Il mese di gennaio è stato dominato dall’insediamento del presidente americano, Donald Trump, alla Casa Bianca. L’agenda della nuova amministrazione repubblicana è molto simile a quella del 2016 e si basa su un abbassamento delle imposte (societarie e personali), sull’aumento dei dazi, sul controllo dell’immigrazione e sulla deregolamentazione. Nel medio termine, avverte Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities, queste politiche porteranno in aggregato a uno scenario di maggior inflazione, tassi di interesse più alti e rafforzamento del dollaro.
Tutto questo avviene dopo che le banche centrali hanno fatto significativi progressi nella guerra contro l’inflazione. L’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti si è normalizzato, da un livello massimo del 9,1% all’attuale 2,9%. Il mercato del lavoro si sta ribilanciando, con il tasso di disoccupazione Usa attualmente sopra il 4% dopo aver raggiunto un minimo del 3,4% nel 2023. Pertanto, la Fed ha iniziato il suo ciclo di riduzione dei tassi e ci si aspetta un’ulteriore riduzione di 50 punti base nel 2025.
Nel frattempo, l’economia americana rimane in fase di espansione. «Tuttavia, ci sono alcuni punti deboli nell’economia globale che devono essere monitorati da vicino. I prezzi alti dei beni e dei servizi stanno mettendo pressione ai consumatori e vi è stato un periodo prolungato di contrazione degli indici del settore manifatturiero», indica Garbarino. Al contempo, «l’economia cinese e quella europea sono in stagnazione. Il mercato immobiliare è ancora debole a causa degli alti tassi di interesse sui mutui. Tali punti di debolezza hanno contribuito al processo di normalizzazione dell’inflazione».
In ogni caso, Garbarino continua a ritenere che lo scenario macroeconomico per i mercati azionari sia relativamente favorevole. L’S&P 500 quota a un multiplo di 22 volte gli utili del prossimo anno, mentre l’indice S&P 500 equal weight è più economico, approssimativamente a 18 volte. «Tali livelli di valutazione non sono economici. Tuttavia, riteniamo che utili societari in crescita e tassi di interesse più bassi porteranno a un rialzo moderato delle azioni durante i prossimi 12 mesi», prevede l’esperto.
Durante il mese di gennaio il fondo Lemanik Global Equity Opportunities ha venduto le posizioni su Lvmh e Msci ed ha aperto una nuova posizione su Hilton. Il portafoglio del fondo sta attualmente trattando in linea con il mercato in termini valutativi. Tuttavia, precisa Garbarino, «le società in portafoglio sono più solide del mercato da un punto di vista bottom-up dei fondamentali. Infatti, stanno aumentando i loro ricavi ed ebitda più rapidamente del mercato e hanno metriche di redditività migliori a livello di margini, Roic (rendimento del capitale investito, ndr) e Roe (redditività del capitale proprio, ndr).
Inoltre, le società in portafoglio hanno un indebitamento più basso e una più elevata qualità degli utili comparata alle medie di mercato. «La maggior solidità delle aziende presenti in portafoglio dovrebbe garantire il sorpasso del benchmark sotto una pluralità di scenari di mercato», prevede il gestore di Lemanik. A livello settoriale, il portafoglio non ha banche e petroliferi, settori considerati troppo rischiosi. Invece, è sovrappeso sul settore industriale, chimico e beni di consumo discrezionali. I tecnologici sono sottopesati e non vi è un’esposizione sul settore hardware, sulle utilities, l’immobiliare e i beni di consumo non discrezionali. (riproduzione riservata)