Si alza la tensione in Medioriente, mentre proseguono i bombardamenti israeliani sull’Iran.
Il presidente Donald Trump ha incontrato nella serata del 17 giugno il Consiglio di Sicurezza Nazionale per discutere della guerra Iran-Israele. L’incontro nella Situation Room della Casa Bianca è durato circa un’ora e 20 minuti, ha dichiarato un funzionario della Casa Bianca in condizione di anonimato, senza fornire ulteriori dettagli. Trump sta tenendo tutte le opzioni sul tavolo, insistendo sul fatto che Washington non ha finora avuto alcun ruolo nella campagna. L’opzione più probabile presa in considerazione da Trump sarebbe l’uso di gigantesche bombe «bunker-buster» statunitensi contro l'impianto nucleare iraniano di Fordow, profondamente interrato e non raggiungibile dalle bombe israeliane. Funzionari statunitensi hanno affermato che lo smantellamento del programma nucleare iraniano - che i paesi occidentali affermano che Teheran stia utilizzando per ottenere un’arma nucleare, sebbene il governo iraniano lo neghi - rimane la priorità di Trump.
Il presidente Usa, Donald Trump aveva qualche ora prima lanciato un ultimatum alla guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei: deve arrendersi. «Sappiamo esattamente dove si nasconde il cosiddetto 'Leader Supremo'. È un bersaglio facile, ma lì è al sicuro», ha scritto su Truth. «Non lo elimineremo (uccideremo!), almeno non per ora. Ma non vogliamo che vengano lanciati missili contro civili o soldati americani. La nostra pazienza sta finendo», ha avvertito. E il messaggio è stato ancora più chiaro in un secondo post scritto a caratteri cubitali: «Resa incondizionata».
Non solo. In un post su Truth Social il tycoon sottolinea di avere «il controllo totale e completo dei cieli sopra l'Iran». Secondo Trump, l’Iran disponeva di buoni sistemi di sorveglianza aerea e difesa «e ne aveva in abbondanza», ma nulla di paragonabile «alla roba ideata, costruita e prodotta in America». «Nessuno lo fa meglio della vecchia cara America», ha scritto il presidente, rivendicando la superiorità tecnologica e militare degli Stati Uniti.
Ufficialmente, l’obiettivo della guerra è impedire a Teheran di dotarsi dell’atomica. Per quanto sul fatto che minaccia sia (o sarebbe stata) imminente vi sarebbero dubbi anche negli Usa: la Cnn ha rivelato che secondo gli 007 americani una bomba non sarebbe arrivata prima di tre anni. Dunque resta quel cambio di regime che per Israele, nelle parole del ministro degli Esteri Gideon Sa'ar, sarebbe solo «una conseguenza».
Khamenei, ancora chiuso nel bunker con la famiglia, avrebbe già ceduto una parte significativa dei suoi poteri ai pasdaran.
Sul piano militare tutto è pronto. Alla base Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, ci sono già almeno 4 bombardieri pesanti B-52H Stratofortress, in grado di trasportare testate nucleari o altre munizioni a guida di precisione. Fox News ha rivelato che il Pentagono sta spostando nell’area altri caccia. Lo stesso presidente ha confermato di avere già dato una grossa mano a Netanyahu a intercettare i missili iraniani e smantellarne la contraerea. Fino a che punto è materia di propaganda da tutte le parti è da capire, fatto sta che il messaggio arriva in un momento di alta tensione, con un nuovo attacco in corso da parte di Israele nel nord di Teheran e nel quinto giorno consecutivo di attacchi delle forze israeliane.
A Teheran «ci sono più di 10 obiettivi nucleari» che Israele è «sul punto di distruggere», ha affermato il ministro israeliano della Difesa, Israel Katz, sottolineando che l’aeronautica intende colpire «obiettivi molto significativi, obiettivi strategici, obiettivi del regime e infrastrutture».
Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), raid aerei hanno colpito l’impianto di arricchimento dell’uranio di Natanz, provocando «impatti diretti» sulle strutture sotterranee in cui sono ospitate le centrifughe nucleari. È la prima volta che l’agenzia delle Nazioni Unite conferma danni in uno dei principali siti del programma nucleare iraniano. Fonti dell’Aiea, sulla base di immagini satellitari ad alta risoluzione, confermano che anche una sala di arricchimento sopraelevata e parte delle apparecchiature elettriche sono state distrutte.
Notizia questa, negata subito dall’Iran. A farsi portavoce della smentita è stata l’agenzia Tasnim. «Nonostante i numerosi attacchi e la propaganda, il regime sionista non è stato in grado di infliggere un colpo significativo alla produzione e alla capacità di lancio dei missili balistici della Repubblica islamica dell'Iran», si legge. Secondo le «immagini diffuse dall’esercito del regime sionista, sono state attaccate principalmente strutture e magazzini che si trovavano sul terreno», all’aperto, spiega l’agenzia. Israele «non ha ancora pubblicato alcuna immagine dell'attacco alle strutture sotterranee», si fa notare, «questo è importante perchè la maggior parte delle basi missilistiche e degli impianti di produzione missilistica del nostro paese sono sotterranei e in luoghi sicuri, e non ci sono stati rapporti o prove che queste strutture e queste basi siano state prese di mira».
E intanto, la tv di Stato iraniana ha annunciato, nella giornata del 17 giugno, una nuova ondata di missili su Israele. Gli attacchi iraniani contro Israele sono stati finora solo un avvertimento e Teheran lancerà presto un «attacco punitivo», ha dichiarato Amir Mousavi, capo di stato maggiore delle forze armate di Teheran, secondo quanto riporta l’agenzia Tasnim.
Mousavi ha premesso che finora le forze iraniane si sono concentrate solo «su obiettivi sensibili e vitali, infliggendo gravi colpi al nemico». Tuttavia, ha proseguito il capo di stato maggiore iraniano, «l’operazione condotta finora è solo un avvertimento a scopo di deterrenza e presto verrà condotta un’operazione punitiva, quindi i residenti dei territori occupati, in particolare Tel Aviv e Haifa, vengono seriamente invitati a lasciare queste aree per salvare le loro vite e non cadere vittime dei desideri animaleschi di Netanyahu».
Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha espresso il suo rispetto per l’attacco di Israele all’Iran, considerandolo un servizio reso ai suoi alleati occidentali. «Questo è il lavoro sporco che Israele sta facendo per tutti noi», ha detto Merz in un’intervista alla Zdf a margine del G7 in Canada, sottolineando che anche la Germania è colpita dal regime di Teheran. La leadership di Teheran «ha portato morte e distruzione nel mondo con attacchi, omicidi e stragi, con Hezbollah e Hamas», ha affermato il cancelliere, secondo cui l’attacco di Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023 «non sarebbe mai stato possibile senza il regime di Teheran». «Posso solo dire che nutro il massimo rispetto per il fatto che l’esercito e il governo israeliani abbiano avuto il coraggio di fare ciò», ha continuato Merz, evidenziando che «altrimenti avremmo potuto assistere al terrore di questo regime per mesi e anni, e poi magari con un'arma nucleare in mano».
La decisione degli Usa su un eventuale ingresso in guerra contro l’Iran e a fianco di Israele «sarà presa probabilmente nel prossimo futuro», ha poi dichiarato a 'Politico' il cancelliere tedesco.
