Oltre due prodotti agroalimentari su tre, nel mondo, vengono spacciati come italiani anche se non hanno alcun legame produttivo e occupazionale con l’Italia. Il primato come maggiori taroccatori spetta agli Stati Uniti d’America che hanno superato i 40 miliardi in valore dalla produzione di italian sounding. Un fenomeno che, con l’annuncio dei dazi sull’agroalimentare Made in Italy imposti dall’amministrazione Trump, rischia addirittura di acuirsi.
I dati, frutto di un’analisi della Coldiretti elaborata su dati Usda (il dipartimento di Stato dell’agricoltura statunitense), mostrano che negli Stati Uniti si producono 222 milioni di chili di Parmesan, 170 milioni di chili di provolone, 23 milioni di chili di pecorino romano oltre a quasi 40 milioni di chili di formaggi italian style di altro tipo, come il friulano. Senza dimenticare gli oltre 2 miliardi di chili di mozzarella, che portano il totale dell’italian cheese a quasi 2,7 miliardi di chili.
Il fenomeno è ben radicalizzato. Non solo dall’analisi emerge che il 90% dei formaggi «tipo italiano» è realizzato in Wisconsin, California e New York, ma che i prodotti taroccati hanno superato la produzione dei veri formaggi statunitensi come Cheddar, Colby, Monterrey e Jack.
Il problema inoltre, puntualizzano dall’Organizzazione, è che il fenomeno riguarda tutte le categorie merceologiche: a partire dai salumi più prestigiosi, come le imitazioni del Parma e del San Daniele o la mortadella Bologna o il salame Milano, fino al vino, con la vendita di kit per riprodurre le più celebri Doc italiane con le polverine.
È di lunedì 31 marzo il nuovo allarme diramato dall’Organizzazione rispetto al «Calsecco», una nuova variante di vino frizzante – che richiama il prosecco italiano – con tanto di marchio registrato prodotto in California da Rack&Riddle, azienda leader del settore che presenta il prodotto sul sito come «realizzato secondo la tradizione veneziana».
Un nuovo caso di italian sounding da aggiungere al Meer-secco, Kressecco, Semisecco, Consecco e Perisecco tedeschi, al Whitesecco austriaco, al Prosecco russo e al Crisecco della Moldavia.
Complessivamente, denuncia la Coldiretti, il mercato delle imitazioni del vino italiano nel mondo vale oltre 1 miliardo di euro. Un business che negli Stati Uniti potrebbe trovare un’ulteriore spinta dall’eventuale imposizione di dazi sul vino europeo, soprattutto con la minaccia di una tariffa aggiuntiva del 200% che farebbe sparire dalle tavole a stelle e strisce fino al 70/80% del vino italiano, secondo una stima della Consulta vitivinicola dell’Organizzazione.
D’altronde il vino si posiziona all’ottavo posto nella top ten dei cibi Made in Italy più taroccati; sul podio mozzarella, parmigiano reggiano, grana padano e provolone. I dati elaborati della Coldiretti segnalano al quarto e quinto posto il pecorino romano e il salame, a seguire mortadella, sughi, vino, pesto e al decimo l’olio extravergine di oliva. (riproduzione riservata)