La recessione ci sarà, ma sarà lieve. E per la prima volta nella storia recente «gli analisti l’hanno già messa in conto e il mercato l’ha in parte scontata». Così Maria Paola Toschi, global market strategist di Jp Morgan Am, ha sintetizzato le aspettative per il 2023 del colosso dell’asset management, emanazione della prima banca d’investimento al mondo. «Un anno negativo per l’economia, ma migliore per i mercati» è il titolo dell’outlook della società di gestione, basato su un’aspettativa: il mercato ha già scontato la gran parte delle possibili notizie macroeconomiche e dopo l’anomalia del 2022, anno in cui sia l’azionario sia l’obbligazionario si sono mossi in territorio negativo, la ripresa appare molto probabile.
Nello scenario base di Jp Morgan Am, cui Toschi attribuisce «una probabilità di realizzarsi nell’ordine del 60%, contro il 25% circa dello scenario rialzista e il 15% di quello ribassista», sui mercati sviluppati dovrebbe verificarsi una lieve recessione, compensata in parte dalla frenata dell’inflazione, che dovrebbe essere favorita da due fattori. Primo, ha elencato Toschi, «il parziale indebolimento del mercato del lavoro». Secondo, «la normalizzazione delle catene di fornitura grazie anche alla ripartenza della Cina». In generale, il carovita negli Stati Uniti dovrebbe aver già raggiunto il suo picco, mentre in Europa e Regno Unito il raffreddamento dei prezzi al consumo dovrebbe avvenire a cavallo tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo.
A contribuire alla recessione potrebbe essere in particolare il mercato immobiliare, in virtù del forte aumento del costo dei mutui negli Usa, anche se rispetto al 2008 la quota di subprime si è più che dimezzata. Inoltre il settore finanziario è in buona salute, con i tassi core Cet1 dei Paesi sviluppati ben più solidi del 2009. «L’Eba ha segnalato il rischio deterioramento per alcuni portafogli di crediti bancari», ha precisato Toschi, «ma la situazione di partenza rimane solida». Sul fronte delle politiche monetarie infine Jp Morgan Am non nega ulteriori rialzi, anche se «le banche centrali si avviano verso la moderazione delle strette. Addirittura», ha proseguito Toschi, «dopo il dato sull’inflazione Usa uscito in settimana potremmo ipotizzare un solo rialzo da 25 punti base nelle prossime riunioni Fed anziché i due già previsti». Nel complesso la banca centrale americana dovrebbe arrivare a un tasso terminale intorno al 5%, la Bce al 3% e la BoE al 4,5%.
A livello di portafoglio il reddito fisso confermerà il suo appeal sia per via del ritorno dei rendimenti dopo «una fase distorsiva a causa dell’eccesso di liquidità e politiche monetarie troppo espansive» sia per il suo ruolo di diversificazione e decorrelazione. Quanto all’azionario, pur prevedendo un calo degli utili «dovuto alla fine dell’effetto ripresa post-Covid e alla normalizzazione delle società di commodity», Toschi ritiene che i mercati abbiano già incorporato quest’anno le stime di contrazione e con valutazioni basse come quelle attuali il rimbalzo appare probabile. «Lo stile value continuerà a sovraperformare, ma la rotazione è ormai avvenuta e il growth, sgonfiato degli eccessi post-pandemici, torna attraente soprattutto in chiave di investimenti tech». Attenzione particolare la meritano infine i dividendi. Le società che staccano cedole più elevate, secondo Jp Morgan Am, sono tra le più interessanti in cui investire, visto che «le aziende che storicamente offrono dividendi elevati tendono a non ridurli anche se gli utili sono sotto pressione», ha concluso Toschi. (riproduzione riservata)