Il governo Meloni lavora sottotraccia da settimane per avvicinarsi il più possibile al 2% del pil nazionale in spesa per la difesa. Una soglia, tra l’altro, già considerata non più sufficiente dal presidente americano Donald Trump che, in occasione del prossimo vertice dell’Aia, chiederà di alzare l’asticella al 3,6%. Ma il tempo stringe. La tre giorni che riunirà i capi di Stato e di governo dei 32 membri dell’alleanza atlantica si terrà tra poco più di un mese nella città olandese. E l’obiettivo della premier, seppur molto complesso, è non farsi cogliere impreparati. «Le spese in difesa e sicurezza sono il prezzo per la tua libertà», ha detto Meloni in occasione del congresso di Azione sabato 29 marzo.
Come calcolato da La Repubblica l’esecutivo dovrebbe investire almeno 8 miliardi di euro per salire al 2% del pil nel 2025. Al momento, però, il target italiano per l’anno in corso è dell’1,57% del pil (lo 0,3% in più rispetto al 2024). Eppure, secondo quanto emerge da una relazione del Servizio Studi della Camera, la maggior parte della spesa dello Stato relativa al settore è finanziata direttamente con le risorse del ministero della Difesa.
Le spese finali del dicastero guidato da Guido Crosetto per quest’anno, infatti, sono pari a 31,298 miliardi di euro e rappresentano il 3,4% delle spese finali del bilancio dello Stato: un’incidenza che ha toccato quota 3,5% solo nel 2020, per poi scendere nei tre anni successivi al 3,2%. Più di un terzo di queste risorse (30,8%) sarà destinato alle spese in conto capitale, cioè investimenti in mezzi, infrastrutture e tecnologie avanzate. La dotazione finanziaria è aumentata di 2 miliardi in più rispetto a quella del 2024 (+7,2%), cifra a sua volta superiore di quasi 10 miliardi a quella di dieci anni fa.
Ma la crescita è lenta. Dal 2017 al 2027 il budget del ministero (si veda tabella) è previsto passare da 20,269 miliardi a 31,749 miliardi senza mai superare il 3,5% delle spese finali del bilancio dello Stato. A queste risorse vanno aggiunte quelle destinate alle missioni internazionali che, per il biennio 2025-2026, ammontano a 1,48 miliardi. Vanno poi aggiunti al conto, sul versante degli investimenti, i fondi messi a disposizione dal ministero delle Imprese e del Made in Italy: in tutto quasi 3 miliardi. Risorse che, incanalate nei capitoli di spesa industriale, finanziano lo sviluppo di progetti strategici in campo aeronautico, navale e tecnologico.
Eppure tutto questo non basta. Così l’esecutivo ha affidato al sottosegretario Alfredo Mantovano - di concerto con tecnici Mef, Difesa e Affari Esteri - il compito di far lievitare, almeno sulla carta, il budget. L’ipotesi sarebbe quella di inserire altre «voci» nell’elenco delle spese Nato. Per i prossimi anni si vedrà. Intanto il commissario europeo Raffaele Fitto una proposta l’ha fatta: via libera all’utilizzo dei fondi di coesione per lo sviluppo della difesa nazionale. Partita che, però, è ancora tutta da giocare. (riproduzione riservata)