La Bce chiede alle banche europee cautela sui dividendi, dopo anni di ingenti profitti legati in gran parte all’aumento dei tassi. «La redditività delle banche rispecchia il passato», ha detto ieri Claudia Buch, presidente della Vigilanza di Francoforte, ieri a Milano all’Università Bocconi. «Per mantenere la resilienza finanziaria e operativa, resta fondamentale una gestione del capitale solida e lungimirante. Ci aspettiamo che tutte le operazioni di gestione del capitale, comprese le decisioni di distribuzione, siano basate su una solida pianificazione che dimostri che le banche siano in grado di resistere in modo sostenibile anche a gravi scenari di stress».
Nel 2023 gli istituti di credito dell’Eurozona hanno ottenuto profitti netti per 138 miliardi, 22 in più rispetto all’anno precedente. L’anno scorso sono stati varati dividendi per 56 miliardi e buyback per 18. Di conseguenza le banche hanno distribuito in totale il 53% degli utili, un valore superiore al 50% dell’anno prima.
«Le banche hanno bisogno di capitale per finanziare investimenti», in particolare quelli per il digitale e per la sicurezza cyber, ha detto Buch, che il 17 e 18 ottobre sarà in visita alla Banca d’Italia. La presidente della Vigilanza ha evidenziato che «gli azionisti beneficerebbero di rischi minori e di prezzi delle azioni più elevati, se le banche investissero nella sostenibilità dei modelli di business». Al contrario, secondo Buch, dividendi troppo alti ridurrebbero la solidità delle banche aumentando i rischi per gli azionisti che sono «la prima linea di difesa» in caso di perdite.
Nella valutazione della Bce, il recente aumento degli utili degli istituti «non ha necessariamente implicazioni per la redditività nel lungo termine». Buch ha osservato che «la storia del settore bancario contiene molti esempi di istituti che hanno registrato un’elevata redditività prima di fallire». Il rialzo dei tassi deciso dalla banca centrale per contrastare l’inflazione si è tradotto in un rapido aumento del costo dei finanziamenti delle imprese, soprattutto nei Paesi dove è alta la quota di prestiti variabili. L’aumento dei tassi è invece arrivato più lentamente ai depositanti che hanno lasciato in buona parte il denaro nei conti correnti a vista (come è accaduto in Italia).
«Grazie al rialzo dei tassi di interesse, negli ultimi anni la redditività delle banche europee è aumentata in modo significativo», ha sottolineato Buch. «Tuttavia ciò potrebbe essere insufficiente a compensare le debolezze strutturali che potrebbero riemergere se e quando si concretizzeranno i rischi al ribasso sulle prospettive economiche». Perciò secondo l’ex vicepresidente della Bundesbank «le banche devono continuare ad adattarsi a un ambiente in continua evoluzione, caratterizzato dalla trasformazione digitale e da un elevato livello di incertezza macroeconomica, soprattutto in relazione ai rischi geopolitici».
Gli attuali elevati livelli di redditività offrono «una buona opportunità per investire nella redditività futura», ha aggiunto Buch. «Le banche devono avere una visione chiara: una visione su come adattare i modelli di business; una visione su come rafforzare i sistemi informatici per fornire il miglior servizio ai clienti; e una visione su come proteggersi dai rischi cibernetici. Questo richiede raccolta e investimenti a lungo termine e una solida base di capitale», ha concluso la presidente della Vigilanza Bce.
Buch non è intervenuta sulla vicenda Unicredit-Commerzbank. Riguardo al consolidamento del settore bancario, ha sottolineato che «la Bce guarda sempre le operazioni attraverso le lenti della stabilità e della solidità degli istituti e dei soggetti coinvolti. Sono adottati sempre gli stessi criteri, sia che queste operazioni avvengano all’interno dei confini nazionali sia che siano a livello transfrontaliero». (riproduzione riservata)