Ci mancava che, in una situazione già complessa e molto incerta per le borse, per le prospettive dell'inflazione e i temuti effetti delle due guerre in corso nonché, più in generale, per le altre diffuse difficoltà geopolitiche, si aggiungesse, per l’Italia, la voce, per ora priva di conferme ma anche di smentite, del presunto intento del Governo di tornare, dopo un anno, sugli extra profitti di alcune imprese - banche, assicurazioni, alcune utilities - per sottoporli a un asserito contributo di solidarietà, che è l'eufemistica sostituzione della espressione «tassazione addizionale».
Sarebbe doverosa, se non si vuole contribuire a un aggravamento della situazione, una smentita ufficiale da parte del Governo, se effettivamente può essere fatta. Diversamente, bisognerebbe essere assolutamente trasparenti, indicare l'eventuale progetto, conoscendo i tassativi limiti ricavabili dalle pronunce della Consulta che lasciano assai poco spazio a una decisione al riguardo, valutare attentamente gli esiti probabili del contributo e i contro-effetti altrettanto probabili, richiedere il parere delle Autorità monetarie, coinvolgere i soggetti che si intendesse assoggettare alla tassa e, soprattutto, le associazioni di categoria e le altre parti sociali. Bisognerà comunque fare molta attenzione al perseverare diabolicum.
Come si è detto, per la differente condizione dell’inflazione e delle sue prospettive, si registra l'ipotesi di un più netto disaccoppiamento tra la Federal Reserve e la Bce. La prima, pur in presenza di una ripresa in atto dell'economia mentre l'inflazione non è giudicata preoccupante, molto probabilmente darà un segnale a settembre con un taglio dei tassi di riferimento, come si ricava dalle dichiarazioni del presidente Jerome Powell, dopo l'ultima riunione del Comitato monetario. Se ciò accadrà, la Fed non terrà in conto della minaccia di Donald Trump il quale ha intimato a Powell di non abbassare i tassi prima del voto di novembre e ha aggiunto che, in caso contrario, se sarà eletto presidente, destituirà Powell, dando così una prova lampante del disconoscimento dell'autonomia e indipendenza della Banca centrale e del suo vertice.
Naturalmente, un allentamento monetario che fosse deciso dalla Fed avrebbe riflessi anche internazionali. Del resto, già ora, la caduta delle Borse registrata ultimamente viene accoppiata a movimenti sui tassi che, in anticipo, privilegiano l’ipotesi di un taglio nel prossimo mese. La Bce, con le dichiarazioni della presidente Christine Lagarde e l’ultimo Bollettino mensile, appare ancora in mezzo al guado, che è la posizione peggiore per un istituto che dovrebbe basare la propria azione sulla chiarezza degli obiettivi e dei percorsi per raggiungerli.
All’opposto, la Bce continua a contemplare, in funzione della sua politica sui tassi, le due ipotesi connesse a un calo dell’inflazione - che ora sarebbe sospinta nell'area dai servizi e solo in parte dai salari - e a quella opposta, soggiungendo che un abbassamento dell'inflazione che si avvicini al target del 2 per cento si conseguirebbe solo nella metà del 2025. Inflazione e crescita, con tutto ciò che ne consegue, sono i due vincoli obiettivi della Bce, il primo fissato dal Trattato Ue, il secondo, dallo stesso Trattato qualificato nella versione del sostegno alle politiche economiche dell'area, ma da perseguire una volta raggiunta la stabilità dei prezzi con il citato 2 per cento di inflazione. La Fed ha, invece, due obiettivi sullo stesso piano, stabilità monetaria e occupazione. Coloro che sostengono che sia preferibile un solo obiettivo ricevono dai fatti una sorta di smentita, venendosi a trovare, sia l’una che l’altra Banca centrale, nella stessa condizione; anzi, appare migliore quella della Fed, al di là delle differenze delle relative economie, che ha il mandato dei due obiettivi.
In più, la Bce da tempo ha abbandonato la «forward guidance» e ripete la giaculatoria delle decisioni da assumere «riunione per riunione in base ai dati» in cui, però, si prevede l’esame delle prospettive dell’inflazione e, più in particolare, di quella di fondo. Poi però, assumendo la veste non della Banca centrale, ma quella più vicina a un ufficio Studi, analizza l’andamento dell’economia nei diversi settori, dell'occupazione, dei salari. Come si possa compiere questa disamina e poi dimenticarla totalmente, perché essa è svolta solo in funzione dell’inflazione, è difficile capire. Si finisce così con l’agire solo di rimessa, prevalentemente in base al passato, e si rinuncia a un’azione d’anticipo, proattiva, che, alla fin fine, eserciterà, invece, la Fed pur nell’intreccio straordinario in cui è chiamata ad operare tra condizioni economico - finanziarie e contesto politico attuale e prospettico. Certo è che, a questo punto, si impongono nell'Euroarea chiarezza e proattività, se non si vuole che finiscano per dominare rumors, deduzioni, allarmi e far fare buon gioco alla speculazione. Più si estende, però, l’esigenza di punti di riferimento per i mercati, i risparmiatori e, non per ultimo, per le politiche economiche e di finanza pubblica, più la Bce non può continuare in una condizione di apparente atarassia. Semmai sarebbe, questa, l’occasione di un raccordo a livello globale tra le principali banche centrali (la Banca d'Inghilterra ha ridotto il 1° agosto i tassi di 25 punti base, dopo quattro anni). Poi andrebbe valutata la coerenza tra la stabilità monetaria e quella finanziaria: e qui entrano in gioco i rapporti tra politica monetaria e Vigilanza bancaria e finanziaria. Infine, se non ora quando sarà ritenuto maturo il tempo per un confronto, a livello europeo, tra politiche economiche e di finanza pubblica, politiche dei redditi e politica monetaria, nel rispetto dell'autonomia e indipendenza dei singoli attori istituzionali, economici e sociali? Non è comunque possibile attendere di constatare nuovi errori della Bce dopo quello, gravi, commessi negli anni scorsi nella politica monetaria. Ed è legittimo chiedersi quale sia l’azione della Banca d’Italia il cui governatore è componente del massimo organo decisionale, il Consiglio direttivo, perché ciò non accada. (riproduzione riservata)