La Commissione investirà 2,9 miliardi di euro per sviluppare 61 progetti tech a emissioni zero, che aiuteranno l’Ue a restare all’avanguardia nella transizione digitale e green. Le risorse arrivano sempre dal Fondo per l’innovazione - in particolare dalle entrate (stimate in 40 miliardi) del sistema di scambio di quote di emissione (Eu Ets) - e finanzieranno la de-carbonizzazione in 19 settori di 18 Stati membri diversi. In questo modo il portafoglio complessivo del Fondo supererà i 270 progetti, con un esborso complessivo di 15,6 miliardi.
Gli ultimi 2,9 miliardi investiti da Bruxelles si concentreranno sulle industrie ad alta intensità energetica, sulle rinnovabili, sullo stoccaggio di energia, sulla mobilità e gli edifici a zero emissioni nette e, per finire, sulla produzione di tecnologie pulite e sulla gestione industriale del carbonio. L’obiettivo è eliminare circa 221 milioni di tonnellate di Co2 equivalente in un decennio, che corrispondono alle emissioni annue di 9,9 milioni di auto.
«La selezione odierna dimostra che l’Europa sta trasformando le sue ambizioni climatiche in realtà industriale», commenta il commissario per il Clima Wopke Hoekstra. «La risposta a questo invito conferma la forza dei nostri innovatori e la determinazione delle nostre aziende a guidare la corsa globale per le tecnologie a zero emissioni nette. Investendo in soluzioni locali, stiamo costruendo la resilienza energetica, creando posti di lavoro di qualità e garantendo che l’Europa rimanga competitiva nell’economia di domani».
I 61 progetti finanziati dal Fondo per l’Innovazione aiuteranno l’Ue a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. L’Europa è al lavoro anche sulle tappe intermedie e domani, 4 novembre, il Consiglio Ambiente si pronuncerà sui nuovi target per il 2040. Nell’ultima bozza preparata dalla Danimarca, presidente di turno dell’Ue, è stato inserito un freno d’emergenza per ridurre di almeno il 3% il taglio delle emissioni, ora al 90%.
Secondo l’Ansa l’obiettivo sarà adeguato se le rimozioni naturali del carbonio, ad esempio grazie a foreste e uso del suolo, saranno inferiori alle attese. Le eventuali carenze, inoltre, non saranno compensate dagli altri settori economici, come chiesto dalla Francia. Ma il passaggio più rilevante del compromesso tra Stati, sempre più insofferenti alla svolta green di Bruxelles, resta un altro. Il nuovo accordo introduce la possibilità di rivedere i target del 2040 ogni due anni, venendo così incontro alle industrie europee messe in difficoltà dalla transizione ecologica.
Resta invece aperto il nodo dei crediti internazionali del carbonio, il cui acquisto può aiutare a raggiungere l’obiettivo del 90%. Alcuni governi, d’accordo con la Commissione, vogliono consentirne l’uso dal 2036 per una quota massima del 3%. Mentre gli esecutivi di Italia e Francia vogliono alzare l’asticella al 5% e anticipare la riforma al 2031. La decisione finale sarà presa domani con un voto a maggioranza qualificata. (riproduzione riservata)