Post Merkel complicato per la Germania, ma senza traumi per i mercati. Le piazze finanziarie scontano infatti che negli scenari più probabili per il prossimo governo tedesco sia compreso il partito liberale Fdp, ovvero la parte politica più business-friendly. L'esito delle elezioni tedesche non ha quindi sconvolto le principali borse europee nella prima seduta di settimana, quando sono invece tornate a guardare alla Cina. A preoccupare, oltre al caso Evergrande, i timori per il potenziale "energy crunch", dato che secondo alcuni osservatori la crescente domanda di energia faticherà a essere soddisfatta dagli attuali livelli di produzione di petrolio.
Milano guadagna in chiusura lo 0,63% sopra i 26 mila punti (26.132), seguita da Francoforte +0,30%, Parigi +0,24% e Londra +0,20%. Wall Street prosegue contrastata (+0,41% il Dow Jones, -0,19% l'S&P e -0,61% il Nasdaq).
Sul fronte dei dati macro, in agosto, gli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti hanno registrato un aumento superiore alle attese. Come riporta il dipartimento al Commercio, gli ordini di beni destinati a durare più di tre anni sono aumentati dell'1,8% rispetto al mese precedente (dato rivisto da -0,1% a +0,5%) a 263,5 miliardi di dollari, gli analisti attendevano un aumento dello 0,6%. Si è trattato del quindicesimo rialzo negli ultimi sedici mesi.
Intanto il petrolio continua il suo rally su nuovi massimi: il Wti guadagna l'1,87% a 75,42 dollari al barile, seguito dal Brent sale all'1,80% a 78,64 dollari. Stabile l'oro (-0,03%) che continua a mantenersi sulla soglia dei 1.751 dollari l'oncia. Nel valutario la moneta unica si indebolisce sul dollaro (-0,18%) ma si mantiene a 1,17. Sul mercato bbligazionario il rendimento del Btp decennale è in rialzo allo 0,79%, mentre lo spread Btp/Bund è a 102 punti. (riproduzione riservata)