Non si fermano le vendite sui bond dell'Eurozona dopo le decisioni sui tassi annunciate dalla Bce, con i titoli di Stato italiani che sembrano essere quelli maggiormente colpiti dal sell-off. Lo spread Btp/Bund è volato a 214 punti base, con il rendimento del Btp decennale che è adesso a quota 3,68%, leggermente al di sotto del 3,7%, un livello che non si vedeva dal 2014, e il Bund a 10 anni adesso balzato all'1,43%. Seguono il trend rialzista tutti gli altri rendimenti obbligazionari dell'area euro: il rendimento obbligazionario francese a 10 anni corre oltre il livello dell'1,93% mentre il pari scadenza spagnolo sale al 2,62%.
Secondo gli esperti, oltre all'inflazione rivista notevolmente al rialzo (6,8% nel 2022) e all'incertezza in merito ai prossimi rialzi che ha così aperto a un'azione forse più aggressiva a settembre, a preoccupare il mercato è stata la mancata rassicurazione sulla sostenibilità del debito per i Paesi dell'Europa periferica, rispetto alla quale il problema inflazione è sembrato essere prominente per la Banca Centrale.
"In questo contesto, il Consiglio direttivo ha deciso di porre fine agli acquisti netti di asset nell'ambito del programma App a partire dal 1° luglio 2022. Questo è il primo passo verso una normalizzazione della politica monetaria", ha spiegato Nicolas Forest, global head of fixed income di Candriam. "La fine del quantitative easing rappresenta una chiara minaccia alla stabilità finanziaria.
Lo spread italiano si è notevolmente allargato", ha aggiunto l'esperto sottolineando che anche se i mercati stanno speculando su un quadro di controllo dello spread, non è stato ancora presentato alcuno strumento aggiuntivo. "Il rischio di frammentazione del mercato è quindi significativo", conclude Forest, "e non c'è dubbio che la Bce dovrebbe fornire dettagli su un potenziale nuovo strumento nei prossimi mesi". (riproduzione riservata)