Nessuno scossone in Francia per l’indice Cac40 di Parigi (+0,19% ieri in chiusura) dopo che il primo ministro, François Bayrou, sfiduciato, ha rassegnato le dimissioni al presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, che ha nominato al suo posto l’attuale ministro della Difesa, Sébastien Lecornu, 39 anni. Ha un mandato esplorativo per formare un nuovo governo. Il passaggio di consegne con Bayrou è previsto il 10 settembre alle 12.
Intanto i titoli di Stato francesi hanno vissuto un’altra seduta di tensione: hanno visto il rendimento del decennale (scadenza novembre 2035) salire nell’intraday fino al 3,49% (fonte Bloomberg) per chiudere alle 17:35 al 3,47% e quello del trentennale (scadenza maggio 2055) fino al 4,348%. Lo spread con il Bund ha archiviato la sessione a quota 81 punti base. Di riflesso anche i rendimenti dei Btp 10 anni (scadenza agosto 2035) e 30 anni (scadenza ottobre 2054) si sono ampliati nell’arco della seduta fino al 3,488% (al 3,48% alle 17:35) e al 4,49% rispettivamente, con il differenziale Italia/Germania a 85 punti base.
Durante la sessione, quindi, la Francia sul tratto decennale della curva pagava di più dell’Italia. Resta da vedere come reagiranno a questa crisi le agenzie di rating: a partire da venerdì 12 settembre con Fitch, è infatti attesa una serie di pronunciamenti (il 19 settembre Dbrs, il 26 settembre Scope, il 24 ottobre Moody's e il 28 novembre S&P Global) che potrebbero complicare le cose per Parigi.
«Gli spread francesi potrebbero continuare a oscillare intorno a 80 punti base, ma in caso di declassamento del rating e di un aumento dell’incertezza politica il rischio che lo spread raggiunga i 100 punti base non è marginale e lo spread francese potrebbe superare quello italiano», prevede Mauro Valle, head of fixed Income di Generali Asset Management. «In quest’ottica, l’esposizione ai titoli italiani rimane sovrappesata rispetto alla forte sottoponderazione dei titoli francesi».
«Gli Oat francesi stanno mostrando segni di tensione: lo spread a 10 anni rispetto ai Bund rimane vicino al massimo degli ultimi dieci anni, superando persino il premio di rischio incorporato nel debito greco. Un restringimento a breve termine a 70 punti base è probabile con un governo di coalizione; tuttavia, una spinta verso uno spread di 90-100 punti base, se i timori di una politica fiscale dissennata dovessero intensificarsi, potrebbe tentare i cacciatori di occasioni», prevede Laura Cooper, Head of Macro Credit e Global Investment Strategist di Nuveen. «Anche in questo caso, non sarebbe sufficiente per chiudere la nostra sottopesatura strutturale».
Tullia Bucco, senior economist di Unicredit, si aspetta che lo spread Oat/Bund si restringa sotto i 75 punti base se il presidente riuscirà a formare un governo in grado di approvare la legge di bilancio, mentre dovrebbe ampliarsi oltre i 90 punti base se verranno indette elezioni anticipate. Infatti, la Bucco non esclude che un nuovo primo ministro possa trovarsi di fronte a uno stallo per cui opta per la convocazione da parte di Macron di un nuovo turno di elezioni parlamentari anticipate (il terzo in meno di tre anni), opzione sostenuta dal 60% dei francesi.
«Riteniamo che l’impossibilità di trovare qualcuno in grado di andare oltre gli sforzi di Bayrou e ottenere consenso sulla legge di bilancio del prossimo anno porterà il presidente francese a optare per questa seconda soluzione che darebbe ai partiti vincitori la legittimità di adottare misure fiscali per ridurre la spesa, anche se potrebbe rivelarsi ugualmente inefficace nel superare lo stallo politico», precisa Tullia Bucco. Lo stesso leader di sinistra, Jean-Luc Melenchon, ha ribadito che solo la fine dell'era Macron potrà metter fine «a questa triste commedia del disprezzo per il Parlamento, per gli elettori e per la decenza politica».
