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L’oro batte un nuovo record: 2.911 dollari. Ecco perché può superare quota 3.000

10 febbraio 2025, 10:25 Ultimo aggiornamento: 15:49

Le ultime minacce commerciali del presidente Usa (dazi del 25% su acciaio e alluminio da tutti i Paesi) aumentano la domanda di beni rifugio. Ma altri fattori possono spingere il metallo giallo oltre la soglia psicologica di 3.000 dollari l’oncia, ecco quali

L'oro balza a un nuovo record assoluto a 2.911 dollari l’oncia dopo che il presidente statunitense, Donald Trump, ha annunciato dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio, aumentando l'incertezza nei mercati finanziari globali. Il metallo prezioso è scambiato ora a 2.899,9 dollari l'oncia (+1,4%), dopo un rialzo del 2,2% nella scorsa settimana, mentre le ultime minacce commerciali del Tycoon aumentano la domanda di beni rifugio. Trump ha affermato domenica che verranno applicati dazi del 25% su acciaio e alluminio da tutti i Paesi.

Cosa spinge i prezzi dell’oro

«Il prezzo dell’oro danza vicino ai record e sembra avere nel mirino la soglia psicologica di 3.000 dollari per oncia», afferma a milanofinanza.it Carlo Alberto De Casa, analista di Swissquote. «Solitamente un dollaro forte, come stiamo vedendo in questa fase, rappresenta un elemento negativo per l’oro o quantomeno tende a frenare le quotazioni. In particolare, poi, in questi ultimi giorni – anche a causa dei dazi – gli investitori vedono più lontano il prossimo taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. Nonostante ciò, non si fermano gli acquisti sul metallo giallo. La ragione è abbastanza chiara: prevalgono incertezza e rischi geopolitici. Pertanto, l’oro continua a rivestire il suo ruolo chiave di bene rifugio».

L'oro rimane, quindi, in una posizione favorevole «con pochi ostacoli sul suo cammino», aggiunge Richard Franulovich, analista di Westpac Banking. «Un Trump intrinsecamente imprevedibile e dirompente, che lancia minacce tariffarie sia agli alleati sia agli avversari, insieme alla minaccia di dazi del 100% sui Paesi Bric se dovessero diversificare dal dollaro, contribuiscono ad aumentare l'attrattiva dell'oro come bene rifugio».

In effetti, le tensioni geopolitiche hanno avuto un ruolo cruciale nel rafforzare l’attrattiva dell’oro come bene rifugio. I conflitti in Medio Oriente, in particolare tra Israele e Iran, hanno portato a una crescente instabilità nella regione, anche se è stato raggiunto il cessate il fuoco. Allo stesso tempo, la guerra tra Ucraina e Russia è proseguita, contribuendo all’incertezza globale, sottolinea Giacomo Calef, country head di NS Partners. «Questi sviluppi hanno spinto gli investitori verso asset considerati più sicuri, con l’oro che si è confermato come il rifugio preferito nei periodi di incertezza geopolitica».

A questo Benjamin Louvet, Head of Commodities di Ofi Invest AM, aggiunge un effetto spillover anche nel 2025, ovvero le crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità del loro debito pubblico. «Gli interessi sul debito che gli Usa dovranno pagare quest’anno sono stimati attorno ai mille miliardi di dollari, una quota superiore del 4% al pil totale del Paese nel 2023, e sono sempre di più le voci che dicono che così non si può andare avanti», osserva Louvet. «Inoltre, anche la paura che la politica della nuova amministrazione possa causare una risalita dell’inflazione e una contrazione degli scambi commerciali potrebbero spingere gli investitori ad aumentare la loro esposizione all’oro, dato che, anche se la Fed decidesse di proseguire mantenendo i tassi invariati, quelli reali andrebbero comunque a ridursi».

Focus sul discorso del presidente della Fed, Jerome Powell

In quest’ottica i trader sono focalizzati anche sulla testimonianza del presidente della Fed, Jerome Powell, davanti ai legislatori martedì e mercoledì, alla ricerca di indizi sulla futura politica monetaria statunitense. Powell probabilmente sottolineerà la resilienza dell'economia come motivo principale per cui i banchieri centrali non hanno fretta di ridurre ulteriormente i tassi di interesse, uno scenario che, in teoria, sarebbe negativo per l'oro. Tuttavia, il ruolo del metallo come riserva di valore in tempi incerti continua a stimolare l'interesse degli investitori, mentre i mercati cercano di valutare le possibili implicazioni per l’economia statunitense e la politica monetaria nel caso in cui le nuove misure dell’amministrazione Trump su commercio e immigrazione riaccendano l'inflazione e influenzino la crescita.

Le banche centrali che aumentano di più le riserve d’oro

La banca centrale cinese ha aumentato le sue riserve d'oro per il terzo mese consecutivo a gennaio, segnalando un continuo impegno a diversificare nonostante i prezzi record.

Anche Paesi come Turchia e India hanno incrementato le loro riserve auree per ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense. «Questa strategia riflette una crescente sfiducia nella stabilità a lungo termine del dollaro e il desiderio di proteggersi da possibili fluttuazioni economiche», spiega Calef, ricordando che da settembre 2024 la Fed ha tagliato i tassi d’interesse ben tre volte, riducendo l’attrattiva degli investimenti a reddito fisso come i Treasury bond rispetto all’oro.

Questo allentamento monetario ha spinto gli investitori a cercare asset più stabili, rafforzando ulteriormente il ruolo dell’oro e contribuendo, insieme alle aspettative sui dazi statunitensi, all’impennata del metallo prezioso. Di conseguenza, molti operatori statunitensi hanno iniziato ad accumulare oro, prevedendo l’imposizione di dazi sulle importazioni. «Guardando al futuro, le aspettative per l’oro restano positive, anche se la velocità della crescita potrebbe rallentare. Alcune previsioni indicano che il metallo prezioso potrebbe raggiungere la soglia dei 3.000 dollari l’oncia nel 2025, anche se questo dipenderà dall’evoluzione delle condizioni macroeconomiche e geopolitiche», conclude Calef. 

Alla luce di quanto visto finora, concorda Louvet, «gli elementi a supporto dell’oro appaiono più forti e più numerosi di quelli che potrebbero invece arrestare il trend di crescita, per questo noi di Ofi Invest AM prevediamo che quello da poco raggiunto sia un record destinato a essere battuto molto presto, con la commodity che potrebbe raggiungere e superare la soglia dei 3mila dollari l’oncia». (riproduzione riservata)



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