La Fed apre oggi, 28 gennaio, la sua due giorni di politica monetaria. Le attese del mercato propendono per tassi di interesse invariati al 4,25%-4,50%. L'economia statunitense sta entrando nel 2025 con un buon slancio e l'agenda economica di Trump ha migliorato il sentiment negli Stati Uniti. Il rischio di un aumento della crescita è maggiore di quello di un rallentamento. E il mercato si aspetta uno o due tagli dei tassi nel 2025.
Invece, gli investitori si aspettano che Francoforte il 30 gennaio tagli i tassi di 25 punti base e cercheranno indizi nelle parole della presidente, Christine Lagarde, su potenziali ulteriori riduzioni. Anche perché in Europa le prospettive sono molto più complesse e incerte. Molto dipenderà dall'esito delle elezioni in Germania e dalla durata del governo francese, nonché dalla fine o meno della guerra in Ucraina. Milanofinanza.it ha intervistato in merito Geoff Yu, Emea Market Strategist di BNY, cercando anche di capire come si muoverà di riflesso il cambio euro-dollaro.
Risposta: Riteniamo che probabilmente il prossimo taglio dei tassi di interesse da parte della Fed sarà a giugno, mentre questa settimana ci aspettiamo che la Bce tagli i tassi di 25 punti base, per un totale di 1/1,25 punti base di tagli da qui a fine anno. Nei mercati è sempre una questione di rischi. Stiamo, quindi, anche riconoscendo la probabilità che gli Stati Uniti taglieranno un po’ meno rispetto alle aspettative e la possibilità che la Bce tagli un po' di più rispetto alle attese, ma nel complesso sono d’accordo su come i mercati stanno attualmente prezzando i tagli di quest'anno. Mi aspetto quattro tagli dei tassi da parte della Bce, uno a trimestre.
Anche per la Fed ci sarà un percorso simile. Ma si parla di uno, forse due tagli dei tassi. Invece non sono allineato con le aspettative del mercato per quanto riguarda la Banca d’Inghilterra, infatti credo che vedremo almeno quattro tagli, mentre i mercati fino a poche settimane fa ne contavano solo due. Quindi, nel caso della BoE potrebbe esserci un cambiamento delle aspettative.
R: In questo contesto, per quanto riguarda il cambio euro-dollaro, mi aspettavo che l’anno scorso andasse a 1. Ho previsto un euro debole ed è successo, infatti il cambio è arrivato a 1,02-1,01. Questa è l’attuale direzione. Tuttavia, credo che l'euro a questi livelli sia sottovalutato o meglio penso che il dollaro stia diventando caro. Tutto il mercato, non solo quello valutario ma anche quello azionario e obbligazionario, secondo me, è troppo sbilanciato verso gli Stati Uniti. Non sto dicendo che sia sbagliato, voglio essere chiaro, ma su una scala da 1 a 10, se le persone sono esposte verso gli Stati Uniti per 12, potrebbero portare questo valore a 10 e guadagnare comunque molto. Mentre sugli asset europei, su una scala da 4 o 5, si può arrivare a 6. BNY detiene 52 trilioni di asset in custodia. Possiamo vedere cosa comprano e vendono i nostri clienti. E per quanto riguarda l'euro, i nostri clienti, specialmente quelli non dell'Eurozona, ma quelli dell’Asia e degli Stati Uniti sono molto corti sull’euro, quindi sono molto coperti sulla moneta unica. Questa situazione si è già verificata venti anni fa quando il cambio euro-dollaro è andato sotto la parità.
R: Per cambiare questo quadro è necessario che la Germania avvii importanti riforme, seguendo il rapporto Draghi, in modo da tornare a crescere più forte di prima. Tornando a oggi, se l'euro-dollaro torna sulla parità, ritengo che gli asset dell'Eurozona siano a buon mercato, anche a livello azionario. Se poi la Cina dovesse stimolare ulteriormente la sua economia, anche questo potrebbe aiutare l’euro. Se anche gli Stati Uniti stimolano la loro economica, come stanno facendo, saranno di aiuto alla moneta unica. Inoltre, in questo momento la nuova amministrazione sembra più concentrata su Cina, Messico e Canada, il che crea meno pressioni sull’Europa.
R: Quest’anno, comunque, l’euro potrebbe non andare molto più in alto dell’attuale livello. Infatti prevedo un cambio euro-dollaro a 1,02-1,04, non lontano dai livelli attuali, è il mio obiettivo per quest’anno. L’esito delle elezioni in Germania è importante, ma secondo me lo è ancora di più vedere cosa accadrà dopo: se ci saranno, ad esempio, maggiori investimenti nel paese oppure no. Questo può avere conseguenze rilevanti anche per l’euro. Al momento, l'approccio è wait and see anche nei confronti della nuova amministrazione statunitense. Le tariffe, annunciate di recente, sono state inferiori alle attese. Finora l’approccio al commercio è stato più cauto del previsto. La nuova amministrazione sta anche cercando la via del dialogo, persino con le controparti cinesi, il che è sicuramente un segnale positivo.
R: Oltre all’euro considero sottovalutata la corona svedese perché probabilmente non ci saranno molti tagli dei tassi in Svezia. Anche la sterlina non è costosa, ma preferisco l’euro. Invece, il franco svizzero è caro, ma continuerà a rafforzarsi. Quanto alle valute emergenti, quella coreana è conveniente come il dollaro di Taiwan. Infine, la banca centrale giapponese la scorsa settimana ha alzato i tassi, rafforzando lo yen che continuerà a riprendersi visto che scambia su livelli troppo sacrificati. (riproduzione riservata)