
Nel 2020 il rapporto debito/Pil dell’Italia è aumentato fino al 154,9%, ora si trova al 144,4%. Felix Huefner, economista di Ubs, si aspetta che diminuisca ancora nel breve termine ma ammonisce circa gli effetti dell’aumento dei tassi della Bce, che potrebbero avere ripercussioni sulla liquidità delle banche italiane e sui rendimenti del Btp (il 10 anni oggi, 7 giugno, sale al 4,18%).
Nel periodo 2021-2022 la crescita del Pil è stata del 7,25%, superiore al costo medio del debito e questo ha permesso una riduzione del rapporto debito/Pil. L’economia italiana sta aumentando di dimensioni sia in termini reali sia in termini nominali. Dal punto di vista nominale, afferma Huefnser, il ruolo dell’inflazione è cruciale. Questo effetto viene descritto dall’esperto di Ubs mediante il deflatore del Pil ossia la misura dell’effetto della variazione dei prezzi sul Pil. Gli effetti principali sono stati durante il 2020 e il 2021 anche se ci si aspetta un contributo significativo sia nel 2023 sia nel 2024. La crescita reale, invece, dimostra la resilienza dell’Italia che, dopo essere stata duramente colpita dal Covid è riuscita a rialzarsi e a crescere, in termini reali, più velocemente degli altri Stati europei.
Huefner isola alcuni indicatori che gli investitori dovrebbero monitorare affinché l’Italia rimanga su una traiettoria discendente del rapporto debito/Pil:
1. i pagamenti del Pnrr che è fondamentale per l’Italia dove il settore edile e delle infrastrutture hanno giocato un ruolo importante negli ultimi anni. Il piano rappresenta un enorme incentivo per attuare le riforme di cui il Paese ha bisogno. In questo ambito è sorvegliato speciale il pagamento richiesto lo scorso 30 dicembre che è ancora sotto revisione dalla Commissione Europea (processo che tipicamente richiede 2 mesi);
2. bozza di bilancio 2024: secondo Ubs la bozza di bilancio 2024, da consegnare alla Commissione Europea entro ottobre, dovrebbe indicare un deficit non oltre il 3,9% in diminuzione rispetto al 4,5% del 2023;
3. Sondaggi politici: un peggioramento della stabilità politica del Paese potrebbe rivelarsi molto negativo per l’attuazione del Pnrr.

Lo spread Btp-Bund è rimasto uniforme dall’inizio dell’anno (oggi, 7 giugno, quota a 181 punti base) anche se i titoli di Stato italiani continuano a rimanere particolarmente sensibili ai tassi di interesse (beta maggiore di 1). «La stabilità dei bond italiani è indice di fiducia da parte degli investitori, recentemente confermata dalle agenzie di rating. I titoli di Stato hanno un ruolo fondamentale alla luce degli ultimi sviluppi nel settore bancario e all’uso estensivo delle linee di credito della Bce da parte delle banche italiane», sottolinea Huefner, ponendo l’attenzione sul fatto che gli istituiti di credito stanno ricorrendo alla banca centrale, mediante i prestiti Tltro, per importi simili alle riserve in eccesso. «Quando sarà il momento di ripagare i prestiti, le banche potrebbero dover vendere degli asset mettendo sotto pressione il Btp in un processo che potrebbe incrinare anche la liquidità del settore bancario», avverte l’economista di Ubs.
Huefner sottolinea, poi, la dipendenza delle stime del rapporto debito/Pil dalle ipotesi che sono state usate. Ad esempio, il Fondo monetario internazionale stima, usando un tasso di crescita nominale del Pil del 2,9%, un rapporto del 131,9%, la Commissione Europea prevede il 143,3%. Le differenze sono causate dalle diverse opinioni su quale sarà il debito/surplus dello Stato per gli anni a venire.
Ubs, usando i propri dati per il biennio 2023-2024 e quelli del Fmi fino al 2028 ha costruito uno scenario base per il rapporto debito/Pil che suggerisce sarà al 137,3% entro il 2028. Successivamente, al fine di determinare la sensibilità del rapporto debito/Pil alle condizioni macroeconomiche, sono state applicate delle condizioni di stress.
Scenario 1: posizione fiscale debole e meno crescita. Rapporto debito/Pil pari al 148%;
Scenario 2: crescita Pil reale debole. Rapporto debito/Pil pari al 140%;
Scenario 3: Inflazione a livelli pre-Covid. Rapporto debito/Pil pari al 144%.
Dall’analisi si ottengono rapporti che vanno dal 140% al 148%. La banca svizzera, ha anche considerato l’effetto dei tassi di interesse. Per ogni 100 punti base di rialzo dei tassi da parte della Bce stima che il debito/Pil dovrebbe aumentare del 3-3,5%. (riproduzione riservata)