La manifattura europea non riparte. A maggio la produzione industriale in Italia è aumentata dello 0,5%, ma resta comunque in calo del 3,3% su base annua. Nel periodo marzo-maggio c’è stata una discesa dell’1,6% rispetto ai tre mesi precedenti. La media mobile a tre mesi è in flessione da fine 2021. La produzione industriale è così ancora inferiore di circa il 5% rispetto ai livelli pre-pandemia. Nel complesso gli ultimi dati italiani sono comunque migliori di quelli registrati nei giorni scorsi in Germania (-2,5% mensile a maggio, -6,7% annuo) e Francia (-2,1% mensile, -3,1% annuo). Ad aprile la produzione industriale dell’Eurozona era inferiore del 3% rispetto all’anno prima.
Dall’industria di conseguenza non arriva alcuna spinta all’economia europea che per il momento resiste grazie a servizi e domanda estera. Ma se la manifattura continuerà a essere debole, le conseguenze potrebbero farsi sentire anche sull’occupazione. Le imprese hanno mantenuto i posti di lavoro dopo il Covid ma potrebbero cambiare idea a fronte di una domanda interna debole in modo prolungato.
Dopo cinque trimestri di stagnazione, il pil dell’Eurozona è cresciuto dello 0,3% nel primo trimestre 2024. Alcuni osservatori hanno ipotizzato così una ripresa nel corso dell’anno, sulla spinta del maggiore potere d’acquisto dei lavoratori dovuto al calo dell’inflazione. Ma la debolezza della manifattura è ora un rischio per il recupero dell’economia. La fiducia delle imprese risente dei rischi geopolitici e politici e dell’attesa di minori tagli dei tassi rispetto a qualche mese fa.
I dati sulla produzione industriale sono un avvertimento anche per la Bce che rischia di pesare troppo sull’economia con un’eccessiva restrizione monetaria. È quasi impossibile che Francoforte tagli i tassi a luglio, mentre la riduzione è considerata probabile al 75% dai mercati per settembre. In ogni caso la politica monetaria comprimerà l’economia anche nel 2025 a causa dei rialzi passati e della riduzione in corso del bilancio Bce.
Per quanto riguarda l’Italia, «il periodo di debolezza industriale non è ancora finito», secondo Paolo Pizzoli, economista senior di Ing. «Le recenti indagini congiunturali sulle imprese industriali non indicano un imminente miglioramento della produzione industriale. I sottoindici della produzione e del portafoglio ordini sono scesi ulteriormente a giugno, raggiungendo il livello più basso da dicembre 2020».
Per Pizzoli «anche ipotizzando un altro lieve aumento della produzione a giugno, nel secondo trimestre la produzione industriale sembra destinata a registrare la quinta contrazione trimestrale consecutiva, suggerendo che l’industria non sarà un motore di crescita nel trimestre». Secondo l’economista di Ing «nel secondo trimestre la crescita del pil italiano non replicherà la sorprendente forza del primo trimestre. Prevediamo un aumento trimestrale dello 0,2%, trainato dai servizi».
Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta all’assemblea Abi ha indicato una crescita italiana nel secondo trimestre «nello stesso ordine di grandezza» rispetto a quella del primo (+0,3%). Per l’intero 2024 le previsioni di Consensus Economics indicano un aumento del pil dello 0,8%. Secondo i dati Istat la crescita acquisita per il 2024 è pari allo 0,6%. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha detto che l’obiettivo di crescita dell'1% per il 2024 previsto dal Def «è ampiamente alla nostra portata».
Il Paese più in difficoltà in Europa resta comunque la Germania. Non è certo una notizia positiva per l’Italia considerando le interconnessioni tra le due economie. «Ci sono sempre maggiori indizi che la Germania vedrà solo una moderata ripresa, nella migliore delle ipotesi, nella seconda metà dell'anno», ha rilevato Commerzbank. (riproduzione riservata)