Nel nuovo ordine macro globale segnato dalla fine della «globalizzazione benevola» e dall’ascesa di un ciclo strutturale più instabile, l’Europa potrebbe essere una delle sorprese positive del prossimo biennio. A sostenerlo è Kkr nel Mid-Year Outlook 2025, in cui ribalta alcune letture di consenso: il Vecchio Continente, spinto da una nuova agenda sulla difesa, transizione energetica e investimenti infrastrutturali, ha i numeri per sovraperformare i mercati globali.
Nel report «Make Your Own Luck», firmato da Henry McVey, responsabile di Global Macro and Asset Allocation di Kkkr, si sottolinea, come nonostante un inizio d’anno turbolento e ulteriori flessioni di mercato attese, la visione sul futuro sia positiva.
Secondo McVey e il suo team, condizioni finanziarie favorevoli, un ciclo globale di riduzione dei tassi e continui aumenti di produttività– insieme a temi di investimento solidi – estenderanno il ciclo in corso più a lungo di quanto previsto dal consenso.
A guidare la visione di Kkr è la tesi del Regime Change, un cambio di paradigma ormai irreversibile rispetto al ciclo 2010-2020: si è passati da un mondo di globalizzazione benevola e tassi a zero a un’epoca di competizione tra potenze, inflazione strutturale e ritorno dell’intervento statale. In questo contesto, le opportunità non scompaiono ma si spostano. E l’Europa, secondo Kkkr, è una delle aree che potrebbe offrire le performance più interessanti del prossimo biennio.
«Il ciclo non è finito, è solo cambiato», scrive il team di Kkr. La view infatti resta costruttiva: tassi in calo, mercati del credito resilienti, scarsa offerta di nuove emissioni e produttività in crescita sostengono gli asset di rischio. Tuttavia, gli investitori devono abbandonare le formule standard e «crearsi la propria fortuna»: orientarsi verso asset reali, posizioni di controllo e flussi di cassa indicizzati all’inflazione.
Tra gli esempi citati nel report: posizioni di private equity con potenziale di miglioramento operativo, tranche senior di credito in contesti ad alta dispersione e infrastrutture con contratti a lungo termine legati al pil nominale. La classica allocazione 60/40 tra azioni e bond, sottolinea Kkr, non è più sufficiente nel mondo post-2020.
Nel Mid-Year Outlook 2025, Kkr aggiorna anche alcune delle sue convinzioni macro, proponendo letture spesso in controtendenza rispetto al consenso. Il team di McVey sottolinea che il contesto tecnico dei mercati è più solido di quanto percepito: l’emissione netta di Ipo, leveraged loan e titoli high yield è ai minimi dal 2009.
A livello ciclico, si intravede un’analogia con gli anni ’90, grazie a una crescita della produttività, che potrebbe sostenere i mercati più a lungo del previsto. Anche i mercati statunitensi, spesso considerati sopravvalutati, vengono ritenuti «ragionevolmente valutati» in virtù di margini elevati, fiscalità favorevole e utili di qualità.
Sul fronte energetico, Kkr prevede un ritorno del surplus nel mercato petrolifero, con il Wti che potrebbe stabilizzarsi intorno ai 60 dollari al barile nella seconda metà del 2025. La disoccupazione resterà strutturalmente bassa, nonostante una crescita occupazionale concentrata in pochi settori. Infine, si rafforzerà l’interesse per strumenti previdenziali come i conti pensionistici individuali, che tornano centrali in un mondo dove il risparmio a lungo termine assume un ruolo chiave.
Dentro questa narrativa globale, l’Europa emerge come potenziale sorpresa positiva. L’outlook evidenzia diversi driver che potrebbero sostenere i mercati europei. In primis la difesa. Dopo anni di ritardi, l’Unione Europea ha alzato l’obiettivo di spesa al 5% del pil, con il 3,5% destinato a sistemi e logistica militare e l’1,5% a minacce ibride e cybersicurezza. Germania e Commissione Ue sono in prima linea, con programmi da oltre 150 miliardi.
Poi infrastrutture e transizione energetica, con i governi europei che, frenati da vincoli fiscali, stanno lasciando spazio crescente al capitale privato. Con i bilanci pubblici sotto pressione, tocca a fondi infrastrutturali, assicurazioni e private equity finanziare le grandi transizioni in corso. Secondo Kkr, proprio il private equity continuerà a essere una delle asset class più performanti, grazie alla capacità di operare in contesti di alta dispersione e alla leva del controllo operativo. (riproduzione riservata)