Nonostante dall’ultima riunione di gennaio l’inflazione sia ulteriormente diminuita, il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse (al 4,5% il tasso di riferimento) anche nella riunione di marzo. Nessuna novità sul programma di acquisto di attività per l’emergenza pandemica (Pepp). Per avere maggiori dettagli sulle prossime mosse di politica monetaria, ora gli investitori attendono le parole della presidente della Bce, Christine Lagarde, alle 14:45.
Nelle ultime proiezioni di Francoforte, le stime sull’inflazione sono state, però, ulteriormente riviste al ribasso, in particolare per il 2024, il che riflette principalmente un minor contributo dei prezzi dell’energia. Gli esperti prevedono ora un’inflazione media del 2,3% nel 2024 (dal 2,7% previsto a dicembre) e del 2% nel 2025 (dal 2,1% delle ultime stime), invariata la stima sul 2026 all’1,9%.
Anche le proiezioni per l’inflazione core, al netto dei beni energetici e alimentari, sono state riviste al ribasso e si attestano in media al 2,6% per il 2024, al 2,1% per il 2025 e al 2% per il 2026 (a dicembre erano rispettivamente al 2,7% per quest’anno e al 2,3% e al 2,1% nel 2025 e 2026). «Sebbene la maggior parte delle misure dell’inflazione di fondo si sia ulteriormente attenuata, le pressioni interne sui prezzi rimangono elevate, in parte a causa della forte crescita dei salari. Le condizioni di finanziamento sono restrittive e i passati aumenti dei tassi d'interesse continuano a pesare sulla domanda, contribuendo a ridurre l'inflazione», si legge nella nota del board.
Lo staff della Bce ha rivisto al ribasso anche la sua proiezione di crescita per il 2024 allo 0,6% (dallo 0,8% stimato a dicembre), con l’attività economica che dovrebbe rimanere contenuta nel breve termine. Successivamente, la Bce prevede una ripresa dell’economia e una crescita dell’1,5% nel 2025 e dell’1,6% nel 2026 (era prevista all’1,5% a dicembre), sostenuta inizialmente dai consumi e successivamente anche dagli investimenti.
Gli analisti di State Street Global Advisors spiegano che la decisione del board dà maggior credito alla view secondo la quale la Bce inizierà a tagliare i tassi solo a giugno e dovrebbe effettuare quattro tagli di 25 punti base per quest'anno, abbastanza in linea con le attuali previsioni del mercato. «Questa pausa da falco era praticamente scontata, in quanto era estremamente improbabile che la Bce si muovesse prima della Fed. Ora che le possibilità che la Fed tagli i tassi a maggio sono quasi del tutto escluse, vediamo che anche le probabilità di una riduzione dei tassi ad aprile da parte della Bce si sono ridotte quasi a zero, da cui la nostra ipotesi di un inizio dell’allentamento a giugno», sottolineano gli esperti.
È possibile che i dati sull’inflazione dell'Eurozona per il mese di febbraio abbiano dato qualche preoccupazione al Consiglio direttivo, risultando superiori al consenso, e inducendo persino i membri del Consiglio direttivo tipicamente più dovish (falco) a essere meno inclini a fare pressione per un taglio anticipato dei tassi. «Sembra che la Banca Centrale debba attendere ulteriori prove che l’inflazione stia scendendo in modo sostenibile verso il target del 2% prima di prendere in considerazione un allentamento. Detto questo, dal momento che anche le previsioni ufficiali sull’inflazione sono state riviste al ribasso, vediamo una traiettoria più chiara verso l’allentamento di giugno», concludono da State Street.
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