Attenzione a non dare l’Europa per spacciata in portafoglio, dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Certo, per il Vecchio continente le incognite sono tante: ma tante possono essere anche le opportunità per chi volesse investirci ora, e la vittoria elettorale del candidato Repubblicano dall’altra parte dell’Atlantico potrebbe, paradossalmente, rivelarsi addirittura un volano per i mercati Ue. Questo in sintesi l’outlook per il 2025 di Bnp Paribas, presentato a Milano giovedì 12 dicembre.
Uno degli aspetti che gli economisti della banca francese guardano con più attenzione è il rapporto dell’ex presidente Bce ed ex premier italiano, Mario Draghi: «Un documento arrivato nel giusto momento, pieno di proposte: alcune semplici e realizzabili nell’immediato, altre più di ampio respiro», hanno spiegato gli esperti. «L’elezione di Trump può accelerare la realizzazione delle proposte del piano Draghi, un documento molto denso di policy: se anche non implementate in toto, possono essere comunque realizzate solo in piccola parte e risultate decisive per la crescita del continente».
Quali settori di investimento possono trarne vantaggio? «Ovviamente la difesa, ma anche la transizione energetica: il senso del rapporto è che è necessario mettere qualcosa in comune per un bene comune». E poi c’è il settore manifatturiero: «Se il piano Draghi rende le condizioni di finanziamento per le imprese più agevoli il settore industriale ne beneficia, banalmente perché ne beneficia l’economia in generale».
A livello macroeconomico, Bnp Paribas prevede per il prossimo anno un’inflazione americana più elevata delle precedenti stime e, di riflesso, una Fed più cauta nel taglio dei tassi. Tanto più che alcune misure annunciate in campagna elettorale da Trump su politica migratoria e dazi potrebbero portare a un rialzo dei prezzi al consumo. Questa situazione dovrebbe innescare, si legge nell’outlook, un «ampliamento del differenziale dei tassi di interesse tra Fed e Bce, con la Fed che manterrà i tassi stabili e la Bce che li ridurrà al 2% con tagli progressivi di 25 punti base».
Alla luce di queste premesse, la banca transalpina stima che «alla fine del 2025 il differenziale di rendimento a 2 anni tra Stati Uniti e Germania sarà più ampio di circa 45 punti rispetto a quanto attualmente indicato nelle previsioni». L’implicazione per il portafoglio è chiara: «Grazie alla combinazione di politiche divergenti e valutazioni interessanti, riteniamo che l'Eurozona sia un’area più interessante degli Stati Uniti per sprigionare il potenziale della duration lunga, con la possibilità che il rendimento del Bund a 10 anni scenda sotto il 2% nel primo trimestre». Discorso analogo per il credito dove, secondo gli esperti, «carry, ciclici ed Europa possono sovraperformare gli Stati Uniti nel primo semestre». E questo nonostante la forte incertezza politica: «Gli spread creditizi sono stretti, ma il contesto è quello di un ambiente creditizio benigno di metà ciclo e i rendimenti elevati attirano la domanda e limitano l'offerta», concludono gli esperti. (riproduzione riservata)