Italmobiliare, la holding della famiglia Pesenti quotata sul segmento Star di Piazza Affari, ha visto il titolo crescere di quasi il 25% quest’anno attorno a 33 euro per 1,4 miliardi di capitalizzazione. Eppure, hanno messo in evidenza gli analisti di Banca Akros in un report recente, a inizio 2025 lo sconto sul Nav era salito alla bellezza del 57%. Poi la società ha annunciato un piano di buyback da 10 milioni di euro completato di recente.
E questo ha aiutato il titolo a risalire in borsa. Il dato interessante è che «dei 10 milioni previsti per l’acquisto delle azioni, solo 6 sono stati usati», ha spiegato ieri Carlo Pesenti, ceo della holding e azionista di riferimento con il 49,1% dei titoli (il 6,8% è in mano a Mps, un’eredità dall’ops su Mediobanca, il 30% è flottante). «Questo perché non si trovavano abbastanza azioni sul mercato da comprare», ha spiegato l’imprenditore bergamasco.
Ieri il gruppo ha organizzato il primo Capital Market Day dal 2017, quando è uscito dal settore dei cementi per diventare holding di partecipazioni industriali. In seguito all’ops di Mps su Mediobanca, Italmobiliare, socio di Fin Priv (assieme a Generali, Pirelli, Stellantis… ) con l’1,76%, ha ceduto la quota di Piazzetta Cuccia incassando 45 milioni di euro e ora si trova in cassa 230 milioni di liquidità. Negli ultimi sette anni (2018-2025) il gruppo ha staccato 400 milioni di dividendi, mentre il Nav è passato da 1,55 a 2,2 miliardi di euro. Italmobiliare ha ceduto, nel frattempo, 870 milioni di asset in portafoglio (Heidelberg Cement, Mediobanca, Gruppo Florence, Jaggaer, Siraf e Agn Energia) e investito 740 milioni suddivisi in 10 società. Di queste, tre sono state classificate come asset maturi per una exit (cessione sul mercato, non sono previste quotazioni): Tecnica Group, Capitelli e Iseo. Realtà invece che possono ancora crescere in maniera interessante sono Caffé Borbone, Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella e Italgen. Infine, investimenti per cogliere potenzialità di crescita sono rappresentati da Cds, Bene Assicurazioni, Clessidra e Sdi.
Ora l’idea del gruppo, presieduto da Laura Zanetti, è di aumentare progressivamente il dividendo annuale, con un payout storico sul Nav del 2,6%, piuttosto di puntare a importanti dividendi straordinari, per aiutare a chiudere lo sconto sul Nav che, come si è visto, ha superato il 50% nei mesi scorsi. Le dieci partecipazioni dirette in portafoglio, che vengono seguite con un’ottica di partner strategico e industriale e non di semplice azionista finanziario, hanno un ritorno elevato sull’investimento (Irr del 17%).
Gli asset totali in gestione sfiorano i 4 miliardi di euro (3,9 miliardi), dei quali 1,7 miliardi indiretti in capo a Clessidra. Il titolo ha chiuso ieri con un rialzo del 3,2% a 32,8 euro mentre l’indice Ftse Mib ha perso l’1,6%. Il target price medio degli analisti sul titolo è di 37 euro. (riproduzione riservata)