Bce - mentre ha raggiunto livelli più elevati nell'industria, nelle costruzioni (10%) e nel commercio (10%)». Infine, la quota di imprese vulnerabili è aumentata in misura maggiore tra le grandi imprese rispetto alle pmi, anche se storicamente le pmi tendono a essere più fragili dal punto di vista finanziario, osserva la Bce. Inoltre, «di recente, la quota di imprese vulnerabili è cresciuta più tra le imprese giovani rispetto alle più vecchie».
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