L’Europa deve prepararsi a un possibile attacco russo contro un Paese Nato entro la fine del decennio e mettere la propria economia «sul piede di guerra», coinvolgendo anche l’industria automobilistica. È l’avvertimento lanciato dall’ex segretario generale della Nato ed ex premier danese Anders Fogh Rasmussen in un’intervista a Repubblica.
Secondo Rasmussen, il continente si trova «in uno stato di emergenza per la sicurezza» e non può più permettersi di dipendere in modo eccessivo dagli Stati Uniti. «Dobbiamo rafforzare la nostra autonomia da Washington», ha detto durante una missione a Washington.
Il nodo, per l’ex numero uno dell’Alleanza atlantica, non riguarda tanto le forze armate quanto la capacità industriale: «Abbiamo le forze necessarie, ma non l’equipaggiamento militare. C’è una lunga lista di cose da fare, dai trasporti ai satelliti». Da qui l’appello a mobilitare il sistema produttivo europeo, a partire da uno dei suoi pilastri: l’auto.
«Le aziende automobilistiche europee, che oggi hanno un surplus di capacità produttiva, dovrebbero usarla per produrre equipaggiamenti militari, come fecero gli Stati Uniti nel 1941», ha affermato. Alla domanda se si riferisse in particolare alle industrie di Germania, Italia e Francia, Rasmussen ha risposto senza esitazioni: «Sì».
Non si tratterebbe, ha precisato, di chiudere stabilimenti civili di marchi come Mercedes o Fiat per convertirli integralmente alla produzione di carri armati. «Ma queste aziende producono auto che non hanno abbastanza mercato, quindi potrebbero mettere la loro capacità in eccesso al servizio dell’industria militare», ha spiegato, escludendo qualsiasi parallelismo storico con la Germania nazista: «Noi vogliamo produrre mezzi militari per difenderci, non per scatenare guerre». (riproduzione riservata)