Piazza Affari ha registrato una performance molto robusta dall’inizio dell’anno con l’indice Ftse Mib Total Return Index in rialzo di oltre il 15%. Dal sondaggio Retail Investor Beat di eToro emerge però che «la corsa dei mercati non incanta gli investitori» che sono sono intimoriti dallo «spettro della recessione». Ma quali sono le intenzioni di investimento dei risparmiatori italiani? E quali fattori potrebbero scatenare una fuga dai titoli? Ecco le conclusioni del sondaggio.
EToro ha pubblicato, oggi 6 luglio, le conclusioni del sondaggio Retail Investor Beat, che rileva le intenzioni degli investitori al dettaglio (cosiddetti retail) in 13 Paesi e coinvolge complessivamente 10 mila individui. «I dati mostrano come la stragrande maggioranza degli investitori non vede lo slancio dei mercati come un segnale di un nuovo mercato rialzista» si legge nella nota stampa diffusa dal gruppo. In particolare, il 25% degli intervistati sostiene che «ci sarà da aspettare almeno fino a fine anno» mentre il 22% ritiene che bisognerà attendere entro la prima metà del 2024 prima di un nuovo bull market.
Cambiano anche i rischi che i risparmiatori percepiscono come più immediati. La minaccia dell’inflazione è stata sostituita dal timore di «una recessione nel mercato interno» come prima preoccupazione e rappresenta il rischio principale per il 23% degli investitori, segue la paura di una contrazione dell’economia globale al 15%.
Aumenta il rischio e diminuisce la fiducia nell’economia, in particolare per la fascia di età 18-34 anni dove solo il 32% dichiara di essere fiducioso dell’economia nazionale, dato in calo di 18 punti percentuali.
Nonostante l’outlook non sia dei migliori, gli investitori retail italiani non demordono. Secondo i dati di eToro il 42% dei risparmiatori «non ha modificato il proprio contributo» agli investimenti mentre un quarto lo ha diminuito. Questa costituisce una prova della «solida fiducia sulle scelte di investimento».
Quando si tratta invece della frazione di capitale allocata ai mercati finanziari, nella seconda metà del 2023 solo il 13% degli intervistati «ha dichiarato di voler disinvestire» mentre il 57% indica di voler mantenere l’attuale esposizione. Il restante 20%, «aggressivo» secondo il eToro, prevede di incrementare gli acquisti. Nei prossimi mesi l’allocazione si rivolgerà al settore dei servizi finanziari per il 19% del campione e alla tecnologia per il 17%). Fanalino di coda sono i beni di consumo discrezionali e le aziende di pubblica utilità (utilities) dove solo il 2% degli intervistati ha intenzione di posizionarsi.
Gabriel Debach, market analyst di eToro, sintetizza quanto rilevato dall’indagine dichiarando: «I titoli tecnologici sono stati il punto di riferimento di quest'anno e alcuni di essi hanno un duplice ruolo, permettendo di posizionarsi sia in difesa sia in attacco. Non sorprende, quindi, una visione rialzista da parte degli investitori retail sul comparto. Il timore di una possibile recessione emerge quale principale incertezza, ma non si traduce nella pratica, come evidenziato dalle scelte di allocazione nel settore energetico e finanziario». (riproduzione riservata)