Scema la tensione sui titoli di Stato francesi dopo che il presidente Emmanuel Macron ha nominato primo ministro Sebastien Lecornu, un conservatore fedele alleato che lo ha sostenuto nella campagna presidenziale del 2017. La scelta di Lecornu, 39 anni, indica la determinazione di Macron a portare avanti un governo di minoranza che non stravolga il suo programma di riforme a favore delle imprese.
Il rendimento degli Oat 10 anni è sceso al 3,45% in chiusura. Ha viaggiato poco più sopra quello del Btp di pari scadenza al 3,49%, sulla semplice constatazione che la Francia vive al di sopra dei propri mezzi, ma rimane efficace nella riscossione delle imposte. Sarebbe necessaria una seria deriva verso gli estremi (a sinistra o a destra) perché emerga un rischio sovrano. Intanto, il differenziale di rendimento fra Italia e Francia si è chiuso negli ultimi mesi a causa delle tensioni politiche e fiscali di Parigi a cui fanno da contraltare la stabilità del governo Meloni e l'impegno sui conti di Roma.
La Francia registra ancora una crescita soddisfacente rispetto agli standard europei grazie a un'economia diversificata, come dimostra la creazione di posti di lavoro in tutti i settori negli ultimi anni. È un partner importante per gli altri Paesi dell'Eurozona. «Ciò significa che il deficit francese, la cui evoluzione si è discostata da quella dei suoi partner dal 2023, non deriva da un problema economico, causa abituale delle crisi del debito pubblico (le sue entrate di bilancio sono quindi resilienti), ma da slittamenti incontrollati in alcune spese sociali che solo una maggioranza parlamentare potrebbe riportare sotto controllo», spiega Patrick Barbe, Head of European Investment Grade Fixed Income di Neuberger Berman.
Comunque, l’esperto di di Neuberger Berman si aspetta un ampliamento degli spread sugli Oat nelle prossime settimane, fattore che trascinerà leggermente al ribasso quelli degli altri Paesi dell'Eurozona indebitati. Oltre a ciò, se l'instabilità politica persiste, l'impatto sulla crescita potrebbe indurre le agenzie di rating ad abbassare il rating della Francia. La prima a esprimersi su Parigi sarà Fitch il 12 settembre.
Il rating sovrano della Francia ha un outlook negativo per due delle tre principali agenzie di rating, «ma riteniamo improbabile che queste intervengano con modifiche prima del 2026», prevede Jerome Legras, head of research, Axiom Alternative Investments. «Nel caso di Fitch il momento è piuttosto sfortunato, poiché il voto di fiducia si è tenuto solo pochi giorni prima ed è troppo presto per valutarne tutte le conseguenze. S&P il 28 novembre sarà probabilmente un appuntamento più importante da tenere d'occhio. Naturalmente», fa presente Legras, «le agenzie di rating sono sempre libere di modificare i giudizi al di fuori delle date previste».
Il rischio politico si fa sentire anche sulle azioni francesi, non solo sui bond. Una parte significativa è già stata prezzata dalla borsa di Parigi un mezzo mese fa, quando l’ormai ex primo ministro, François Bayrou, si è esposto, chiedendo un voto di fiducia al Parlamento. «In effetti, il Cac40 rispetto allo Stoxx600 ha sottoperformato del 4% da inizio anno, mentre un’analisi più ampia su 95 emittenti francesi conferma il messaggio: la Francia rappresenta un rischio», osserva AlphaValue, rincarando la dose: «I problemi del Cac40 sono inflitti da una classe politica patetica, con lo sguardo rivolto ossessivamente alle presidenziali del 2027, mentre la nave affonda».
Un peccato, dato che i titoli del Cac40 dipendono solo marginalmente dalla Francia. «La loro dipendenza riguarda il lato delle passività, non quello degli attivi. Si tratta di una distorsione del valore, non di modelli di business deboli. Questo è ancora più evidente per le banche. Avevamo già sottolineato che alcuni dei titoli penalizzati meritavano un approccio razionale e senza emotività. Ma negli ultimi giorni hanno continuato a sottoperformare», continua AlphaValue.
Nel breve termine conta solo l’approvazione del bilancio di 44 miliardi di euro per il 2026. Il nuovo primo ministro Lecornu vorrà salvare parte dei tagli di spesa previsti per non spaventare i mercati obbligazionari. «l negoziati con partiti politicamente irrilevanti sono destinati a fallire, quindi il bilancio dovrà seguire un altro percorso «tecnico», in cui la spesa rimane invariata mentre le entrate fiscali potrebbero aumentare leggermente grazie alla crescita del pil. Questo consentirebbe di rinviare le decisioni più serie al 2027, quando sono previste le elezioni presidenziali e, presumibilmente, anche quelle legislative. Tuttavia, questo percorso tecnico di bilancio non è affatto garantito, poiché esistono vincoli costituzionali», avverte AlphaValue.
Nel frattempo, è probabile che gli investitori arrivino alla conclusione che le aziende «ricche» rappresentano terreno fertile per una tassazione, soprattutto quando dipendono dal sostegno pubblico francese per le loro attività domestiche (utility, pharma, infrastrutture), e che le imprese orientate all’export, seppur poche, rappresentano le scommesse più sicure. E non si tratta solo del settore del lusso: anche realtà come Gtt o TechnipEnergies rientrano in questa logica.
Ecco, quindi, un elenco di 16 azioni di società francesi con una dipendenza limitata dalla Francia e che non hanno bisogno del tricolore per fare affari: Eurofins Scientific (upside potenziale del 39,6%), Capgemini (upside del 69%), JC Decaux (upside del 29,6%), Imerys (upside del 32,9%), Alstom (upside del 59,5%), Virbac (upside del 30%), EdenRed (upside del 86,4%), Pluxee (upside del 79,9%), Dassault Systèmes (upside del 46,4%), Hermès International (upside del 35,3%), Lvmh (upside del 35,8%), Teleperformance (upside del 36,6%), Vallourec (upside del 39,1%), Wendel (upside del 93,2%), Quadient (upside del 89,6%) ed Eramet (upside del 65,2%). (riproduzione riservata)