La Banca nazionale svizzera riduce le perdite, ma resta in rosso. Nel 2023 la banca nazionale ha registrato una perdita di 3,2 miliardi di franchi rispetto a quella di 134 miliardi del 2022. Tenendo conto della riserva per future ripartizioni negative (pari a -39,5 miliardi) e l’attribuzione agli accantonamenti per le riserve monetarie (pari a 10,52 miliardi) la perdita di bilancio risulta pari a 53,2 miliardi.
In questo quadro, la banca ha comunicato che «conformemente alle disposizioni della Legge sulla Banca nazionale e alla Convenzione sulla distribuzione dell’utile fra il Dipartimento federale delle finanze e la Bns, tale perdita rende impossibile procedere a una distribuzione per l’esercizio 2023. Ciò concerne sia il versamento di un dividendo alle azioniste e agli azionisti della Bns sia la distribuzione dell’utile alla Confederazione e ai Cantoni. La perdita sulle posizioni in franchi è ammontata complessivamente a 8,5 miliardi. Tale risultato è riconducibile principalmente agli interessi corrisposti sugli averi in conto giro per un importo di 7,4 miliardi di franchi». Ulteriori oneri per interessi, pari a 2,5 miliardi di franchi, sono derivati dalle operazioni per l'assorbimento di liquidità. La Bns sottrae liquidità, eseguendo operazioni pronti contro termine ed emettendo titoli di debito propri. I proventi per interessi sui prestiti garantiti e sui prestiti secondo il diritto di necessità in essere fino ad agosto sono ammontati a 1,4 miliardi di franchi.
La banca nazionale mira a un bilancio robusto, caratterizzato da un livello di capitale proprio adeguato, in grado di assorbire anche possibili perdite elevate. Per questo, affinché gli accantonamenti per le riserve monetarie siano sufficientemente alimentati anche nei periodi di bassa crescita nominale del prodotto interno lordo, in Svizzera è attualmente in vigore un’attribuzione annua minima pari al 10% della loro consistenza alla fine dell’esercizio precedente. Dato che il tasso medio di crescita nominale del pil negli ultimi cinque anni si è attestato soltanto all’1,9%, per l’esercizio 2023 viene applicata l’attribuzione minima del 10%, corrispondente a 10,5 miliardi di franchi. Gli accantonamenti per le riserve monetarie aumenteranno pertanto da 105,2 miliardi a 115,8 miliardi.
Intanto la banca nazionale resta in balia dei dati sull’inflazione, dopo il ciclo restrittivo di politica monetaria messo in atto nell’ultimo anno (cinque aumenti dei tassi di interessi all’1,75%). A febbraio la crescita dei prezzi su base annua si è attestata all’1,2%, a fronte dell’1,3% di gennaio e dell’1,7% di dicembre. Si tratta del livello più basso dall’ottobre 2021 (quando era pure all'1,2%).
Stando ai dati pubblicati lunedì dall’Ufficio federale di statistica, nel secondo mese dell’anno l'indice dei prezzi al consumo è salito a 107,1 punti. Il rincaro di febbraio si trova nella fascia alta delle aspettative: gli analisti si aspettavano infatti valori compresi fra +0,9% e +1,2%. A livello mensile i prezzi sono invece saliti dello 0,6% (le attese erano comprese fa 0,4% e +0,6%), mentre in gennaio l'incremento si era limitato allo 0,2%.
Secondo gli esperti dell’Ust, la crescita dell’indice rispetto al mese precedente, è riconducibile a vari fattori, tra cui l’aumento degli affitti delle abitazioni e dei prezzi dei trasporti aerei. Sono saliti anche i costi nel settore alberghiero. In generale va sottolineata l’evoluzione dei prodotti alimentari, che segnano -0,4% mensile e +0,8% annuo, così come quella del comparto abitazione ed energia (rispettivamente +0,7% e +3,1%). Per capire quali saranno le prossime mosse della banca nazionale, anche in scia a questi ultimi dati, bisognerà aspettare la prossima riunione di politica monetaria in calendario per il 21 marzo.
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