Intel si impegna a investire 80 miliardi di euro (95 miliardi di dollari) in due stabilimenti per la produzione di microchip. Pat Gelsinger, il nuovo ceo della multinazionale statunitense subentrato a febbraio, ha preannunciato che il mercato dei semiconduttori per il settore automotive raddoppierà entro la fine del decennio, toccando quota 115 miliardi di dollari. A detta dell'ad, i microchip arriveranno a rappresentare più del 20% nella distinta base dei nuovi veicoli premium entro il 2030, oltre cinque volte in più rispetto al 4% registrato nel 2019.
Di certo, ha spiegato Gelsinger, si tratta di "una grande sfida", alla luce delle carenze attuali. Basti pensare che secondo uno studio di Boston Consulting Group (Bcg) tra i 7 e i 9 milioni di veicoli non potranno essere prodotti quest'anno a causa della scarsità dell'offerta di semiconduttori. Daimler, ad esempio, ha previsto un calo significativo delle vendite di Mercedes nel terzo trimestre rispetto ai due precedenti e prima di lei anche Volkswagen e Toyota hanno annunciato tagli alla produzione, mentre Stellantis ha dovuto chiudere temporaneamente l'impianto di Melfi.
Eppure la crescita del mercato "è anche una grande opportunità", se sfruttata "con coraggio". Per questo l'azienda si sta muovendo su diversi fronti: oltre al maxi-investimento, la multinazionale ha annunciato l'intenzione di stabilire uno spazio dedicato all'attività di fonderia presso la sua fabbrica in Irlanda e di lanciare l'iniziativa Intel Foundry Services Accelerator per aiutare i progettisti a migrare i chip automobilistici su nodi avanzati. Inoltre, la società sta allestendo un nuovo team di progettazione e offrendo proprietà intellettuale per supportare le specifiche esigenze dei clienti nel settore automotive. Intel A Wall Street, Intel scivola a quota 53,27 dollari (-0,71%). (riproduzione riservata)