Se Teheran dovesse prendere di mira gli interessi americani «risponderemo con fermezza, non ci saranno freni», ha fatto sapere a sua volta Donald Trump ai giornalisti a bordo dell’Air Force One dopo essere rientrato a Washington dal G7 in Canada. Trump ha confermato di stare valutando l’idea di mandare il suo inviato speciale per il Medio Oriente, Steve Witkoff, e il suo vicepresidente, J.D. Vance, come inviati per discutere con i funzionari iraniani, ma ha aggiunto di non essere «particolarmente in vena di negoziare» con Teheran. D’altronde lo fa capire chiaramente attraverso i social: «Non mi sono in alcun modo e in alcuna forma messo in contatto con l’Iran per colloqui di pace. Ancora una volta queste sono fake news fabbricate ad arte!», scrive il tycoon su Truth. «Se vogliono parlare sanno come raggiungermi. Avrebbero dovuto accettare l’accordo che era sul tavolo, avrebbero salvato molte vite!!!», aggiunge il presidente americano.
Il Cremlino, intanto, ha dichiarato di «rilevare» la «riluttanza» di Israele ad accettare una mediazione esterna, come quella proposta dal presidente russo Vladimir Putin, per risolvere il conflitto con l’Iran. «Al momento, constatiamo una reticenza, per non dire altro, da parte di Israele a ricorrere ai servizi di mediazione e a impegnarsi in un percorso pacifico verso una soluzione», ha dichiarato il portavoce della presidenza russa, Dmitri Peskov, durante la sua conferenza stampa quotidiana. «Chiediamo alle parti di dare prova della massima moderazione per poter poi, in un modo o nell’altro, impegnarsi sulla via di una soluzione politica e diplomatica», ha aggiunto.
Già venerdì 12, primo giorno degli attacchi israeliani contro l'Iran, Vladimir Putin si era detto «pronto», durante una conversazione telefonica con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, a «svolgere un ruolo di mediatore per evitare un nuovo inasprimento delle tensioni», secondo il Cremlino .
L’Iran è pronto ad avviare una linea di negoziazione solo se le sue linee rosse saranno rispettate e prese in considerazione. Lo dice un funzionario della sicurezza di Teheran ad Al Jazeera. Secondo la fonte, qualsiasi potenziale intervento statunitense rischierebbe di trascinare l'intera regione in guerra. Sembra un messaggio molto chiaro agli americani.
L'Esercito israeliano (Idf) ha fatto sapere di aver «eliminato» il comandante del quartier generale militare di Khatam al-Anbiya, Ali Shadmani, che aveva sostituito la settimana scorsa il tenente generale Gholamali Rashid dopo l’uccisione di quest’ultimo da parte dell’Idf. «Per la seconda volta, l’Idf ha eliminato il Capo di Stato Maggiore dell'Iran in tempo di guerra, il massimo comandante militare del regime. A seguito di precise informazioni ricevute dalla Direzione di Intelligence dell’Idf e di un’improvvisa opportunità nella notte tra martedì e venerdì, la Iaf (l’Aeronautica militare, ndr) ha attaccato un centro di comando nel cuore di Teheran e ha eliminato Ali Shadmani, il Capo di Stato Maggiore in tempo di guerra, il comandante militare di grado più alto e la figura più vicina alla Guida Suprema iraniana Ali Khamenei», si legge in un comunicato stampa dell’Idf pubblicato su Telegram.
Sul fronte diplomatico, l’Unione europea ha ribadito la necessità di una de-escalation immediata. Dopo una riunione d’urgenza tra i ministri degli Esteri dei 27 Stati membri, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Ue, Kaja Kallas, ha dichiarato che «l’Iran non deve ottenere l’arma nucleare e la diplomazia è l’unica via per impedirlo. L’Ue è pronta a fare la sua parte». La diplomazia europea, tuttavia, appare finora ai margini rispetto ai negoziati per porre fine al conflitto, anche se l’Europa aveva giocato un ruolo chiave nell’accordo sul nucleare iraniano del 2015, poi abbandonato dagli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump.
Kallas ha inoltre sottolineato l’importanza di garantire la sicurezza dei cittadini europei nella regione, annunciando il coordinamento tra i Paesi membri per organizzare voli di evacuazione. (riproduzione riservata)