Oggi a Jackson Hole (Usa) inizia l'annuale simposio dei banchieri centrali promosso dalla Federal Reserve. Il titolo del convegno sembra lontano dall'immediatezza dei problemi («Cambiamenti strutturali nell'economia globale») ma, pur avendo cura i banchieri di non anticipare informazioni su eventuali scelte delle prossime settimane, la situazione attuale finisce con il non essere trascurata.
Oggi parla il presidente della Fed Jerome Powell; è previsto altresì che prenda la parola anche Christine Lagarde. Entrambe le banche centrali, Fed e Bce, sono chiamate a decidere sui tassi di riferimento a metà settembre. Altre volte da Jackson Hole sono venuti spunti molto interessanti, ma non sono mancate circostanze in cui questo o quel banchiere di rilievo non è intervenuto oppure in cui, sia pure molto marginalmente, sono state svolte considerazioni su una crisi finanziaria incombente e sui rischi in formazione, ma ad esse non si è prestato alcun ascolto, come è accaduto per la crisi del 2008, poi effettivamente diffusasi per l'effetto-domino.
Se i principali banchieri centrali offriranno argomenti dai quali si potrà cominciare a dedurre l'orientamento che si sta formando per le prossime decisioni di politica monetaria - cominciando dal tema riguardante se a settembre vi sarà o no la pausa negli aumenti dei tassi oppure se l'interruzione verrà rinviata - allora, concentrandosi sulla fase attraversata dall'Italia, ciò non potrà non iniziare a influire sul dibattito, anche pubblico, sulla preparazione della prossima Legge di Bilancio. Prima ancora potrà influire sulla Nadef, da redigere per il 20 settembre, dopo che tra il 10 e l'11 del mese la Commissione Ue avrà rilasciato le tradizionali previsioni economiche. Insomma, si discute a Jackson Hole ma si parlerà a nuora perché una serie di suocere (ivi compresa l'Italia) intendano. Con il rischio di recessione nell'area e con le difficoltà di Germania e Olanda bisognerà comunque fare i conti.
L’altro punto cruciale concerne la riforma del Patto di Stabilità. La politica monetaria e le misure economico-istituzionali dell'Unione costituiscono condizioni e vincoli per la manovra annuale in Italia, anche se bisogna essere certi che, se pur mancasse un Patto come quello da rivisitare e si fosse privi di una disciplina comunitaria, i mercati, gli investitori, le istituzioni estere e gli altri Paesi farebbero sentire il loro peso condizionante. Una riforma del Patto è in ogni caso necessaria; il ritorno della vigenza del Patto come era prima della sospensione sarebbe decisamente negativo; è però difficile conseguire un ulteriore allungamento della sospensione, anche se la vicinanza alle elezioni europee e alla conseguente formazione di nuovi organi dell'Unione dopo il voto potrebbe presentare qualche motivo a favore della procrastinazione. Ma occorrerebbe riuscire a conseguire un'ampia convergenza tra i partner comunitari.
La riforma del Patto è diventata materia eminentemente politica. Poiché da tempo il governo Meloni ha lanciato, partendo dalla questione della ratifica del Mes, la proposta del «pacchetto» del quale dovrebbero far parte, oltre allo stesso Mes, la rivisitazione del Patto e i pilastri non edificati dell'Unione bancaria, in particolare l'assicurazione europea dei depositi, è il momento di porre sul tappeto questa richiesta per arrivare, almeno nelle linee generali, a un'intesa complessiva, se ci si riuscirà. Fondamentale è che essa possa prevedere pure un raccordo tra politica economica e politica monetaria
Tutto ciò richiede però che il contesto non venga turbato da iniziative sconsiderate come quella della tassazione degli extraprofitti delle banche o da affermazioni come quella del pur sempre equilibrato e ben documentato vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, il quale ha detto che i titoli pubblici non vanno tassati. Ora, a parte il fatto che essi sono già tassati al 12,5% per le persone fisiche e a bilancio per quelle giuridiche, questa è una materia così sensibile che viene spontaneo osservare che, se il ministro ha lanciato questo monito, allora vi sarà chi - certo non un quisque de populo - che pensa di proporre una ulteriore forma di tassazione, diffondendosi così incertezze e timori. Si deve capire bene che la materia monetaria e finanziaria è soprattutto comunicazione, è fatta insomma di parole che possono essere pietre. (riproduzione riservata)