L'inflazione continua la sua corsa in Italia. A giugno l'indice nazionale dei prezzi al consumo ha infatti registrato un aumento dell'1,2% su base mensile e dell'8% rispetto al 2021, un livello che non si registrava da gennaio 1986 (+8,2%). Inoltre, le tensioni inflazionistiche si propagano sempre di più dai beni energetici agli altri comparti merceologici, in particolare gli alimentari che sono responsabili della crescita del carrello della spesa degli italiani che raggiunge il +8,3%, mai così alta da gennaio 1986 (+8,6%). Queste le ultime stime preliminari dell'Istat sui prezzi al consumo per gli italiani.
L'aumento congiunturale dell'indice è dovuto soprattutto ai prezzi dei beni energetici non regolamentati (+6%), dei servizi relativi ai trasporti (+2%), degli alimentari lavorati (+1,7%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,3%) e dei beni non durevoli (+0,7%). All'interno dell'insieme dei beni energetici non regolamentati, rispetto a maggio, è aumentato il costo del gasolio per riscaldamento (+4,9%) e per i mezzi di trasporto (+6,7%), della benzina (+9,8%) e dell'energia elettrica a mercato libero (+7,6%). Controcorrente invece i prezzi degli altri carburanti, che calano del 3% sul mese precedente.
Le stesse componenti sono responsabili anche dell'accelerazione inflattiva rispetto a giugno 2021, seppur in un ordine leggermente diverso. Primi restano i beni energetici non regolamentati (+39,9%,) ma guadagnano una posizione i beni alimentari (lavorati +8,2% e non lavorati +9,6%). Seguono poi i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+5%) e infine i servizi relativi ai trasporti (+7,2%). Alla luce di tali dati l'Istat ha aumentato dello 0,7% e dello 0,5% le sue stime, rispettivamente, per l'indice generale dei prezzi per il 2022 (6,4% vs 5,7% di maggio) e della componente di fondo (2,9% contro il 2,4%). (riproduzione riservata)