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Fabio Panetta
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L’euro è un pilastro dell’autonomia strategica dell’area. Ora servono gli eurobond. L’analisi di Panetta (Bankitalia)

26 gennaio 2024, 21:00

Il renminbi ha superato l’euro negli scambi commerciali globali. L’Eurozona deve rafforzarsi per pesare a livello internazionale. Anche con titoli sovrani comuni e Capital Markets Union. L’analisi del governatore della Banca d’Italia

Il renminbi cinese a fine 2023 ha superato l’euro ed è diventato la seconda valuta più utilizzata al mondo per transazioni commerciali internazionali dopo il dollaro. Se si osservano i dati sui pagamenti, il renminbi ha sorpassato lo yen ed è ora al quarto posto globale dopo dollaro, euro e sterlina. I numeri indicano che la Cina sta promuovendo sempre più la moneta in ambito internazionale, come indica la crescente quantità di scambi con la Russia regolati in renminbi. Si iniziano così a vedere primi effetti sulle valute della frammentazione politica globale. «Non possiamo escludere l’eventualità che negli anni a venire la politica influenzi in misura crescente la configurazione del sistema finanziario internazionale. E viceversa», ha osservato il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta in un’intervento a Riga sul ruolo strategico dell’euro.

L’importanza della valuta per l’autonomia strategica

Sta emergendo l’importanza della valuta per garantire l’autonomia strategica di un’area. Si parla spesso di «privilegio esorbitante» del dollaro, ma di solito lo si fa soprattutto per ragioni economiche. La guerra in Ucraina ha aperto uno scenario diverso nel quale «i vantaggi pecuniari sono solo una parte della storia», come ha detto Panetta. «Un Paese che emette una valuta internazionale, e che quindi non ha bisogno di ricorrere ad altre valute per effettuare pagamenti e operazioni finanziarie, è meno esposto alle pressioni di carattere finanziario provenienti da altre nazioni, incluse quelle ostili», ha osservato.

I conflitti in Ucraina e Medio Oriente sono così un campanello d’allarme per l’Europa anche a livello monetario, non solo per la difesa e l’energia. Il ruolo internazionale dell’euro è legato in modo diretto all’integrazione finanziaria dell’Eurozona (si veda grafico in pagina). È calato dopo il fallimento di Lehman Brothers e la crisi del debito sovrano che ha sollevato timori persino su una spaccatura dell’area. Si è ripreso dopo il whatever it takes di Mario Draghi. Durante la pandemia ha subìto un lieve contraccolpo, ma poi ha resistito bene. L’andamento degli ultimi 15 anni è legato alle risposte europee alle emergenze: sono state inadeguate quelle alla crisi finanziaria, positive quelle per il Covid (basti pensare all’avvio del Next Generation Eu).

Il potenziale inespresso dell’euro

Nel complesso però oggi l’integrazione finanziaria è ancora sui livelli del 2003-2004, «un risultato certamente inferiore alle aspirazioni iniziali della Commissione Ue», ha rilevato il governatore di Bankitalia, che ha parlato di «potenziale tuttora inespresso» dell’euro. Oggi è denominato in euro il 20% delle riserve valutarie globali: la quota del dollaro è superiore di circa tre volte, nonostante l’economia Usa e quella Ue abbiano dimensioni comparabili.

Il mutato contesto geopolitico richiede passi avanti nell’integrazione europea. Occorre una valuta forte in grado di dare stabilità, senza che questa sia utilizzata come un’arma, come ha rilevato Panetta. Il governatore di Bankitalia ha indicato una ricetta in tre punti per rafforzare l’Eurozona: occorrono «strumenti di intervento in grado di garantire stabilità macroeconomica, un mercato dei capitali efficiente e integrato, infrastrutture di pagamento e di mercato all’avanguardia tecnologica».

La ricetta di Panetta

Quanto al primo punto, gli investitori esteri punteranno sull’euro se l’area avrà gli strumenti per affrontare momenti di crisi, di recessione o di alta/bassa inflazione. Perciò servono politiche macroeconomiche «credibili, efficaci e anticicliche» secondo Panetta. Dopo la pandemia è tornata la sfiducia tra Paesi, come hanno evidenziato anche le negoziazioni sul Patto di Stabilità.

Riguardo al secondo punto, la Capital Markets Union, i problemi secondo Panetta sono l’assenza di una vera Unione Bancaria (le attività domestiche delle banche sono quattro volte quelle verso altri Paesi dell’Eurozona) e la mancanza di titoli sovrani comuni. Gli eurobond servirebbero per i prezzi delle attività rischiose, per l’impiego di collaterale, per la diversificazione delle esposizioni e per le riserve internazionali. I bond di NextGenEu sono stati «un primo passo positivo» ma emissioni episodiche non bastano per Panetta: serve un’offerta «stabile e regolare». Su questo fronte i Paesi del Nord temono la mutualizzazione del debito, quelli del Sud sono lenti a mettere in ordine i conti pubblici. Un mercato dei capitali unico aiuterebbe molto il finanziamento della transizione energetica e digitale. Infine Panetta ha indicato l’importanza dell’euro digitale e delle infrastrutture di pagamento e di mercato.

Questi elementi saranno determinanti perché l’euro non perda peso a livello internazionale e magari possa esprimere parte del potenziale inespresso. La moneta unica, come ha detto Panetta, è una «clausola di difesa collettiva» per i Paesi dell’Eurozona in un contesto geopolitico sempre più complesso. (riproduzione riservata)



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