Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo Bce, torna superfalco dopo aver ammesso a dicembre di aver sbagliato linea sull’inflazione. Schnabel ha detto ieri al Financial Times che l’inflazione rischia di risalire, che è presto per ridurre i tassi e che quando si inizierà a farlo servirà muoversi «a piccoli passi». Inoltre il membro del board Bce ha invitato alla prudenza sull’acquisto di titoli di Stato, confermando la tradizionale posizione tedesca contro i bond sovrani (con particolare attenzione a quelli italiani).
Il rischio di questa linea è quello di spingere l’inflazione sotto l’obiettivo Bce del 2%, come ritengono alcuni economisti, e di causare un danno non necessario all’economia, anche a quella tedesca. La produzione industriale della Germania a dicembre è calata per il settimo mese consecutivo (il declino più prolungato mai registrato) e molto più delle previsioni (-1,6%, invece del -0,4% atteso dal consenso).
A dicembre Schnabel, dopo la discesa dell’inflazione superiore alle attese nell’Eurozona, aveva detto citando John Maynard Keynes: «Quando i fatti cambiano, cambio idea». Ma ieri è tornata alla linea falco e alla narrativa su un «ultimo miglio» difficile, anche se gli economisti di mercato restano convinti che la disinflazione proseguirà, anche oltre quanto indicato finora dalla Bce.
Schnabel teme che l’economia cresca più del previsto (sebbene anche i dati di ieri vadano nella direzione opposta), che il mercato del lavoro resti forte (anche se si sta indebolendo), che il picco della stretta creditizia sia alle spalle (nonostante molti si aspettino un ulteriore peggioramento), che l’inflazione legata ai servizi resti alta (anche se i dati complessivi sono in calo), che le aspettative sul carovita si possano disancorare dal 2% (anche se gli economisti non indicano questo rischio e vedono una crescente probabilità di finire sotto la soglia).
Così secondo Schnabel il contesto «mette in guardia dall’aggiustare presto l’orientamento della politica monetaria. Dobbiamo essere pazienti e cauti perché sappiamo, anche in base all’esperienza storica, che l’inflazione può tornare a salire». In tal senso Schnabel ha citato una ricerca del Fondo Monetario Internazionale, ma proprio il Fmi ha indicato per la Bce il rischio di tagliare troppo tardi, al contrario di quanto evidenziato per la Fed. Il membro tedesco della Bce ha voluto spingere i mercati contro un taglio dei tassi ad aprile (ieri stimato al 65%) e contro una riduzione ingente quest’anno (ieri si prevedevano cinque tagli invece dei sei dei giorni scorsi).
Schnabel ha così invitato a non tagliare i tassi troppo presto, ma i prossimi dati di inflazione e le proiezioni macro di marzo potrebbero andare in un’altra direzione. Eppure il membro Bce ha già dato in modo implicito un orientamento di politica monetaria (meglio fare troppo che poco). Anche riguardo ai tagli futuri Schnabel ha chiesto di muoversi «con cautela» e se necessario con pause. L’opposto cioè di quanto fatto dalla Bce nella fase dei rialzi, nella quale ci sono stati aumenti di tassi di 450 punti base tra luglio 2022 e settembre 2023, con una forte riduzione del bilancio.
Quanto agli acquisti di titoli, per Schnabel «non sono riusciti a riportare l’inflazione verso l’obiettivo come avremmo voluto». In realtà il Qe dell’era Draghi ha evitato una deflazione nell’Eurozona. Inoltre gli acquisti di bond hanno «effetti collaterali» come le perdite delle banche centrali secondo Schnabel, che così ha voluto mandare un messaggio in vista del nuovo framework operativo della Bce. Quanto alle lezioni degli ultimi anni, Schnabel ha detto che «il problema è che eravamo presi dal nostro pensiero e questo ha influenzato anche la reazione di politica monetaria». È proprio il rischio che la Bce corre ora. (riproduzione riservata)