Ennesima chiusura in rialzo per il Ftse Mib, che si consolida sopra quota 37.000 punti, un livello che non toccava dal 2008. L'indice delle blue chip archivia la seduta in rialzo dello 0,5% a 37.242 punti.
Nel giorno dell'entrata in vigore dei dazi statunitensi sui prodotti importati dalla Cina, quest'ultima ha pubblicato i dati sull'inflazione di gennaio. L'indice dei prezzi al consumo che è aumentato dello 0,5% su base annua a gennaio, la crescita più rapida negli ultimi cinque mesi. Nello specifico, i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati dello 0,4%, mentre quelli dei prodotti non alimentari dello 0,5%.
I dazi - e in particolare quelli su acciaio e alluminio importati negli Usa - hanno influenzato anche il mercato azionario italiano: gli analisti di Equita vedono implicazioni positive per Tenaris (+4,85%), in quanto l'introduzione dei dazi ridurrebbe la competitività dei player asiatici. Stesso discorso per Prysmian (+1,45%), "con benefici diretti per il business di Encore", proseguono gli esperti.
Tonica poi B.Generali (+3,11% a 51,10 euro) dopo la pubblicazione dei conti per l'esercizio 2024. Il titolo aggiorna il record storico in Borsa, sfondando la soglia dei 50 euro per azione, grazie al dividendo di 2,8 euro - più che raddoppiato rispetto agli 1,28 euro dell'anno scorso.
Sempre tra i finanziari, ben intonata anche Azimut H. (+1,94%) grazie ai dati sulla raccolta di gennaio, con il 77% dei flussi in entrata (696 milioni) verso soluzioni gestite.
Iveco, dal canto suo, rimane sostenuta dalla pubblicazione dei conti e dalle prospettive sullo spin off di Idv, il business della Difesa. Il titolo aggiunge un +1,99% al rally da +21,54% di venerdì.
Infine, faro puntato su Tim (+1,5%) in attesa del cda dei conti di mercoledì. L'andamento del titolo è stato caratterizzato da una forte volatilità: molti, infatti, i catalizzatori, a partire dalle indiscrezioni di stampa sull'interesse di Cvc e di Iliad fino all'accordo siglato con Apple per contenuti musica e tv.
Poco mossa Stm (+0,12%). Come da indiscrezioni di stampa, la società è oggetto di una class action negli Stati Uniti: alcuni azionisti, infatti, sostengono che il ceo Chery e il cfo Grandi avrebbero saputo già dai primi mesi del 2023 che le previsioni per la società, e in generale per tutto il settore dei semiconduttori, erano in peggioramento.
Tra le blue chip in calo, invece, da notare l'andamento di B.P.Sondrio (-4,09%), che chiude a quota 9,37 euro, sotto il prezzo implicito dell'Ops promossa da Bper (9,527 euro).