L’inflazione è scesa oltre le previsioni a gennaio in Germania e in Francia, aumentando l’attesa per un taglio dei tassi della Bce ad aprile, invece che a giugno. Persino Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, ha detto che «la bestia avida dell’inflazione è stata domata» dopo aver invitato per mesi a fare attenzione a un possibile rialzo del carovita.
La Bce potrebbe così aver deciso nei mesi scorsi una politica monetaria più restrittiva del necessario. Francoforte prevede un’inflazione all’obiettivo del 2% da metà 2025, ma molti economisti ritengono che si arriverà al target prima (secondo alcuni, già a metà 2024). Adesso i rischi maggiori sembrano quelli sulla crescita europea, in stagnazione da più di un anno, con la Germania in difficoltà più degli altri Paesi.
La presidente Bce Christine Lagarde è stata ancora cauta (più di Nagel) in un’intervista alla Cnn, osservando che occorre osservare i prossimi dati sui salari prima che il lavoro contro l’inflazione si possa considerare concluso. Ma dopo l’ultimo consiglio direttivo Lagarde era sembrata più fiduciosa sulla discesa del carovita e non aveva escluso un taglio ad aprile.
Il vicepresidente Luis De Guindos ha ammesso a Die Zeit che «l’inflazione sarà leggermente inferiore alle nostre aspettative» e che «le prospettive dell’economia sono addirittura peggiorate» rispetto alla previsione già bassa della Bce di una crescita dell’Eurozona dello 0,8% quest’anno. De Guindos ha aggiunto che «il commercio mondiale ha perso slancio, le incertezze geopolitiche sono aumentate e gli aumenti dei tassi si stanno trasmettendo con forza all’economia prima del previsto». Le proiezioni Bce di marzo saranno decisive per definire un taglio in aprile o giugno.
Ieri sono arrivati segnali positivi sull’inflazione da Germania e Francia, in attesa del dato complessivo sull’Eurozona di oggi. L’inflazione tedesca è scesa a gennaio al 3,1%, dal 3,8% di dicembre, con una flessione oltre le attese degli economisti (3,2%). Sono calate tutte le componenti (anche quella core) ad eccezione di un lieve aumento nei servizi. La variazione mensile complessiva è stata negativa (-0,2%). Anche il dato della Francia è calato oltre le previsioni (al 3,4%, dal 4,1% del mese precedente). Solo in Spagna il carovita è risalito a gennaio (al 3,5%). L’inflazione nell’Eurozona dovrebbe scendere attorno al 2,7%, dal 2,9% di dicembre.
Nel complesso il mercato ha interpretato i dati come un rafforzamento dell’attesa di una riduzione dei tassi Bce ad aprile, data per certa dagli operatori monetari che si aspettano poi altri cinque tagli quest’anno. I tassi dei titoli di Stato tedeschi a due anni sono scesi ieri di 10 punti base (al 2,4%), quelli italiani di 5 punti base (al 3,03%). Capital Economics ha sottolineato che «c’è ancora un altro dato sull’inflazione da considerare prima della riunione Bce di marzo, ma i numeri di gennaio ci rendono più fiduciosi sul primo taglio dei tassi in aprile».
Nei giorni scorsi Klaas Knot, falco olandese del consiglio direttivo Bce, ha detto che occorre attendere gli sviluppi sui salari, giudicati «l’unico tassello mancante» sull’inflazione. Una posizione diversa è stata espressa dal portoghese Mario Centeno, secondo cui «non c’è bisogno di aspettare i dati sugli stipendi di maggio per avere un’idea della traiettoria dell’inflazione». Inoltre Centeno si è detto a favore di mosse anticipate e graduali e ha ricordato che le potenziali deviazioni dell’inflazione al di sotto dell’obiettivo del 2% «sono punibili quanto le deviazioni al di sopra di esso». Il governatore francese François Villeroy de Galhau non ha escluso nulla sulla data del primo taglio: «Tutto sarà aperto nelle prossime riunioni». (riproduzione riservata)