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Chiara Scotti, vice dg Bankitalia
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La Bce dovrebbe ispirarsi alla Banca d’Italia sul tema della comunicazione

di Angelo De Mattia
17 maggio 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 22:10

Alla fine dello scorso anno, a Palazzo Koch è stata nominata vice direttrice generale Chiara Scotti, ritenuta un’esperta di comunicazione delle banche centrali. Ed è legittimo attendere innovazioni, anche a livello di Eurosistema, da questo nuovo innesto | Bce, dai Bollettini nessuna vera indicazione: la comunicazione è opaca e le decisioni sembrano già prese

Sembra ancora irrisolvibile il problema della comunicazione della Bce o, meglio, dell’intero sistema europeo di banche centrali. In questi giorni è in parte continuata la serie di dichiarazioni di esponenti del consiglio direttivo dell’istituto centrale, in particolare di governatori di banche nazionali, da ultimo, l’olandese Klaas Knot, che poi vengono seguiti da commenti via social. In qualche caso, sono rilievi irridenti per esempio, come in quest’ultimo, per i ‘se’ ai quali si lega l’eventualità del taglio dei tassi di interesse di riferimento che rendono la dichiarazione lapalissiana e, dunque, inutile. Nessuno finora ha comunque l’accortezza di precisare che si tratta di mere opinioni personali e che bisogna tener conto che le decisioni sono assunte dal direttivo che è composto dai sei membri del comitato esecutivo e dai governatori delle banche centrali dell’Eurozona.

È cambiata la figura del governatore

Originariamente, quella del governatore era una figura, in generale, monocratica. Da tempo non lo è più e allora non si possono esporre considerazioni e proposte come se la loro attuazione dipendesse solo dal singolo componente l’organo decisionale. All’inizio dell’operatività di Bce si insisteva molto sulla necessità che si affermasse, per i componenti il vertice, una ‘single voice’, ma a poco a poco l’insistenza si è ridotta fino a svanire del tutto. Si era anche discusso sulla possibilità di una ‘dissent opinion’ relativamente alle decisioni adottate, poi l’argomento è stato riassorbito dalla pubblicazione dei resoconti, in forma decisamente sintetica e anonima, delle riunioni del direttivo. Come abbiamo ricordato altre volte, accade di frequente che una sorta di riunione-ombra si svolga nella prospettiva delle sedute ufficiali con le molteplici dichiarazioni pubbliche dei governatori, benché contrassegnate da formule condizionali.

Politica monetaria è anche comunicazione

Si dimentica che la politica monetaria sta diventando per larga parte comunicazione che, se invece si sviluppa confusamente e distortamente come a volte accade, è suscettibile di arrecare gravi danni all’agire degli operatori, alle scelte dei risparmiatori-investitori, alle stesse istituzioni. Naturalmente, affermare che il governo della moneta si sta traducendo per molti aspetti nella comunicazione delle modalità del governo stesso non significa che la comunicazione possa fare a meno di una solida, fondamentale strategia di politica monetaria che, insomma, non è creata ‘ex abrupto’ dalla comunicazione. L’insoddisfazione sul modo in cui comunica l’Eurosistema è estesa e ciò che continua a stupire è che non si pensi di approfondire le carenze rilevate, di operare una revisione radicale degli assetti, delle procedure, delle professionalità che riguardano tale funzione.

Si è compiuta negli anni scorsi una revisione della politica monetaria - che tra l’altro ha prodotto il non condivisibile abbandono della ‘forward guidance’ e il ritornello dell’agire riunione per riunione in base ai dati - ma non si è pensato che strettamente legata a tale funzione è quella della comunicazione che contestualmente bisognava analizzare e non per approdare, come sbagliando è stato fatto per la politica monetaria, a una conclusione all’acqua di rose.

Imparare dagli errori di comunicazione

È auspicabile, a questo punto, che l’osservazione di quel che accade, che mette in mostra con sempre maggiore evidenza le insufficienze e le distorsioni della comunicazione, induca finalmente a promuoverne una seria, radicale revisione. Non bisogna attendere incidenti come quello clamoroso a suo tempo provocato dalla presidente Christine Lagarde a proposito dello spread btp-bund per dover poi agire. Un problema di comunicazione, benché di altro tipo, riguarda anche le altre funzioni dell’Eurosistema, in primis la Vigilanza bancaria per la quale vi è necessità di una spiegazione adeguata delle misure che vengono adottate nelle forme che possano essere recepite anche da non esperti e comunque con le motivazioni delle decisioni che riguardino singole banche adeguate e inattaccabili. Anche in questo caso, ovviamente, una buona comunicazione non sana le eventuali inadeguatezze delle misure adottate. Da ultimo, abbiamo letto le conclusioni dell’avvocato generale della corte di giustizia europea sul caso della partecipazione Fininvest in Mediolanum. Le tesi dell’avvocato generale vengono spesso accolte dalla corte che dovrà pronunciarsi. Ma le predette conclusioni colpiscono decisamente le decisioni, ritenute un rilevante errore di diritto, a suo tempo assunte da Banca d’Italia - Vigilanza Bce che poi erano state rese pubbliche. Chi scrive rilevava a suo tempo le stesse carenze ora sostenute dall’avvocato generale, ma alcuni soloni prontamente difendevano la tesi contraria, ritenendo inadeguati tali rilievi.

Una questione di accountability

Come si è detto, crescendo l’accountability, il dovere di rendere conto del proprio operato che riguarda, in particolare, tutte le istituzioni dotate di particolari poteri e, prima ancora, aumentando il dovere della parresia, tutte le funzioni di una banca centrale, fermi restando dove vigono gli obblighi di riservatezza, sono sottoposte a questa trasparenza e rendicontazione. In alcune attività si fanno importanti passi avanti con il coinvolgimento anche dei mezzi di comunicazione di massa: ci si riferisce alla recente intesa con le associazioni dei consumatori, al viaggio con la Banca d’Italia e ad altre iniziative dovute soprattutto alla progettualità di Paola Ansuini.

Alla fine dello scorso anno, a Palazzo Koch è stata nominata, in sostituzione di Piero Cipollone, vice direttrice generale, Chiara Scotti, ritenuta un’esperta di comunicazione delle banche centrali, oltreché di politica monetaria, un campo, quest’ultimo, in cui vi è una storica competenza, di riflesso internazionale, in Banca d’Italia, a partire dal governatorato Carli. È comunque legittimo attendere innovazioni, anche a livello di Eurosistema, da questo nuovo innesto. Naturalmente deve sussistere una coerenza nell’approccio comunicazionale in tutti i settori che è frutto della competenza, dell’esperienza e del tipo di destinatari. (riproduzione riservata)



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