Il prezzo dell'oro raggiunge nuovi massimi storici, spinto da un dollaro statunitense più debole, dalle aspettative di tagli dei tassi di interesse e dalle preoccupazioni geopolitiche. La quotazione è salita nell’intraday fino a 2.617,35 dollari l'oncia, il livello più alto mai registrato. Ora il metallo giallo si è mangiato tutti i guadagni e quota a 2.611 dollari l’oncia (+0,02%), mentre il biglietto verde perde terreno sia nei confronti dell’euro (cross euro/dollaro a 1,112, +0,42%) sia nei confronti dello yen (cross dollaro/yen a 140,296, -1%), rendendo il lingotto più economico per gli acquirenti in altre valute e aumentando la domanda.
Questi movimenti valutari, afferma Frank Watson, analista di Kinesis Money, sono dettati dall’allentamento della politica monetaria dopo che la Bce ha tagliato i tassi di interesse per la seconda volta in tre mesi giovedì. E la Fed statunitense dovrebbe fare lo stesso nella riunione prevista per il 18 settembre. Le aspettative dei trader indicano una probabilità del 59% di un taglio da 50 punti base. «Qualsiasi modifica al dot plot della Fed potrebbe causare volatilità nel breve termine, ma credo che siamo ancora sulla strada di prezzi più alti nei prossimi mesi», prevede Giovanni Staunovo, analista di Ubs.
In effetti, sottolinea anche Andrea Scauri, gestore azionario Italia presso Lemanik, i mercati hanno leggermente alzato le aspettative di un taglio dei tassi per il 2024 e il 2025 e ora stimano una probabilità del 35% per un taglio di 50 punti base a settembre, rispetto al 25% precedente al discorso. Powell si è detto fiducioso che l'inflazione sia sulla buona strada per raggiungere il 2% e che non vuole che il mercato del lavoro si raffreddi ulteriormente. «Ciò indica che la Fed vede il prossimo ciclo di tagli dei tassi non come una reazione a un marcato rallentamento dell'economia, ma piuttosto come un ritorno al tasso neutrale», nota Scauri.
Ad aggiungere carne al fuoco il secondo tentativo di assassinare domenica il candidato alle presidenziali Usa, Donald Trump, e i dati arrivati nel weekend dalla Cina. Questi hanno mostrato che la crescita della produzione industriale è rallentata ai minimi degli ultimi cinque mesi, mentre le vendite al dettaglio si sono indebolite ulteriormente. In particolare, ad agosto la crescita della produzione industriale ha registrato un +4,5% su anno da 5,1% di luglio, mentre le vendite al dettaglio, nonostante il picco della stagione dei viaggi, hanno registrato un incremento del 2,1% rispetto al 2,7% del mese precedente. Sul fronte delle elezioni statunitensi, «i sondaggi attuali mostrano che Harris avrebbe qualche punto percentuale di vantaggio su Trump. Il vero punto interrogativo è se il nuovo presidente sarà in grado di fare piazza pulita o meno, per consentire l'attuazione delle varie proposte», indica Scauri.
In generale, il lingotto diventa un investimento più interessante in periodi di tassi d'interesse più bassi ed è considerato un bene rifugio nei momenti di turbolenza. «Le preoccupazioni macroeconomiche e geopolitiche, le elezioni statunitensi del 5 novembre e un probabile aumento della volatilità del mercato azionario rafforzano ulteriormente la previsione di un aumento degli investimenti in oro», prevedono gli analisti di Anz i quali si aspettano che il prezzo dell'oro si muova verso quota 2.700 dollari l’oncia nel breve termine e raggiungano un massimo di 2.900 dollari entro la fine del 2025.
I prossimi dati macro saranno attentamente monitorati dal mercato. «Il nostro scenario di base rimane un atterraggio morbido, nonostante i segnali di rallentamento», continua Scauri che non suggerisce solo l’oro come investimento, ma mantiene una posizione costruttiva nei confronti delle azioni mid-small cap. «L'avvio del ciclo espansivo da parte delle banche centrali, senza un significativo deterioramento del mercato del lavoro e dell'economia, è un elemento positivo, soprattutto per i titoli di qualità e di crescita, che al momento continuiamo a preferire ai ciclici», spiega. «Nel settore finanziario, ci aspettiamo che un contesto di graduale calo dei tassi d'interesse favorisca i titoli asset manager: il nostro preferito è Anima, le società meno sensibili al margine d'interesse come Mediobanca e le banche con una quota maggiore di ricavi da commissioni come Intesa Sanpaolo», aggiunge l’esperto che mantiene la sua posizione sul Monte dei Paschi: «il titolo è a buon mercato, sovra-capitalizzato e a nostro avviso con un upside speculativo legato a eventuali operazioni di M&A. Rimaniamo costruttivi sui finanziari, ci siamo riposizionati sulle utilities, siamo molto selettivi sugli industriali e abbiamo iniziato ad acquistare alcuni nomi del lusso». (riproduzione riservata)