La Bce è a favore di un aumento delle riserve di capitale delle banche da parte delle autorità nazionali, attraverso cuscinetti patrimoniali per i rischi sistemici (systemic risk buffer) o anticiclici (countercyclical capital buffer). Il consiglio direttivo Bce nei giorni scorsi ha osservato che «un ulteriore aumento dei requisiti di riserva di capitale rilasciabili per affrontare le vulnerabilità rimane auspicabile in alcuni Paesi, poiché le condizioni prevalenti del settore bancario limitano i rischi di prociclicità». Le riserve rilasciabili possono essere utilizzate nei momenti più difficili, aumentando la capacità di reagire a possibili shock, come quelli geopolitici.
Allo stesso tempo, secondo la Bce «è improbabile che un aumento graduale dei requisiti di riserva di capitale liberabile riduca di molto l’offerta di credito», quindi avrebbe costi economici «contenuti». Ciò è dovuto al fatto che le banche «sono redditizie e/o dispongono di un margine confortevole al di sopra dei requisiti patrimoniali». Perciò il consiglio Bce dopo un incontro macroprudenziale a fine giugno ha detto di «sostenere le autorità nazionali che intendono aumentare le riserve rilasciabili nella fase attuale».
Nella valutazione delle autorità, è di conseguenza un buon momento per mettere da parte riserve da utilizzare in caso di eventi imprevedibili, come sono stati in passato pandemia e guerre, grazie alla solidità del settore bancario e alla capacità di generare profitti sulla spinta di tassi ancora alti. Muoversi in anticipo consente di minimizzare effetti prociclici nelle crisi che graverebbero sul credito.
Questo è vero anche in Italia dove le banche hanno un ruolo centrale nei finanziamenti. Perciò la Banca d’Italia ha deciso a fine aprile di applicare agli istituti un buffer sistemico (SyRB) pari all’1% delle esposizioni ponderate per il rischio di credito e di controparte verso i residenti in Italia. Il tasso obiettivo dell’1% dovrà essere raggiunto gradualmente con una riserva dello 0,5% delle esposizioni rilevanti entro il 31 dicembre 2024 e il rimanente 0,5% entro il 30 giugno 2025.
Bankitalia ha spiegato che la costituzione della riserva «rafforzerà la capacità del sistema bancario italiano di affrontare possibili eventi avversi, anche indipendenti dal ciclo economico-finanziario». Al verificarsi di questi eventi, il rilascio del buffer da parte della Banca d’Italia fornirà alle banche risorse utili ad assorbire le perdite e sostenere l’offerta di credito.
L’Italia era uno dei quattro Paesi in Europa a non avere buffer di questo tipo. Nel 2023 le banche italiane hanno ottenuto utili per 32 miliardi e secondo Via Nazionale anche quest’anno saranno registrati profitti simili. Gli istituti hanno inoltre buoni livelli patrimoniali. Il capitale libero è di circa 47 miliardi (che si ridurrebbe di 7,4 miliardi). Nella consultazione sul tema Bankitalia aveva precisato che i costi della riserva sono «estremamente contenuti» e «ampiamente compensati dai benefici». Inoltre «solo pochissime istituzioni, già all’attenzione della Banca d’Italia, avrebbero necessità di aumentare marginalmente il capitale o emettere passività» di tipo Mrel.
La Bce ha osservato che le vulnerabilità del settore finanziario europeo sono «in calo ma ancora elevate». Oltre ai buffer di capitale, Francoforte ha invitato le autorità nazionali a mantenere (laddove già presenti) misure chiamate «borrower-based», come limiti a mutui e finanziamenti in rapporto al reddito o all’attività acquistata. (riproduzione riservata)