Il sistema pensionistico italiano è «solido»: l’Inps ha chiuso il 2024 con un avanzo di 15 miliardi. Pur avendo versato pensioni a circa 16,3 milioni di persone «di cui il 96% ha percepito almeno una prestazione con importo lordo medio mensile di 1.861 euro in sensibile aumento del 4,4% per effetto della perequazione automatica». Lo ha dichiarato il presidente dell’Istituto Nazionale di Previdenza, Gabriele Fava, intervenendo alla presentazione della relazione annuale dell'Inps.
Se la spesa per le pensioni degli italiani ha raggiunto quota 364 miliardi. Il record degli occupati in Italia (tasso di occupazione al 63% nei primi mesi del 2025) ha contribuito all’aumento degli assicurati Inps che hanno superato i 27 milioni, evidenziando un incremento di circa 400 mila unità rispetto al 2023 (+1,5%) e di 1,5 milioni rispetto al 2019 (+5,9%).
A trainare questa espansione è soprattutto il lavoro dipendente privato, mentre il lavoro autonomo tradizionale continua la sua lenta contrazione. Rilevante è anche la dinamica del Mezzogiorno dove gli assicurati crescono del 7,4% tra il 2019 e il 2024. In parallelo, aumenta l'occupazione femminile (+6,7%) e quella giovanile (+11,2%) con oltre 719 mila giovani in più dal 2019, pur restando critico l'accesso stabile al lavoro. Centrale si conferma il ruolo degli stranieri che «nel 2024 rappresentano il 15,3% degli assicurarti e oltre il 21% nella fascia di età tra i 37 e i 38 anni: la componente extra Ue, in particolare, è cresciuta di quasi il 29% rispetto al 2019 contribuendo per circa la metà all'espansione dell'occupazione», ha sottolineato Fava.
Tornando sugli importi medi delle diverse pensioni, le pensione anticipate/anzianità risultano quelle più elevate, in quanto generalmente riconducibili a carriere lavorative più lunghe, con un importo medio di 2.133 euro mensili, a fronte di pensioni di vecchiaia di 1.021 euro, di invalidità di 1.151 euro e al superstite di 855 euro. Da notare a riguardo che nel 2024 l'età media di pensionamento è salita a 64,8 anni dai 64,2 registrati nel 2023, questo a causa della stretta sulle pensioni anticipate con l'introduzione del calcolo contributivo per chi va in pensione con Quota 103 (62 anni di età e 41 di contributi) e in parte agli incentivi sulla permanenza al lavoro. L'età media di uscita in pensione di vecchiaia è di 67,2 anni, mentre quella per l'anticipata è di 61,6 anni.
Dal rapporto Inps emerge che persiste un gap di genere significativo: le donne rappresentano il 51% delle pensionate nell’ultimo anno ma gli assegni per loro sono del 34% inferiori a quelli destinati ai colleghi di sesso maschile. Si tratta di 1.595 euro medi contro 2.143 euro.
Una volta in pensione, l’8,5% degli italiani continua a lavorare con percentuali che superano il 20% tra gli ex lavoratori agricoli, mentre sono al di sotto dell'1% per gli ex dipendenti pubblici. Secondo Fava è «fondamentale sostenere l'apporto di lavoratori anziani, incentivando su base volontaria la prosecuzione dell'attività lavorativa oltre il termine di maturazione dei requisiti pensionistici, confermando gli incentivi già previsti per i lavoratori come il cosiddetto bonus Giorgetti, ma anche promuovendo il coinvolgimento attivo del sistema produttivo».
La relazione dell’Istituto evidenzia inoltre che sono 228.600 i pensionati italiani residenti al di fuori dei confini nazionali. Solo nell’ultimo anno sono 37.825 i pensionati italiani che hanno deciso di trasferirsi con il pensionamento all'estero dopo aver fatto la loro intera carriera lavorativa in Italia. Dopo un calo del 19% registrato nel 2021, durante la pandemia, si registra un rimbalzo nei due anni successivi con un +13% nel 2022 e un +7,5% nel 2023.
Da notare che i pensionati con un reddito lordo medio mensile superiore ai 5mila euro presentano una propensione all'emigrazione che è più di sei volte superiore rispetto a quella registrata nelle classi di reddito più basse. Queste differenze suggeriscono che il fenomeno migratorio risponda a motivazioni diverse lungo l'asse della distribuzione del reddito. Le fasce più basse sembrano migrare prevalentemente per ragioni di sopravvivenza economica o per ricongiungimento familiare, in particolare nel caso di pensionati/e superstiti. Al contrario, le fasce più alte interpretano l'emigrazione come una scelta attiva di ottimizzazione del benessere, spostandosi verso Paesi che offrono condizioni vantaggiose in termini fiscali, climatici e di qualità della vita.
Allo stesso tempo si verifica il fenomeno contrario: nel periodo 2016-2023 si assiste a una crescita esponenziale del numero dei beneficiari di incentivi per il «Rientro dei cervelli», ovvero del capitale umano dall'estero. I beneficiari sono passati, infatti, da poco più di 1.700 nel 2016 a oltre 40 mila nel 2023: i dati di flusso di ingresso mostrano effettivamente un numero crescente di beneficiari, con 10 mila unità soltanto nel 2022. Complessivamente, le donne rappresentano circa un terzo del totale dei beneficiari, una quota che mostra un andamento crescente nel tempo, dal 28% nel 2017 fino al 36% nel 2023. Circa due terzi dei beneficiari hanno meno di 40 anni, con un'età media complessiva pari a 39 anni. La maggioranza assoluta è di cittadinanza italiana (70% nell'intero periodo), ma si registra una quota significativa di cittadini dell'Unione europea (20%) e di Paesi extra Ue (10%). Per quanto riguarda il titolo di studio, i laureati rappresentano circa due terzi dei beneficiari. I beneficiari sono concentrati nelle principali province delle aree metropolitane e nei settori economici scientifico-tecnologici (distretti industriali dell’Emilia-Romagna e del Nord-Est).
Guardando all’altro campo di intervento dell’Inps, prosegue la crescita dei contributi sociali toccando quota 263 miliardi nel 2024, con un aumento del 5,9% rispetto al 2023 e dell'11,4% rispetto al 2022,
In particolare, l'Assegno unico universale, nel 2024, ha raggiunto circa 10,1 milioni di figli. La spesa complessiva è stata pari a 19,8 miliardi di euro, in aumento del 9,5% rispetto al 2023, principalmente per effetto della rivalutazione annuale legata al costo della vita.
E ancora i beneficiari di almeno una giornata di NASpI, la principale prestazione di disoccupazione, sono risultati pari a 2,8 milioni, in crescita del 3,6% rispetto al valore dell'anno precedente, mentre nel 2023, dove si registravano 2,7 milioni di lavoratori con il sussidio, tale crescita era stata leggermente più sostenuta (4,4%) rispetto al 2022.
Ampio spazio è dedicato all’ex reddito di cittadinanza ormai sostituito dall’Assegno di inclusione. Nel suo primo anno di attuazione ha raggiunto 766mila nuclei familiari, coinvolgendo complessivamente 1,84 milioni di persone con un importo medio mensile pari a 617 euro. Da notare inoltre che si osserva un aumento progressivo della quota di occupati tra gli ex percettori del RdC, che passa dal 14% a dicembre 2022 al 18% nel 2023, fino a raggiungere il 23% a dicembre 2024. E ancora dai controlli anti fronde sul reddito di cittadinanza sono stati recuperati quasi 3 miliardi, sul totale di 3,8 miliardi risparmiati nel contrasto alle frodi. (riproduzione riservata)