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Bce, gli investitori guardano al 24 luglio sperando in un allentamento della politica monetaria
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Bce, gli investitori guardano al 24 luglio sperando in un allentamento della politica monetaria

di Angelo De Mattia
08 luglio 2025, 20:35 Ultimo aggiornamento: 22:39

Non è stata abbandonata l'aspettativa di un nuovo taglio dei tassi, ma si deve osservare che Banca centrale europea non può svolgere un'azione di supplenza della carente politica economica

Il Btp a cinque anni fa meglio, dal punto di vista del rendimento e degli spread, dell'omologo francese, al quale si erano avvicinati prima pure i rendimenti dei titoli greci e spagnoli. Carlo Azeglio Ciampi, anche da presidente della Repubblica, portava con sé un fogliettino sul quale, giorno per giorno, riportava gli spread dei Btp che il presidente riteneva indicatori fondamentali della salute dell'economia e, innanzitutto, della finanza pubblica.

Ma nel contempo è necessario stare con i piedi per terra e rilevare anche quanto ancora vi è da fare da parte della politica economica e di finanza pubblica, mentre si profilano l'applicazione dei dazi trumpiani e, soprattutto, gli oneri per il riarmo. E ciò sempreché a quest'ultimo proposito non via siano delle revisioni che, magari, potrebbero discendere, per una sorta di allargamento, da ciò che si verificherà domani nel voto sulla mozione di censura dell'Europarlamento nei riguardi della presidente Ursula von der Leyen a proposito del cosiddetto Pfizergate.

Occupazione in ripresa, ma senza crescita non basta

Il punto centrale è che i buoni risultati che iniziano a segnalarsi per l'occupazione - anche se dovranno essere analizzate la qualità dei lavori interessati, la loro origine e la durata quotidiana - devono essere sostenuti da una crescita maggiore: a lungo non può rimanere un incremento dell'occupazione a fronte di dati non positivi della crescita, della produttività e della competitività.

Si dirà di guardare, per consolarci, agli altri partner dell'Unione, a cominciare dalla Germania. Ma al di là della "Schadenfreude" da evitare, si trascura che ciò per i principali di questi partner rappresenta una condizione negativa, ma che può essere sostenuta, dati i rispettivi fondamentali. Mentre per l'Italia non sarebbe così: quello che potrebbe essere un raffreddore per la Germania, per noi sarebbe un a polmonite. Insomma, soddisfazione, ma cum juicio e stimolo ad affrontare i problemi strutturali, a cominciare dal delineare un percorso per il dopo Pnrr. E in esso centrale è il ruolo dell'Unione che oggi è assolutamente inferiore alle sfide da affrontare.

Quanto al livello nazionale, la questione - debito non diviene di certo secondaria dopo che si riscontrano i risultati sui rendimenti in questione, tutt'altro. Anzi, proprio la diffusa sollecitazione all'introduzione in Europa di forme di debito comune, richiede che l'Italia faccia la propria parte con un'organica politica del debito per evitare che si possa ritenere di voler addossare all'Europa ciò che non si riesce a fare o non si vuole fare a livello nazionale.

Il precedente storico dello spread e il mancato slancio riformista

Del resto, anche in passato si è conseguito qualche straordinario successo in materia di spread Btp - Bund tedeschi, come quando, intorno alla metà degli anni novanta del secolo scorso, una efficace azione della Banca d'Italia, che ancora disponeva delle leve della politica monetaria, riuscì a ricondurre, agendo sull'inflazione e sulle relative aspettative, a riportare i differenziali che stavano salendo verso 900 punti base a circa 200 per poi scendere ulteriormente, tanto che si parlava dei titoli italiani come titoli ormai tedeschi. Non si fu però in grado, da parte dei Governi, di promuovere le necessarie riforme strutturali e il successo dell'adesione all'Unione monetaria ed economica sin dalla prima fase non fece superare il rischio dell'economia italiana come vaso di coccio tra vasi di ferro.

Ora si guarda al 24 luglio, quando si riunirà il consiglio direttivo della Bce, sperando in un allentamento della politica monetaria. Non è stata abbandonata l'aspettativa di un nuovo taglio. Comunque, ancora una volta si deve osservare, pur essendo spesso critici dell'azione della Bce, che questa non può svolgere un'azione di supplenza della carente politica economica.

Lo stesso Trattato Ue prevede l'obbligo di un sostegno da parte della manovra della moneta alle politiche generali dell'Unione, una volta conseguito il livello della stabilità dei prezzi: insomma, un contributo, non una sostituzione. Dai rendimenti dei titoli pubblici e dai conseguenti oneri per lo Stato, dunque, al debito pubblico, alla crescita e alla produttività. È questo l'arco dei problemi da affrontare se si vuole segnare uno stabile progresso.(riproduzione riservata)



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