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Design unico e riconoscibile, eccezionale tecnica orafa, collezioni storiche e atemporali. Da 141 anni Bulgari crea capolavori di alta gioielleria dal valore inestimabile, circondati da gemme rare incastonate con minuzia. «Dietro a ogni creazione ci sono le mani intelligenti dei maestri artigiani», ama ripetere Jean-Christophe Babin, amministratore delegato della maison che, dal 2011, è parte del gruppo LVMH. Anche la tradizione gioielliera tuttavia negli ultimi anni ha incontrato l’IA generativa per creare interazioni emozionali tra il prodotto, il marchio e le persone. «Siamo convinti che l’innovazione tecnologica possa portare un enorme valore differenziante, anche in un brand come il nostro, legato a doppio filo alla creatività e alla bravura dei suoi orafi. Abbiamo usato l’IA per personalizzare e ottimizzare la retail experience, creando esperienze phygital uniche per i nostri clienti e portando un po’ di boutique a casa loro», dichiara Ezio Dadone, jewellery industrialization & manufacturing senior director della maison.

«Abbiamo integrato l’IA anche nei processi di design e creazione, utilizzando algoritmi avanzati per analizzare milioni di combinazioni di forme, colori e materiali. Questo approccio permette ai nostri stilisti di esplorare nuove possibilità estetiche con una rapidità e precisione senza precedenti, mantenendo però inalterata la sensibilità artistica che contraddistingue ogni pezzo».
Da oltre un anno, Bulgari lavora a uno dei suoi progetti più innovativi, il digital twin dell’artigiano incastonatore. «Sarà presentato a metà ottobre nella nostra Manifattura di Valenza». La Manifattura Bulgari è il più grande sito di produzione di gioielleria preziosa monomarca al mondo, con una superficie complessiva di 33mila metri quadrati. «Il digital twin non sostituirà i nostri artigiani, anzi: prevediamo l’assunzione di 500 nuovi orafi entro il 2029, creando nuove opportunità per le generazioni attuali e future di talentuosi maestri e perpetuando il genio e l’arte del made in Italy. L’obiettivo, piuttosto, è di alleggerire l’artigiano da fasi ripetitive, restituendogli tempo e spazio per concentrarsi sull’essenza del suo mestiere: dare forma a capolavori preziosi. Il vero progresso si realizza quando la tecnica sostiene l’ingegno e la manualità creativa».

L’annuncio del gemello digitale è arrivato durante la prima edizione di The Vicenza Symposium, evento internazionale dedicato all’innovazione nella gioielleria e nel fashion tech organizzato da Italian Exhibition Group (IEG), in partnership con Legor Group e Progold, che dal 2 al 4 settembre ha raccolto 21 speaker internazionali provenienti da Usa, Regno Unito, Italia, Francia, Svizzera, Germania e Thailandia per discutere di intelligenza artificiale, stampa 3D, sostenibilità, innovazione dei processi, materiali, design e tracciabilità. «Le trasformazioni in atto impongono una riflessione profonda su come vogliamo produrre, innovare e creare valore», spiega Damiano Zito, presidente del Simposio e chairman e ceo di Progold.

«Abbiamo dato vita al Simposio per rispondere a questa esigenza, offrendo uno spazio di dialogo tra scienza, industria e cultura del fare. Mettere in rete le migliori competenze internazionali significa non solo anticipare il futuro, ma anche guidarlo con consapevolezza, visione e responsabilità».
