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Jp Morgan, attivi reali e mercati emergenti per ottenere un alto rendimento
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Jp Morgan, attivi reali e mercati emergenti per ottenere un alto rendimento

di Marco Vignali
12 novembre 2020, 15:00

L'asset manager ha rivisto al ribasso i rendimenti delle azioni globali al 4,8% e stima tassi rasenti lo zero fino al 2024. Puntare sugli asset reali, come immobiliare, infrastrutture, trasporti. E prediligere gli emerging markets, la cui produttività converge sempre più verso il livello dei Paesi sviluppati

Jp Morgan Asset Management ha pubblicato la nuova edizione del report Long-Term Capital Market Assumptions relativa al 2021, volta a fornire indicazioni su un orizzonte temporale di 10-15 anni, con uno sguardo alle dinamiche di mercato attuali, quest’anno incentrate su alcuni temi, come le politiche fiscali e monetarie adottate per affrontare la crisi da Covid-19. In questa edizione, la numero venticinque della sua storia, le previsioni di crescita e inflazione a lungo termine hanno subito aggiustamenti tutto sommato lievi, mentre le aspettative di rendimento degli attivi quotati sono diminuite in maniera significativa.
 
"Mentre l'economia globale inizia a muoversi verso un nuovo ciclo economico, prevediamo che l'ampio dispiegamento di stimoli monetari e fiscali avrà un'impronta duratura a livello globale", ha commentato John Bilton, head of global multi-asset strategy di Jp Morgan Asset Management, "per navigare nel nuovo decennio, gli investitori possono prendere in considerazione la possibilità di diversificare gli attivi tradizionali, che non riescono più a offrire reddito, con attivi alternativi che sfruttano appieno i compromessi che un portafoglio può tollerare per trovare rendimenti potenziali più elevati".
 
“La pandemia globale ha causato la recessione più acuta e anche il rimbalzo più veloce mai registrati. Stiamo ora intraprendendo un nuovo ciclo economico, caratterizzato da una politica monetaria e fiscale sincronizzata", ha sottolineato invece Thushka Maharaj, global multi-asset strategist, evidenziando che “i punti di partenza più bassi causati dalla recessione da Covid-19 ci inducono ad aggiungere un piccolo bonus ciclico alla maggior parte delle proiezioni di crescita del pil. Le nostre prospettive di crescita dei mercati emergenti continuano a superare i mercati sviluppati poiché la produttività degli emerging markets e il capitale umano convergono gradualmente verso i livelli dei Paesi sviluppati ".
 
Analizzando le tematiche macroeconomiche, per quanto riguarda la crescita globale, le proiezioni sono leggermente più alte quest'anno, con un aumento previsto in media di 10 punti base, al 2,4%, nei prossimi 10-15 anni. “Ciò è determinato dall'aumento dello 0,1% nelle nostre previsioni dei mercati sviluppati all’1,6%”, si legge nel report “che riflette l’extra crescita ciclica, che attribuiamo alle economie in uscita dalla recessione, e colmano i loro gap di produzione, mentre la nostra previsione sui mercati emergenti è invariata, al 3,9%. In compensazione di un leggero calo nel trend vediamo un’extra crescita ciclica”.
 
L’inflazione globale aggregata è rimasta al 2,2%, mentre per quanto riguarda la politica monetaria e fiscale gli analisti si aspettano “uno stimolo fiscale più attivo che in qualsiasi altra era in tempo di pace nella storia finanziaria moderna”, con le due politiche che “dovrebbero andare nella stessa direzione per raggiungere gli obiettivi economici”. Secondo gli strategist, una spesa fiscale più elevata è inevitabile nel prossimo ciclo, ed è un cambiamento che va accolto positivamente ma con cautela, poiché un'espansione fiscale mal eseguita può avere effetti negativi successivi. Inoltre, per Jp Morgan è probabile che anche nel prossimo periodo ci sia un elevato ricorso alla leva finanziaria, con le Banche centrali che non avranno altra scelta, se non concentrarsi meno sul tenere sotto controllo l'inflazione e più sullo stimolare e mantenere la stabilità finanziaria.
 
Alla luce di quanto esposto, per Jp Morgan l'impatto più netto sarà per le azioni statunitensi delle società a grande capitalizzazione, per le quali la previsione di rendimento scende dell’1,5%, al 4,1%. “Questo porta i rendimenti delle azioni globali al ribasso dell’1,2%, al 4,8%, mentre per le azioni globali, Stati Uniti esclusi, la previsione è in calo dello 0,7%, al 5,8%, il che implica previsioni migliori per alcuni mercati al di fuori degli Stati Uniti”, si legge nel report.
 
Per quanto riguarda il reddito fisso, è probabile che la maggior parte dei titoli di Stato fornirà rendimenti reali negativi nei prossimi 10-15 anni. “Le nostre stime dei rendimenti di equilibrio sono invariate per liquidità e obbligazioni a 30 anni nella maggior parte delle valute”, viene evidenziato nel Long-Term Capital Market Assumptions, “ma sono moderatamente inferiori sui dieci anni, per consentire una maggiore domanda strutturale nella parte centrale della curva con l’ampliamento dei bilanci delle Banche centrali. Con le Banche centrali globali impegnate a mantenere tassi bassi per un periodo prolungato, escludiamo qualsiasi aspettativa di normalizzazione dei tassi almeno fino al 2024”.
 
Per Jp Morgan meglio quindi puntare sugli attivi reali, “i cui rendimenti hanno tenuto molto bene. Le nostre previsioni per l’immobiliare core aumentano dello 0,1% negli Stati Uniti e nella regione Asia-Pacifico, rispettivamente a 5,9% e 6,6%, mentre per l’Europa, Regno Unito escluso, sono invariate al 5%”. Anche le infrastrutture e i trasporti offrono rendimenti elevati agli investitori, con i rendimenti azionari delle infrastrutture core globali in aumento dello 0,1%, al 6,1%.
 
Le previsioni sul private equity ponderate per la capitalizzazione sono invece diminuite dell’1,1%, al 7,7%, a causa delle valutazioni più elevate e della concorrenza tra i potenziali acquirenti, in combinazione con un rallentamento della raccolta di risorse e maggiori cambiamenti strutturali. Infine, le proiezioni sulle strategie hedge fund sono calate quest'anno, riflettendo i rendimenti inferiori disponibili negli asset quotati. (riproduzione riservata)



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