Con la fine dell'anno si rafforzano le misure di controllo sulle criptoattività. Il Comitato per le politiche macroprudenziali nella riunione del 4 dicembre, presieduta dal governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta e alla quale ha preso parte il presidente della Consob Paolo Savona, ha lanciato un caveat perché i rischi connessi alle cripto potrebbero aumentare per le interconnessioni con il sistema finanziario e per la frammentazione regolamentare a livello internazionale. Nella circostanza è stato annunciato che il Mef ha deciso di fare approfondimenti sull'adeguatezza dei presidi per gli investimenti in criptoattività da parte di investitori al dettaglio.
Intanto gli operatori in cripto iscritti nel registro Oam (Organismo degli Agenti Mediatori) per continuare a operare dovranno presentare domanda di autorizzazione, secondo il Regolamento europeo Micar, entro il 30 dicembre. La Consob ha dettato istruzioni perché i revisori dei bilanci delle società quotate indichino nelle schede di controllo gli eventuali investimenti in criptoattività.
Intanto è stata costituita Qivalis, joint-venture con sede ad Amsterdam di dieci banche europee, tra le quali le italiane Unicredit e Banca Sella, che in questi giorni, sottoposta alla Vigilanza della Banca d'Olanda e della Bce, ha lanciato la prima stablecoin in euro. Nel contempo viene altresì proposto dalla Commissione Ue il rafforzamento dei poteri dell'Esma (l’authority europea dei mercati) con diretta efficacia nei Paesi comunitari. In futuro potrà valere anche per le attività in questione.
Naturalmente si pone un problema di coerenza con i poteri della Consob e, più in generale, con l'ordinamento europeo delle autorità di regolazione e controllo che andrebbero riformate.
Ci si deve chiedere a questo punto se la normativa regolatrice delle cripto del tipo anzidetto sia adeguata. Esse, come noto, hanno una valuta di riferimento per la stabilità del loro valore. Tuttavia, come ha più volte fatto presente Panetta, in mancanza di regole adeguate si possono generare rischi per i risparmiatori, per la stabilità finanziaria e per la moneta. Può concorrere ad alimentare questi rischi l'accennata frammentazione delle discipline a livello globale, a cominciare da quella vigente negli Usa - il Genius Act - diversa, nella sua ratio e nell'impostazione, da quelle che stanno prendendo piede a livello europeo.
Per la natura stessa della finanza digitale, che non ha confini fisici, un'armonizzazione delle diverse discipline e dei controlli è inevitabile. Nell'Unione si è iniziato ad adottare la normativa Micar. Ma è insufficiente. L’interconnessione con l'operare delle banche rende necessaria sulle stablecoin una Vigilanza del tipo di quella bancaria. Non ci si riferisce qui alle altre criptoattività, che, senza neppure l'aggancio a una valuta, presentano rischi ancora maggiori e per esse può valere il parallelo di una puntata al casinò per chi vi investe. I controlli devono essere di gran lunga maggiori. Ma non si può immaginare un prestatore di ultima istanza, nei casi di dissesto, individuabile nelle banche centrali, considerata la necessaria consapevolezza, da parte di chi opera, della straordinaria aleatorietà dell'investimento, che non può essere assunta dallo Stato.
Tutto ciò pone anche l'esigenza della conoscenza della tecnologia che è alla base dell'impostazione distribuita, delle chiavi di accesso, dei diversi concreti funzionamenti per la generazione di questi asset. Sono tutte misure da adottare con urgenza, mentre le autorità nazionali - Banca d'Italia, Consob - si stanno spingendo fino al massimo consentito dai loro poteri. È necessaria pure un'azione informativa e di alfabetizzazione che dev'essere parte della più ampia educazione finanziaria.
Ma con le stablecoin l'intervento delle banche riempie anche dei vuoti che invece dovrebbero essere colmati appropriatamente, nella maniera più efficace, dall'euro digitale. E qui occorre una definitiva chiarezza da parte del trilogo europeo (Parlamento, Commissione e Consiglio). Non si può stare oltre in mezzo al guado.
Il modo per prevenire il dilagare di criptovalute è imboccare con decisione la strada dell'istituzione dell'euro digitale, superando remore e temporeggiamenti, ma anche pressioni da quella parte del mondo finanziario che preme per la diffusione delle cripto proprio come azione preventiva rispetto all'ipotesi dell'avvento dell'euro digitale.
Del resto negli Usa la determinazione di Trump per perché si diffondano le stablecoin - nell'interesse anche di propri familiari investitori - ha lo scopo annunciato di fare degli Usa la capitale delle criptoattività, tanto da avere proibito alla Federal Reserve di gran progettare il dollaro digitale.
È insomma una lezione che dobbiamo ricevere «a contrario». È la tutela del risparmio in tutte le sue forme che deve guidare l'azione per regolare e controllare questo settore non più in statu nascenti. (riproduzione riservata)