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L’Opec+ rinvia ad aprile l’aumento della produzione di petrolio. Quanto caleranno i prezzi nel 2025?

05 dicembre 2024, 14:00 Ultimo aggiornamento: 17:38

I Paesi esportatori di petrolio, guidati da Arabia Saudita e Russia, come ampiamente previsto, hanno deciso di rinviare il piano di aumento della produzione di greggio da gennaio ad aprile 2025 e di estendere i tagli al 2026. Il prezzo del Brent si stabilizza a 72 dollari al barile, ma nel 2025 scenderà, secondo Citi e JP Morgan

Tutto come da copione. I Paesi esportatori di petrolio, guidati da Arabia Saudita e Russia, hanno prorogato ancora una volta le restrizioni all’offerta che si auto impongono per sostenere i prezzi del greggio. Al vertice dell’Opec allargato a Vienna è stata decisa una nuova proroga fino ad aprile 2025. 

L’Opec+ rinvia ad aprile 2025 l’aumento della produzione di petrolio

Con un comunicato, l’Opec+ ha spiegato che Arabia Saudita, Russia, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman hanno deciso di estendere i tagli volontari aggiuntivi della produzione di oro nero di 1,65 milioni di barili al giorno, annunciati nell'aprile 2023, fino alla fine di dicembre 2026 anziché fino alla conclusione del 2025. Inoltre, estenderanno i loro aggiustamenti volontari aggiuntivi di 2,2 milioni di barili al giorno, annunciati a novembre 2023, fino alla fine di marzo 2025. Poi questi verranno gradualmente reimmessi, ma con passi mensili, fino alla completa eliminazione delle restrizioni a settembre del 2026. Il cartello ha anche precisato che questi aumenti mensili potranno «subire pause o essere invertiti, in base alle condizioni dei mercati».

 L'Opec+ ha cercato di eliminare gradualmente i tagli alla fornitura, ma è preoccupata per la debole domanda e per l'aumento dell'offerta. I dati pubblicati mercoledì hanno mostrato che le scorte di petrolio degli Stati Uniti si sono ridotte di poco più di 5 milioni di barili nell'ultima settimana di novembre, molto più del previsto.

Tagli estesi al 2026

È la terza volta che il Cartello rinvia l’aumento della produzione dopo che l'Organizzazione dei Paesi esportatori e i suoi partner avevano annunciato per la prima volta a giugno che avrebbero ripristinato la produzione sospesa dal 2022, riportando, appunto, sul mercato 2,2 milioni di barili al giorno in tranche mensili.

Tuttavia, i piani sono stati ostacolati dal rallentamento della domanda di petrolio da parte del principale consumatore, la Cina, mentre l'offerta è in crescita negli Stati Uniti, Brasile e Canada. Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, i mercati globali si troveranno ad affrontare un surplus nel 2025 anche se l'Opec+ non aggiungesse un solo barile. 

L’effetto Trump

Sulla scelta odierna del cartello ha pesato anche la prospettiva di un aumento della produzione degli Stati Uniti, quando entrerà in carica la nuova amministrazione Trump. Il presidente eletto, infatti, ha detto più volte che intende sbloccare le attività estrattive che sono state fermate dall’amministrazione Biden. Al contempo ha avvertito di tariffe commerciali punitive contro diversi Paesi, inclusa la Cina, che potrebbero infliggere un nuovo colpo all'attività economica e al consumo di carburante di Pechino.

Quanto caleranno i prezzi nel 2025?

«L’ulteriore rinvio dà all'Opec+ il tempo di verificare il recupero della domanda cinese in seguito agli stimoli del governo oltre a superare la stagione invernale di manutenzione delle raffinerie, periodo in cui i volumi processati tendono a diminuire», spiega Equita che vede per il 2025 il Brent a 80 dollari al barile contro un prezzo attuale a 72,24 dollari al barile (-0,10% rispetto al 4 dicembre).

I prezzi del petrolio sono diminuiti del 18% dall'inizio di luglio, mentre i trader hanno ignorato i disordini in Medio Oriente concentrandosi, invece, sul rallentamento in Cina, alle prese con una serie di sfide economiche. Citigroup e JP Morgan Chase & Co. prevedono che il greggio continuerà a scendere fino a raggiungere i 60 dollari al barile il prossimo anno, anche se l'Opec+ continuerà a limitare la produzione.

Bilancio 2024 in rosso per l’indice Stoxx Oil & Gas europeo

L'indice Stoxx Oil & Gas europeo, che raggruppa i principali gruppi energetici europei, scende dello 0,21% a 338 punti. Il bilancio del 2024 è in rosso: -5% rispetto al +8% dell'indice globale Stoxx 600. «Nel settore petrolifero i nostri titoli preferiti sono Eni, Tenaris, Maire e d’Amico», conclude Equita. Per Websim Corporate, divisione di Intermonte, gli ostacoli per l’indice Stoxx Oil & Gas europeo sono posizionati nella fascia 390/400 punti. La piena rottura dell’area a 400 punti potrebbe aprire la strada a un ritorno intorno a 470 punti.

In direzione opposta, correzioni verso l’area a 320/300 punti sono sistematiche occasioni d'acquisto. «Sfruttare le discese verso 340/320 punti per comprare sulla debolezza in ottica di medio periodo. Le estensioni nel range 390/400 punti sono occasioni per prendere profitto, stando pronti, però, a rientrare in tendenza alla prima chiusura sopra 400 punti», suggerisce Websim. «Cambio di scenario ed eventuale stop loss da applicare in caso di chiusura sotto 320 punti». (riproduzione riservata)



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