Un altro passo verso il 2%. L’inflazione è scesa a febbraio in Germania, Francia e Spagna, secondo i dati pubblicati dagli uffici di statistica nazionali. Il primo marzo uscirà il valore dell’Italia e quello dell’intera Eurozona che dovrebbe essere attorno al 2,5-2,6%, dal 2,8% di gennaio. La disinflazione sta proseguendo secondo le attese. Giovedì 29 febbraio è stato pubblicato anche l’indice sui prezzi Usa Pce che è calato a gennaio.
Diversi analisti di mercato ritengono che il target del 2% sarà raggiunto nell’Eurozona prima di quanto si aspetta la Bce. La banca centrale il 7 marzo dovrebbe rivedere al ribasso le proiezioni di crescita e inflazione, anche se potrebbe mostrare una maggiore resistenza il dato core, quello al netto di energia e cibo. Il primo taglio dei tassi è atteso dagli operatori a giugno.
I falchi vorrebbero aspettare nuovi dati, in particolare sui salari, per essere al sicuro contro un nuovo rialzo dell’inflazione. Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, ha detto che sarebbe «fatale» tagliare presto i tassi.
Le colombe invece mettono in guardia contro il rischio di un ritardo tale da causare un danno non necessario all’economia e la discesa dell’inflazione sotto il target del 2%.
L’obiettivo della Bce è simmetrico: Francoforte deve evitare con la stessa forza un’inflazione sotto o sopra il 2%.
Secondo le previsioni di mercato i tassi sui depositi, oggi al 4%, dovrebbero arrivare attorno al 3% a fine anno e al 2-2,5% l’anno prossimo.
L’inflazione a febbraio è scesa al 2,7% dal 3,1% di gennaio in Germania (ai minimi da giugno 2021), al 3,1% dal 3,4% in Francia e al 2,9% dal 3,5% in Spagna, con cali legati ai prezzi di energia e cibo. In Germania il dato core è rimasto stabile.
«I dati sull’inflazione tedesca portano un po’ di sollievo alla Bce e potrebbero sostenere le richieste di un taglio dei tassi piuttosto anticipato, soprattutto se si considera che il sentiment economico dell’Eurozona rimane negativo», ha sottolineato Ing che però ha evidenziato anche la resistenza dell’inflazione di fondo. «La Bce vorrà aspettare per essere del tutto sicura di quale sarà l’andamento dell’inflazione complessiva e sottostante. Perciò l’andamento dei salari rimane fondamentale e, a meno che l’economia non cada a picco, la Bce rimarrà in attesa di ulteriori dati», ha osservato Ing.
Luca Mezzomo, economista di Intesa Sanpaolo, si aspetta che il consiglio Bce del 7 marzo «prenda atto dei progressi verso la riconquista della stabilità dei prezzi, che emergeranno anche dalle previsioni dello staff». L’avvio della fase di taglio dei tassi per Mezzomo «è ormai imminente, ma è probabile che considerazioni legate al contenimento dei rischi reputazionali inducano a rinviare a giugno la prima mossa».
Anche negli Usa l’inflazione è in calo, nonostante il migliore andamento dell’economia rispetto all’Europa. Il carovita americano secondo l’indice preferito della Fed, il Pce (Personal Consumption Expenditures), è sceso a gennaio al 2,4%, dal 2,6% di dicembre, raggiungendo il livello più basso da quasi tre anni. Il picco è stato toccato al 7,1% nel giugno 2022, poco dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Il dato core è rimasto su livelli più alti, al 2,8% (con un rialzo mensile dello 0,4%), anche se in discesa dal 2,9% del mese precedente. Anche la Fed potrebbe iniziare il taglio dei tassi a giugno, secondo gli analisti.
Tornando all’Eurozona, la Bce è vicina a concludere i lavori sul nuovo framework operativo con cui la banca centrale orienterà i tassi di mercato e la liquidità in circolazione. Francoforte potrebbe annunciare il nuovo sistema dopo una riunione del 13 marzo secondo Reuters. In base alle indiscrezioni il tasso sui depositi resterebbe il «floor» a cui saranno legati i tassi interbancari overnight, ma il modello sarebbe «demand-driven» (come auspicato dal falco Isabel Schnabel) cioè basato sulla domanda di liquidità delle banche (con tasso principale, oggi al 4,5%, più vicino a quello sui depositi) e non sull’offerta della Bce. Sono però aperte le discussioni su estensione e scadenza media del portafoglio di titoli. Gli acquisti di bond servirebbero per garantire liquidità sufficiente ma i falchi vorrebbero ridurli al minimo. La Bundesbank inoltre vorrebbe aumentare le riserve obbligatorie delle banche (non remunerate) per ridurre le perdite di bilancio, arrivate a 21,6 miliardi nel 2023. (riproduzione riservata)