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Intrum, un gruppo di obbligazionisti si mette di traverso sul Chapter 11 del gruppo di npl. Ecco cosa chiedono gli investitori
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Intrum, un gruppo di obbligazionisti si mette di traverso sul Chapter 11 del gruppo di npl. Ecco cosa chiedono gli investitori

19 novembre 2024, 19:00

Un gruppo di obbligazionisti contesta il Chapter11 del gestore di npl svedese che cerca di ristrutturare un debito da 5,3 miliardi di dollari. Ma oltre due terzi dei creditori hanno detto sì alla proposta. Ma i contrari chiedono di essere rimborsati prima degli altri. Gli scenari aperti

Un gruppo di obbligazionisti si mette di traverso sulla ristrutturazione del debito di Intrum, il gruppo svedese attivo nella gestione di npl e alleato in Italia di Intesa Sanpaolo. La società ha appena presentato negli Usa il filing per il cosiddetto Chapter 11 prepackaged (preconfezionato), una procedura che in questo caso non è associata all'insolvenza o alla liquidazione ma servire per attuare il piano di ricapitalizzazione e mettere in sicurezza un debito di 5,3 miliardi di dollari (oltre cinque miliardi di euro).

La mossa degli obbligazionisti

Alcuni creditori però si sono messi di traverso. A muoversi, secondo quanto riporta Bloomberg, è un gruppo di obbligazionisti che ha presentato al tribunale fallimentare per il distretto meridionale del Texas un’istanza per respingere la procedura di Chapter 11. L’obiettivo di questa richiesta formale è fermare o annullare il processo appena avviato.

Questi investitori si sono opposti a lungo all'accordo proposto da Intrum sostenendo che, in quanto titolari di crediti a breve scadenza (2025), dovrebbero essere rimborsati prima di altri nella procedura di ristrutturazione. La società di Stoccolma ha insomma cercato un accordo senza risultato e ora i bondholder contestano le delibere prese sulla ristrutturazione, ritenendo le votazioni non valide. La portavoce di Intrum Kristin Andersson ha rifiutato di commentare le contestazioni.

Le tappe della ristrutturazione

Nonostante questa contrapposizione, Intrum ha già ottenuto il consenso di oltre due terzi degli obbligazionisti necessario per avviare il Chapter 11, una procedura che richiede un quorum inferiore rispetto a quello previsto in altre giurisdizioni come il Regno Unito. In particolare il gestore svedese di non performing loan ha incassato il supporto del 95% dei detentori della linea di credito rotativa e del 73% dei possessori delle notes. Nel frattempo il panel che supervisiona il mercato dei credit default swap è pronto a discutere se il Chapter11 innescherà o meno un pagamento verso i detentori dei cds, gli strumenti finanziari che consentono di assicurarsi contro il rischio di inadempienza di una società sul proprio debito.

La ristrutturazione prevede un’assegnazione di nuovi titoli ai creditori che hanno aderito al processo, un allungamento del debito attraverso la sostituzione dei bond in circolazione con quattro nuove emissioni in scadenza tra il 2027 e il 2030, il cui valore nominale sarà pari al 90% dei vecchi titoli.

I negoziati per ridurre l’esposizione sono partiti all’inizio dell’anno, con la nomina degli advisor finanziari Houlihan Lokey e Milbank per seguire la partita. Già in precedenza però Intrum aveva avviato alcune iniziative per riportare sotto controllo l’esposizione. Il gruppo svedese per esempio ha ceduto una parte rilevante del proprio portafoglio di investimenti al gruppo finanziario americano Cerberus per un importo nominale di 33 miliardi e un valore contabile di un miliardo. La transazione includeva asset di 13 dei 20 paesi in cui Intrum è attiva a livello europeo e il portafoglio è costituito da circa 10 mila portafogli di attività non garantite.

Nel terzo trimestre dell’anno l’adjusted ebit di Intrum è sceso del 5% a 951 milioni di corone svedesi (81,6 milioni di euro) rispetto al miliardo di corone registrato nello stesso periodo dell'anno precedente. Il numero ha mancato le aspettative degli analisti che si aspettavano un risultato 1,04 miliardi di corone. I margini nel segmento servicing, un'area di business significativa per Intrum, sono invece cresciuti al 18% , rispetto al +12% dell'anno scorso. (riproduzione riservata)



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