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Jerome Powell, presidente della Fed
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L’inflazione Usa risale al 2,9%. Ma fa meno paura ai mercati. Ecco come la Fed potrà procedere nel taglio dei tassi

15 gennaio 2025, 14:38 Ultimo aggiornamento: 18:54

Il dato complessivo del CPI americano è in linea con le attese degli analisti mentre il calo a sorpresa dell’inflazione core al 3,2% rispetto alle attese del 3,3% spinge i mercati. Ora gli operatori monetari vedono il prossimo taglio dei tassi della Fed a giugno

L’inflazione negli Stati Uniti è salita al 2,9% a dicembre, in linea con le attese degli analisti, dal 2,7% di novembre. Secondo l’indice Cpi (Consumer Price Index), l’aumento mensile è stato dello 0,4%, dal +0,3% di novembre. Tuttavia l’inflazione core, quella al netto di energia e cibo, è stata del 3,2%, lievemente sotto le attese degli analisti e sotto il dato di novembre (3,3%).

Il calo dell’inflazione di fondo ha spinto le borse globali. I mercati monetari hanno anticipato l’attesa di un taglio Fed a giugno-luglio, invece che a settembre. Gli operatori inoltre vedono al 60% la probabilità di una seconda riduzione dei tassi quest’anno. I tassi dei titoli Usa a dieci anni sono calati di 13 punti base al 4,66%. Il cambio euro-dollaro è sceso a 1,028.

Secondo Goldman Sachs Asset Management, «il dato dell’inflazione core, più debole del previsto, dovrebbe contribuire a raffreddare i timori di una riaccelerazione dell’inflazione. Sebbene il dato sia probabilmente insufficiente per rimettere in discussione un taglio dei tassi a gennaio, esso rafforza l’ipotesi che il ciclo di tagli della Fed non abbia ancora fatto il suo corso». Tuttavia per Goldman Sachs «poiché i dati del mercato del lavoro restano solidi, la Fed ha la possibilità di essere paziente. Saranno necessari ulteriori dati positivi sull’inflazione affinché la banca centrale possa procedere a un ulteriore allentamento». Capital Economics si aspetta «almeno un taglio dei tassi quest’anno».

Ing ha sottolineato il miglioramento dell’inflazione core ma ha evidenziato che sul carovita «il trend rimane troppo sostenuto per tranquillizzare così la Fed probabilmente estenderà la sua pausa sui tagli dei tassi oltre marzo». Secondo Ing l’aumento dei rendimenti dei Treasury e il rafforzamento del dollaro ostacoleranno la crescita perciò la banca olandese prevede tre tagli dei tassi di 25 punti base nel 2025 a partire da giugno.

Il nodo dei futuri tagli dei tassi da parte della Fed

Il 18 dicembre la Fed ha tagliato i tassi dello 0,25% portandoli al 4,25-4,5% ma il presidente Jerome Powell ha evidenziato allora che la riduzione è stata più incerta delle precedenti ed è stata più discussa tra i banchieri centrali Usa. I membri Fed hanno indicato due tagli dello 0,25% per quest’anno, invece dei quattro di settembre. Alcuni banchieri centrali hanno previsto uno o nessun taglio.

Powell ha parlato il 18 dicembre di «nuova fase» per i tassi sottolineando che la Fed sarà in futuro «cauta su ulteriori tagli». Il motivo è legato anche alla minore distanza dal tasso neutrale, quello che non comprime né stimola l’economia. Powell ha detto che i tassi sono ancora restrittivi, ma che si è ridotta la distanza dal livello neutrale stimato dai banchieri centrali Usa in media al 3%.

A dicembre la Fed ha alzato le stime sull’inflazione attesa negli Usa quest’anno al 2,5%, dal precedente 2,1% (secondo l’indice Pce). Si tratta di un aumento significativo legato agli ultimi numeri di inflazione, ma anche alle aspettative di un rialzo del carovita a causa delle politiche di Donald Trump, in particolare su dazi e immigrazione. Secondo JpMorgan dazi al 10% aumenterebbero l’inflazione negli Stati Uniti tra lo 0,3 e lo 0,6%.

Nello stesso tempo il pil e il mercato del lavoro negli Stati Uniti hanno mostrato segnali di ulteriore rafforzamento. La crescita del pil è attesa dalla Fed per il 2024 al 2,5% (invece che al 2% di settembre) e per quest’anno al 2,1% (invece che al 2%).

Intanto mentre la Fed potrebbe prendersi qualche mese di pausa prima del prossimo taglio, i banchieri centrali Bce (Villeroy, De Guindos, Lane) hanno assicurato che le riduzioni dei tassi proseguiranno nell’Eurozona se i dati economici resteranno in linea con le attese. (riproduzione riservata)



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