Detto questo, anche nuove elezioni porteranno probabilmente a un altro stallo politico. I sondaggi attuali indicano che il Rassemblement National (Rn) è destinato da solo a ottenere un numero di voti vicino a quello conquistato nelle elezioni del 2024, quando correva insieme all’Unione della Destra per la Repubblica (Udr) guidata da Eric Ciotti. I partiti di destra dovrebbero migliorare i risultati, offrendo al RN una sponda per un’eventuale alleanza. Anche i partiti di sinistra potrebbero veder aumentare leggermente il loro consenso se il Partito Socialista (Ps) si presentasse separatamente dalla sinistra radicale de La France Insoumise (Lfi), ipotesi più probabile. Questo andrebbe a scapito di Ensemble, la coalizione centrista di Macron che, secondo i sondaggi, sarebbe il gruppo a perdere la quota maggiore di voti (quasi sette punti percentuali).
«Se, come ci aspettiamo, verranno indette nuove elezioni legislative, il Rn avrà buone possibilità di ottenere una quota di voti simile a quella del 2024, ma traducendola in un numero maggiore di seggi. Gli elettori francesi appaiono meno inclini rispetto al passato a seguire le indicazioni di voto strategico per bloccare l’ascesa del Rn, una tattica che in precedenza aveva contribuito a relegarlo al terzo posto nell’Assemblea nazionale, pur avendo ottenuto quasi 10 milioni di voti in ciascun turno», aggiunge l’economista di Unicredit.
«Questo mutato comportamento elettorale, unito al malcontento per le questioni economiche e l’immigrazione, potrebbe consentire al Rn di conquistare più seggi, anche se probabilmente non abbastanza per governare da solo. In assenza di riforme elettorali, è improbabile che le elezioni anticipate producano un’Assemblea nazionale decisamente meno frammentata, data la persistente divisione e polarizzazione politica in Francia», sostiene la Bucco. Il RN avrebbe, comunque, bisogno di alleanze con altri partiti per formare una maggioranza di governo. Rimane incerto se la possibilità di superare lo stallo politico sia realizzabile.
Gli investitori non si sentono a loro agio con l’instabilità politica e l’andamento delle finanze pubbliche. In Francia il rapporto debito/pil è passato dal 92% del 2012 al 113% del 2024, e in assenza di interventi politici, potrebbe salire al 128% entro il 2030 (previsione del Fmi). Sulla carta, il disavanzo di bilancio dovrebbe scendere dal 5,4% del pil previsto per quest’anno al 4,6% nel 2026. In realtà «ci aspettiamo un calo leggermente inferiore per quest’anno, al 5% del pil, poiché alcune misure potrebbero venire annacquate nel processo parlamentare. Si tratta, comunque, di deficit elevati, che ci portano a pensare che ogni anno si aggiungeranno circa 2-3 punti percentuali di pil al debito. È quindi possibile che la agenzie di rating prendano atto di questa tendenza con nuovi downgrade», avverte Matteo Ramenghi, Cio di Ubs WM Italy.
Nel medio termine il debito resta sostenibile, ma le prospettive di credito si stanno deteriorando in assenza di politiche fiscali più rigorose. Per questo i rendimenti dei titoli di Stato francesi a 10 anni «potrebbero convergere ulteriormente con quelli dei Btp italiani e, in realtà, li hanno già superati sulle scadenze brevi. Consigliamo di evitare l’esposizione ai titoli di Stato francesi a lungo termine ma, a nostro avviso, con un rischio di default che rimane basso i rendimenti delle obbligazioni con scadenza a 2-5 anni potrebbero essere interessanti», suggerisce il Cio di Ubs WM Italy. Anche per Laura Cooper, l'Italia sembra meglio sostenuta dalla dinamica delle partite correnti e dal percorso di deficit relativamente più rigoroso, mentre la Spagna rimane una storia preferita poiché sposta la sua economia più in alto nella catena del valore. Almeno i rischi di recessione nell’area euro sembrano contenuti, con scenari di rischio estremo improbabili, comprese le dimissioni del presidente Macron. (riproduzione riservata)