L’inflazione negli Stati Uniti scende al 4% nel mese di maggio, in calo rispetto al 4,9% di aprile scorso. Se si guarda il dato su base mensile, l’indice dei prezzi è salito solo dello 0,1% rispetto allo 0,4% di aprile. I dati di maggio 2023 sono i più bassi in assoluto dal marzo del 2021, il momento in cui l’inflazione ha poi iniziato la sua corsa al rialzo, fino a toccare il 9,1% l’estate scorsa, il suo punto più alto dagli ultimi 41 anni.
Un calo del 3,6% dei prezzi dell’energia su base mensile ha contribuito a tenere sotto controllo l’aumento del dato per il mese di maggio, mentre i prezzi del cibo sono aumentati solo dello 0,2%. La componente che ha maggiormente contribuito all’aumento dell’indice è stata quella relativa ai prezzi degli alloggi (+0,4% su base mensile) che costituiscono circa un terzo della ponderazione dell’indicatore. Insieme a questi ultimi anche i prezzi dei veicoli usati che sono aumentati del 4,4%, come ad aprile, mentre i servizi di trasporto sono saliti dello 0,8%.
Lo scenario è meno positivo se si guarda al dato sull’inflazione core. La cosiddetta componente di base è infatti aumentata dello 0,4% nel mese di maggio e si è attestata al 5,3%, solo in leggero calo rispetto al 5,5% di aprile scorso.
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Con i dati dell’inflazione complessiva in calo, secondo gli analisti, è probabile che la Federal Reserve opterà per una pausa nel suo percorso di rialzo dei tassi di interesse. Nella due giorni del Fomc, che finirà domani 14 giugno, gli analisti si aspettano che la banca centrale Usa lasci i tassi invariati tra il 5% e il 5,2%. Ma si tratterà solo di una pausa, non della fine dei rialzi.
Erik Weisman, chief economist e portfolio manager di Mfs Investment Management, sottolinea infatti che i mercati prevedono, con circa l’80% di possibilità, che la Fed a luglio aumenti i tassi di 25 punti percentuali. «Si tratta di un’ipotesi ragionevole e, a parte impennate imprevedibili dell’inflazione e nel mercato del lavoro, si tratterà probabilmente dell’ultimo rialzo», spiega l’esperto. Con i prezzi che continuano a scendere, Weisman si aspetta che l’inflazione di base sarà inferiore al 4% già entro la fine dell’anno, mentre il dato complessivo sui prezzi potrebbe già scendere al livello del 2 o 3%.
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Quanto a Jerome Powell, l’analista ritiene che il presidente della Fed dovrebbe parlare con più decisione, facendo osservazioni meno incentrate su ciò che potrebbe accadere e più in linea con la situazione attuale. «Inoltre», conclude Weisman, «la Fed farebbe bene a ricordare al mercato di non farsi prendere dall’entusiasmo per un eventuale taglio dei tassi. Un messaggio incoerente da parte della Fed questa settimana rischia di vanificare i risultati ottenuti dall’inizio del ciclo di rialzo dei tassi del gennaio 2022». (riproduzione riservata)