Una storica azienda italiana oggi rischia addirittura la chiusura, e non perché gli affari vadano male ma per effetto di una decisione dell’Antitrust Ue, arrivata il 15 dicembre 2025, otto anni dopo i fatti contestati: l’accusa di cartello e una multa di 15,6 milioni di euro, il 10% del fatturato. E questo non è nemmeno l’unico risvolto paradossale della vicenda: il ritardo, infatti, è tale che l’attività sanzionata non rientra più nel perimetro. L’azienda è Elettra 1938, ma ai più è nota la sua ex controllata Fiamm, produttrice di batterie per avviamento, uno dei marchi identitari dell’industria italiana. Al centro della questione c’è il premio Eurobat, meccanismo di adeguamento dei prezzi applicato ai costruttori di automobili e legato ai costi del piombo.
Secondo l’Ue, dal 2004 al 2017 alcuni produttori avrebbero coordinato l’uso dell’Eurobat facendo cartello.
Il caso nasce dalla domanda di clemenza presentata nel 2017 da Johnson Controls (ora Clarios) azienda statunitense allora leader europea delle batterie automotive con oltre il 50% del mercato, e quindi - almeno sulla carta - principale promotore e beneficiario del premio Eurobat. La domanda di clemenza ha coinciso con la cessione del business batterie da parte di Jc-Clarios, che ha ottenuto l’immunità totale perché l’Ue gli riconosce di aver portato alla luce il cartello. In totale le aziende sanzionate sono 4, per un totale di 72 milioni di euro. Ma proprio come Jc-Clarios, dal 2017 anche Elettra non produce più le batterie automotive, avendo ceduto gli asset a Hitachi Chemical, ora Showa Denko Materials. Vale la pena ripercorrere i passaggi. Le attività delle batterie sono state svolte prima da Fiamm Automotive (2000–2006), poi da Fiamm/F.i.a.m.m. (2006-2016) e infine, dal 1° gennaio 2017, da Fet (Fiamm Energy Technology), alla quale è stato conferito l’intero ramo d’azienda, comprensivo di stabilimenti, personale, contratti e asset produttivi. Elettra, in base agli accordi di joint venture, aveva solo diritti di tutela economica in vista dell’uscita dal capitale di Fet, a sua volta multata per 6 milioni di euro ma con ammenda ridotta.
Eppure l’Antitrust Ue, ora guidato da Teresa Ribera, ha applicato il principio della continuità, ritenendo Elettra responsabile di condotte riferite a una fase industriale ormai chiusa. L’azienda replica di non aver avuto, dopo il conferimento del ramo batterie, ruoli operativi né potere di indirizzo strategico nel settore. E che la sanzione di 15,6 milioni grava su un fatturato nel quale nemmeno un euro è generato da quel business. Perciò, chiede l’archiviazione o lo stesso trattamento accordato a Clarios. L’iter legale va avanti, ma intanto emerge un tema che va oltre il singolo caso. Nei quasi 10 anni in cui l’Antitrust esaminava il dossier, il settore delle batterie si è via via spostato fuori dall’eurozona: è il corto circuito stigmatizzato da Mario Draghi nel rapporto sulla competitività dell’Ue: l’Europa, tra ritardi e rigidità, finisce per penalizzare le sue stesse imprese. (riproduzione riservata)